Il Qatar e i conflitti del Medio Oriente

Il Qatar e i conflitti del Medio Oriente

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Lascia molto perplessi la vicenda della scontro fra Qatar e le altre monarchie del golfo a cui si è aggiunto l’Egitto e perfino le Maldive (ma che c’entrano?). L’accusa è di finanziare e appoggiare il terrorismo e il pretesto immediato sono state alcune dichiarazioni piuttosto incaute delle autorità del Qatar ma che poi sono state ritrattate e attribuite a non meglio identificati haker informatici che avrebbero diffuso delle notizie false. Ma al di là delle strane circostanze immediate vi debbono essere evidentemente dei problemi molto più gravi se si è arrivati addirittura alla chiusura delle frontiere terresti ed aeree che praticamente costituiscono una specie di assedio dell’emirato, dalle conseguenze che potrebbero essere molto gravi. Il Qatar è un paese ricchissimo, possiede il giacimento di gas naturale più grande del mondo. Il paese è retto da una monarchia praticamente assoluta, anche se teoricamente costituzionale, dall’emiro Tamim bin Khalifa Al Thani che ha sostituito il padre Hamad che a sua volta aveva con un colpo di stato esautorato il precedente monarca Khalifa, iniziando la attuale linea politica. La matrice religiosa è la stessa di quella dell’Arabia Saudita e degli altri emirati: la fede sunnita di ispirazione wahabita. Tuttavia la politica dell’emirato appare più moderna e dinamica. Si pensa anche al “dopo” cioè a quando un giorno più o meno lontano i giacimenti di energia finiranno o non saranno più richiesti e si è creato un fondo per le nuove generazioni. La capitale, Doha, è un esempio di modernità, un luogo di richiamo turistico e di vacanze per ricchissimi però vi sono stati costruiti fra i edifici più alti e sfarzosi del mondo. Fondi finanziari del Qatar sono presenti in tutto il mondo e anche in Italia hanno non poca importanza. La sua compagnia aera è una delle più importanti del mondo. La sua politica appare più aperta di quelle arabe e qui sta il problema. Pur essendo uno stato interamente sunnita mantiene comunque buoni rapporti con l’Iran, la nazione sciita per eccellenza. Mantiene anche rapporti e finanziamenti con quello che resta nel mondo dei Fratelli Mussulmani dopo la repressione violenta e spietata subita in Egitto dopo il colpo di stato di al Sissi che depose Morsi, esponente della Fratellanza che democraticamente aveva assunto la presidenza dell’Egitto. L’Arabia Saudita invece appoggia con generosi finanziamenti al Sissi: stranamente lo stato campione dell’integralismo islamico sunnita appoggia un colpo di stato di carattere laico, erede di quel nazionalismo arabo che fu il grande avversario della confessionalità dello stato. Inoltre a Doha ha sede al jazeera, l’emittente araba moderna che si è organizzata sul modello delle grandi reti televisive occidentali mantenendo, nei limiti del possibile, una propria indipendenza dai governi e quindi una certa autorevolezza, in un mondo in cui i media fanno solo propaganda per i governi diffondendo anche le sciocchezze più evidenti. Non a caso al jazeera è ostacolata nella diffusione dei suoi notiziari un po’ in tutto il mondo arabo soprattutto nell’Egitto di Mubarak e ora di al Sissi.

Alcuni commentatori ritengono che lo scontro sia stato anche favorito dall’incontro a Ryad di Trump che ha appoggiato senza riserve i paesi sunniti nello scontro con l’Iran: i paesi arabi si sarebbero quindi sentiti coperti dal potente alleato. Tuttavia il Qatar ospita la maggiore base navale militare americana che i sauditi non vogliono sul loro territorio perché sarebbe contrario alla prescrizione coranica dell’Arabia come luogo sacro in cui è interdetto l’accesso agli infedeli. In Arabia vi sono non pochi cristiani lavoratori immigrati, soprattutto dalle Filippine, ma ad essi è interdetta ogni libertà religiosa. Nel Qatar, che pure sarebbe parte integrante del sacro suolo di Arabia, si ha una maggiore tolleranza da permettere anche di ospitare la base militari degli infedeli (e anche una chiesa cattolica per i Filippini, in verità). Gli USA stanno tentando allora una mediazione diplomatica per ricomporre o almeno limitare la pericolosa frattura.
Il mondo mediorientale precipita sempre di più in conflitti interni irrisolvibili. Vi è innanzitutto il conflitto fra sciiti e sunniti la cui importanza spesso sfugge in Occidente. Gli sciiti non formano solo la quasi totalità degli iraniani ma sono presenti in varie sotto confessioni in gran parte del Medio Oriente asiatico. E dovunque nascono o alimentano conflitti. La tragedia della Siria è almeno parzialmente spiegata con lo scontro fra la maggioranza sunnita e la minoranza alawita (che è considerata una setta sciita) che detiene il potere con gli Asad. L’Iraq è in piena conflitto sanguinoso fra repressione e terrorismo da quando le elezioni incautamente volute e imposte dagli Americani hanno consegnato il potere alla maggioranza sciita emarginando la minoranza sunnita che da sempre deteneva il potere. Nel Libano gli hezbollah sciiti costituiscono una delle parti in cui in concreto è diviso il Libano che come stato in pratica non esiste più dagli anni ‘70. In Arabia Saudita e Yemen divampano conflitti con le minoranze sciite mentre in Barhein la maggioranza sciita è scesa in lotta contro la minoranza sunnita che detiene il potere. Attentati si segnalano anche in Pakistan contro gli sciiti del Belucistan. In Afganistan l’etnia Hazara, di fede sciita, è stata vittima di un terribile attentato da parte dell’ISIS (condannato perfino dai Talebani).

Soprattutto al conflitto con gli sciiti si deve il successo iniziale dell’ISIS e la lunghissima resistenza quando già era dato per sconfitto: sono passati otto mesi da quando la periferia di Mossul fu liberata (?) dalle forze irachene che in realtà erano milizie sciite, ma la città rimane ancora nelle mani dell’ISIS: il problema è infatti che l’ISIS è anche percepita come una difesa dei sunniti oltre ad essere le espressione della maggiore fanatismo.

Il secondo conflitto, che interessa l’Occidente e per questo viene ritenuto il più importante, è quello fra jihadisti e il resto del mondo islamico. In realtà non si tratta propriamente di un conflitto fra moderati e integralisti come viene percepito in Occidente: non tutti gli integralisti infatti sono nemici dell’Occidente come ad esempio gli emirati arabi del golfo e gli iraniani che pure sono o sono stati in rotta di collisione con l’Occidente (il grande satana) sono però ben lontani dal jihadismo, anzi ne sono i maggiori nemici.

A questo conflitto ora si sovrappongono anche conflitti fra sfumature degli stessi indirizzi religiosi. I wahabiti dell’Arabia appoggiano, come dicevamo, i laici di al Sissi contro i Fratelli Mussulmani. Anche essi ispirati allo stesso credo religioso anche se con qualche differenza. Soprattutto assistiamo in Turchia allo scontro fra Erdogan e i seguaci di Gulem: non si capisce veramente quali sarebbero le motivazioni di uno scontro così violento che in pratica ha cancellato la democrazia in quel paese fra due indirizzi ambedue ispirati allo stesso credo religioso: qualche sfumatura che pare sfuggire del tutto a noi occidentali.

In questo quadro di fanatismo da parte di tutti, sciiti e sunniti, integralisti e anche (dobbiamo dirlo) laicisti, il Qatar sembrava una esempio di ragionevolezza, non diciamo nemmeno di tolleranza, a cui ispirarsi, Ma gli emirati e l’Egitto e perfino le Maldive lo mettono al bando.

 

 

 

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