“MINNAZZA” – La grande Madre chiamata Sicilia.

“MINNAZZA” – La grande Madre chiamata Sicilia.

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Grandissimo successo per l’istrionico Leo Gullotta con il recital “Minnazza” al Teatro Stabile di Catania dal 19 al 21 maggio c.a.

 

Al Teatro Verga, Stabile di Catania, tre giorni impreziositi dalla duttilità del bravissimo attore Salvatore Leopoldo Gullotta, detto Leo catanese doc nato “o futtinu” (Porta Garibaldi), come lui stesso dirà durante lo spettacolo. Inizia la carriera facendo la comparsa al Teatro Massimo Bellini della sua città  e a diciotto anni debutta in televisione con lo sceneggiato “Mastro Don Gesualdo”. Lo aspettano tanti ruoli in numerose commedie e film ed importantissimo fu il sodalizio con il Bagaglino: Biberon 2, Biberon 3, Créme caramel, Saluti e baci e Bucce di banana. Il personaggio de “La signora Leonida” e le numerose imitazioni fanno di Leo Gullotta un indiscusso protagonista della scena artistica contemporanea.

“Minnazza” è uno spettacolo di Fabio Grossi con le coinvolgenti, toccanti musiche di Germano Mazzocchetti. Le due eccellenti fisarmoniche sono dei maestri Fabio Ceccarelli e Denis Negroponte. Le luci di Salvo Orlando, video di Mimmo Verdesca, foto di scena di Antonio Parrinello. Il direttore tecnico degli allestimenti è Enzo Di Stefano, capo fonico Giuseppe Alì.

Grande risonanza ha avuto il gesto sensibile, solidale, generoso dell’attore Leo Gullotta che ha richiesto per ogni spettacolo la cifra simbolica di un euro allo scopo di sostenere il teatro in cui nasce artisticamente (il suo teatro), in un momento di grande difficoltà.

Lo spettacolo è un excursus, un viaggio tra mitologia e quotidianità, tra ironia e denuncia sociale. Leo Gullotta è appassionato, divertente, coinvolgente, dinamico. La sua non è una voce ma mille voce di Sicilia: è il principe Salina e Chevalley de “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa, è Ignazio Buttitta nelle sue struggenti poesie, è Luigi Pirandello. Poi diventa una signora dalla voce stridula che legge una lettera indirizzata al marito tratta da “La concessione del telefono” di Andrea Camilleri. Parla di Capuana, Giuseppe Fava, Giovanni Meli, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia e ringrazia il fondatore del Teatro Stabile, il grande Mario Giusti.

Uno spettacolo “semplice” nella suo svolgimento ma di grande levatura culturale, fatto con il cuore e l’anima, un dialogo con questa terra infuocata che ha dato i natali a grandi personaggi famosi in tutto il mondo, letterati premi nobel.

Leo Gullotta è in  simbiosi perfetta con il palcoscenico; i suoi movimenti disinvolti e naturali creano complicità con un pubblico attento e partecipe. Un artista “raro” proprio perché umile, orgoglio di una terra che ha subito ogni sorta di dominazione ma non ha mai perso la consapevolezza delle proprie tradizioni, della propria peculiare bellezza territoriale, della fortuna del bacio di “Madre Natura” che l’ha alimentata con il latte della sua “Minnazza” (grande seno).

Un attore che ha saputo trasmettere emozioni infinite e forti attraverso la parola, attraverso la lettura dei quelle pagine dei due leggii ai lati opposti della scena, parole accarezzate dal soffio soave delle fisarmoniche. Un’atmosfera d’altri tempi che rievoca una vita semplice ma degna di essere vissuta.

Turi Scordu, surfararu,

abitanti a Mazzarinu;
cu lu Trenu di lu suli
s’avvintura a lu distinu. (…)

 

Rosa Scordu, svinturata,
nun è fimmina e né matri,
e li figghi sunnu orfani
di la matri e di lu patri.Misi attornu l’emigranti
ca nun sannu zoccu fari;
sunnu puru nmenzu a l’unni:
strascinati di ddu mari.Va lu trenu nni la notti,
chi nuttata longa e scura:
non ci fu lu funirali,
è na fossa la vittura.Turi Scordu a la finestra,
a lu vitru mpiccicatu,
senza occhi, senza vucca:
è un schelitru abbruciatu.

L’arba vinni senza lustru,
Turi Scordu ddà ristava:
Rosa Scordu lu strinceva
nni li vrazza, e s’abbruciava.

(Tratto da “Lu trenu di lu suli” del 1999 di Ignazio Buttitta)

 

 

 

 

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