Trump: viaggio fra le religioni

Trump: viaggio fra le religioni

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Il presidente Trump ha compiuto un viaggio un po’ fuori gli schemi, come d’altronde è del personaggio: pur essendo certamente un viaggio politico e non religioso, ha tuttavia toccato un po’ tutte e tre le religioni monoteiste fra Islam, cristianesimo ed ebraismo.

La prima e più importante tappa è stata l’Arabia Saudita, in qualche modo la capitale dell’islam sunnita, almeno di quello più integralista.

La premessa del suo discorso è che gli USA non vogliono insegnare agli altri (agli arabi) come vivere: sono affari loro. Si rovescia così una lunga prassi politica occidentale che invece poneva accento su democrazia, uguaglianza, parità dei sessi e altri così detti diritti umani. Bush aveva iniziato una serie di guerre per affermarli e diffonderli in Medio Oriente nella conclamata convinzione che solo essi avrebbero sconfitto definitivamente il jihadismo. Una vera missione civilizzatrice , una “crociata” disse imprudentemente, termine ripreso polemicamente dai terroristi: a Manchester, dicono, hanno ucciso dei crociati (compreso fra essi un bambino di otto anni). In realtà mi pare che l’Occidente non sia più in grado di indicare cosa debbano fare gli altri e che la nostra cultura e civiltà non debbono essere considerati più come la vera cultura e la vera civiltà: quei tempi sono passati, dobbiamo rendercene conto.

Indifferente al fatto che le donne in Arabia possano o meno guidare l’auto, quello che gli appare cosa veramente importante è che i sunniti combattano veramente o meno l’ISIS (il jihadismo in genere). Il fatto è che l’ISIS è accanito nemico degli sciiti ma la sua sconfitta da parte degli sciiti (governo di Bagdad, di Assad, degli Iraniani) non può essere tollerato dai sunniti: questo è in fondo il segreto dell’incredibile successo dell’ISIS degli inizi e della lunga resistenza che sta tuttora opponendo. L’Iran difende i correligionari sciiti ma non può però sconfiggere veramente l’ISIS. L’atteggiamento ostile di Trump verso l’Iran è teoricamente del tutto ingiustificato ma può essere funzionale all’alleanza con i sunniti. Poi l’ostilità potrà essere solo di facciata e si potrà trovare pure in un secondo momento un buon compromesso.

Anche importante il fatto che sia riuscito a promuovere accordi miliardari di prodotti made in USA è un bel colpo per l’occupazione americana. Questo può essere considerato il suo vero successo.

È passato poi in Israele: colloqui con il palestinese Abu Mazen nei quali si ribadisce che la questione palestinese è fatto politico e non religioso come invece afferma HAMAS e soprattutto il jihadismo. Quindi colloqui cordiali con il governo israeliano. In realtà niente di concreto, solo un generico richiamo alla necessità della pace. L’America non vuole imporre nulla ma l’accordo è demandato alle parti: praticamente a modalità e tempi ignoti di cui non si vede traccia. Di concreto solo un silenzioso passo indietro sullo spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, come aveva prospettato nella campagna elettorale. In effetti si tratta di un fatto puramente formale. Le risoluzioni dell’ONU prevedono per Gerusalemme uno statuto internazionale ma in realtà nessuno dubita che Israele non rinuncerà mai alla città e che non ci sarà mai una fantomatica amministrazione internazionale. Portare l’ambasciata a Gerusalemme sarebbe stato semplicemente riconoscere un dato di fatto. Tuttavia sarebbe apparso troppo ostile agli arabi di cui il giorno prima Trump aveva sollecitato la alleanza contro l’ISIS.

Trump ha visitato quindi anche i luoghi santi degli ebrei, il muro del pianto e dei cristiani, la basilica del Santo Sepolcro (alla quale però non sono presenti i protestanti in generale, ma fa poca differenza).

In Italia ha avuto un incontro con la massima autorità del cristianesimo, papa Francesco. Certo, la politica di Trump è un po’ l’esatto opposto di quello che predica il papa. Si rimane però su un piano di cortesia formale, di attestato di rispetto e di deferenza, con Melania (battezzata cattolica) in castigati abiti di etichetta. Difficile immaginare qualcosa di più impegnativo.

Nel complesso resta il riconoscimento della importanza politica delle religioni che non possono essere relegate semplicemente a un fatto personale dei singoli senza rilevanza sociale come una tradizione laicista europea, ripresa poi dai nazionalismi arabi (e turchi), concepiva.

 

 

 

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