Gli USA, l’Iran e Israele

Gli USA, l’Iran e Israele

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I rapporti fra Usa e Iran sotto la presidenza di Obama erano andati sempre migliorando fino a raggiungere un accordo di massima sul nucleare che, seppure impopolare nell’opinione pubblica iraniana, sembrava aprire la strada a una normalizzazione e una conseguente collaborazione. I presupposti c’erano tutti. Il più importante è che il nemico da combattere per gli USA e per tutto l’Occidente è il jihadismo sunnita che è soprattutto nemico capitale degli sciiti che è la confessione dell’Iran. Sono lontanissimi i tempi in cui l’Iran di Khomeini considerava Saddam come un fantoccio degli USA e, in generale, i regimi laici come i piccoli satana al servizio dei grande satana (gli USA). Nel Medio Oriente la politica dell’Iran si incentra ormai tutta sulla difesa dei correligionari sciiti. Un nemico comune quindi porterebbe logicamente a una alleanza fra diversi come è comunemente avvenuto nella storia. Si pensi all’alleanza con Russia di Stalin e più recentemente l’Arabia Saudita, essa stessa patria del wahabismo fonte del jihadismo. D’altra parte, pur restando l’Iran un paese islamico integralista, tuttavia nel panorama di fanatismo dilagante in tutto il mondo mussulmano resta pur sempre un paese moderato. Se in Arabia Saudita si proibisce alle donne perfino di guidare, se in Afganistan e in certe regioni del Pakistan si bruciano le scuole femminili, in Iran le donne partecipano pienamente alla vita sociale ed economica e le studentesse sono più numerose degli studenti anche se portano il velo. Consideriamo pure che in Iran è al momento l’unico stato del Medio Oriente in cui si tengono elezioni pluralistiche di esito non prefissato sia pure nell’ambito ristretto della ortodossia islamica. Eppure il presidente Trump mette in discussione il cammino già fatto, vuole cancellare l’accordo sul nucleare: arriva all’assurdo di mettere nella lista delle nazioni di cui potrebbero provenire terroristi l’Iran che è l’unico paese dal quale certo non potrebbero provenire.

Certo, si può parlare di inadeguatezza di Trump alla carica che ricopre ma la cosa va pure spiegata. Il problema è che in realtà gli USA sono fortemente condizionati nella politica medio orientale dagli interessi di Israele. Nella generale drammatica instabilità dei paesi confinanti di Israele, prede di guerre civili incontenibili in Siria in Iraq, della sanguinosa repressione nell’Egitto di al Sissi, l’unico stato che, in prospettiva potrebbe costituire un efficiente antagonista per Israele poterebbe restare l’Iran. Un suo eventuale potenziale atomico potrebbe fare da contrappeso a quello Israeliano in un futuro indefinito e nell’immediato la forza che ancora può opporre resistenza all’esercito israeliano resta quella degli sciiti nel confinante libano (Hezbollah) armati e sostenuti in ogni modo dagli Iraniani come tutti gli sciiti. In questa prospettiva il jihadisno che minaccia il mondo occidentale con attentati terroristici ormai sempre più continui e diffusi viene assimilato agli attentati che qua e lì si manifestano in Israele.

Ma si tratta di cose ben diverse: nessuno dei tanti terroristi jihadisti in Occidente è palestinese mentre lo sono tutti quelli che agiscono in Israele. Hamas non ha certo alcuna connivenza con i jihadisti anzi li considera pericolosi provocatori e a ragione: nel nord gli Hezbollah sciiti sono nemici capitali del jihadismo che combattono duramente anche in Siria. Anche gli attentatori che provengono dai Territori Occupati e dallo stesso Israele non hanno nulla a che fare con i quelli che operano in Occidente. Sono passati da molto i tempi in cui i terroristi di organizzazioni di al Fatah attaccavano obbiettivi israeliani in tutto il mondo coinvolgendo quindi anche gli occidentali: si pensi alla strage di Monaco. Ma è passata più di una intera generazione. Il mondo è cambiato dai giorni in cui Israele si poneva come il Davide contro Golia e rischiava una nuova shoah. I tempi sono mutati: in realtà nessuno pensa attualmente realisticamente di cancellare Israele che comunque è dotata notoriamente di armi atomiche che userebbe in caso di estremo pericolo. Attualmente indubbiamente la impossibilita della soluzione del problema palestinese nasce invece dall’oltranzismo di una parte minoritaria ma determinante degli israeliani che non intendono lasciare nascere uno stato arabo nei territori occupati perché ritengono che essi siano stati assegnati da Dio al popolo ebraico (fondamentalismo ebraico). Eppure gli Usa, l’Occidente, l’ONU hanno sempre sostenuto e sostengono tuttora almeno teoricamente la soluzione dei due stati. Ma qualunque passo in questo senso viene bloccato dal governo israeliano che puntualmente proclama di essere in pericolo di annientamento. Ma in realtà senza una soluzione reale e che non può che essere quella dei due stati, Israele rimane sempre in una posizione di conflitto perenne che un giorno, quando che sia, può effettivamente diventare un pericolo estremo per la sua esistenza. D’altra parte il problema palestinese rende sempre problematica ogni politica occidentale in Medio Oriente.

 

 

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