Minorenne aggredito a Marina di Ragusa

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Quella che doveva essere la passeggiata conclusiva di una tranquilla serata tra amici si è trasformata in un incubo con conseguenze psicofisiche per un minorenne che è stato aggredito con una brutalità inattesa e inaudita. I fatti: siamo sul lungomare “Mediterraneo” a Marina di Ragusa, la più apprezzata e rinomata località turistico-balneare della Sicilia sud-orientale, tarda serata, il giovane è con i suoi amici e chiede il permesso alla mamma per “ancora due passi”. Si allontana ridendo. Poi una telefonata avverte la mamma che “F. ha ricevuto dei calci…” La reazione istintiva è quella di precipitarsi dal figlio per soccorrerlo e dargli conforto. Mentre si reca sul posto più persone le vengono incontro per avvertirla di aver già allertato il pronto soccorso, i carabinieri, e che fortunatamente c’era un medico che aveva immediatamente prestato le prime cure. F. è a terra, sotto choc, non ricorda i dettagli dell’accaduto ma racconta che stava camminando quando all’improvviso una voce dal forte accento siciliano urla un “che cosa guardi?” Nemmeno il tempo di farfugliare una banale risposta che piomba a terra colpito da violenti calci che lo feriscono in faccia, sul corpo, e tutto diventa una realtà mostruosa.

Mio figlio ha la frattura della mandibola. Per fortuna le persone non sono state a guardare e hanno reagito in modo da far desistere il ragazzo dal continuare a colpirlo. L’unica nota positiva di questo assurdo episodio è la solidarietà che si è attivata immediatamente, altrimenti ci trovavamo difronte al bis del ragazzo italiano recentemente pestato a morte nella discoteca spagnola. Non solo hanno scoraggiato il ragazzo che si è dato alla fuga ma si sono premurati di avvertirmi e chiamare i soccorsi. In questa triste faccenda ho avvertito la sollecitudine della gente incredula e sorpresa a quanto avevano dovuto assistere, e che si è stretta attorno a me per aiutarmi e incoraggiarmi.

Mi auguro che il colpevole venga trovato e che paghi per le conseguenze del suo agire. Deve rendersi conto che ha causato danni non solo fisici, attendiamo la diagnosi definitiva sulle lesioni riportate nei prossimi giorni, ma si dovrà vedere come reagirà mio figlio al trauma psicologico. Una tale esperienza comporterà sentimenti di paura intensa, impotenza e orrore. E io dovrò affrontare anche questo insieme a lui.  A distanza di poche ore, rifletto che dobbiamo fronteggiare una generazione di giovani soli e violenti. Tra cellulari, internet e videogiochi passano troppo tempo immersi in realtà virtuali con conseguenze di uno scambio della finzione con la realtà, che molto spesso si traduce in violenza.

La sensazione che ho, come genitore e insegnante, è che la vita non abbia più nessun valore. Quello che una volta poteva essere un battibecco tra adolescenti oggi si traduce nel sentirsi invincibili e appunto si arriva a dare un calcio in faccia a uno sconosciuto.  La realtà è che il senso di responsabilità nelle nuove generazioni viene sempre meno, e forse la colpa è dei genitori, ma anche della società, che non fa nulla per insegnarglielo. Un’aggressività arrogante che oramai è cronaca e che sta diventando un metodo comune di relazione con l’altro.

Mio figlio ora è arrabbiato, perché vittima di un atto violento inspiegabile e, da adolescente, guarda soprattutto alle rinunce a cui andrà incontro nei prossimi giorni. È costretto a letto, deve nutrirsi con una cannuccia, aveva programmato la festa per il suo compleanno e voleva vivere ancora questi ultimi giorni estate prima degli impegni scolastici. Non sappiamo cosa dovremo affrontare nelle prossime settimane. È incredulo perché una semplice passeggiata si è trasformata in un dramma. Per fortuna è giovane e pieno di vita, mi auguro che si lasci tutto alle spalle e che torni alla normalità in breve tempo. Io al contrario devo ricredermi, sono stata una mamma ingenua, perché vivendo in una piccola città pensavo di essere immune dagli episodi che vengono raccontati in televisione. Purtroppo, adesso, ho la consapevolezza che la violenza è tutt’intorno a noi.”  

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