Il 19° congresso del partito comunista cinese

Il 19° congresso del partito comunista cinese

Print Friendly, PDF & Email

Dal 19 al 24 ottobre, per una settimana, si è riunito il 19° congresso del Partito Comunista Cinese. I numeri sono enormi come il paese. D’altronde gli iscritti al partito sono 89 milioni, le organizzazioni che ad esso fanno capo circa quattro milioni, i delegati al congresso 2.287. In realtà però siamo ben lontani da una democrazia di stampo occidentale e, in pratica, tutto è gestito da un potere molto centralizzato e estremamente ristretto. Tutti, in realtà, sono designati dall’alto con un complesso sistema di cooptazione.

L’ordinamento istituzionale è piuttosto complesso. Il Congresso viene convocato ogni 5 anni è istituzionalmente dovrebbe discutere e decidere la linea politica ed economica del partito che si identifica con quello dello stato e di eventuali modifiche costituzionali. I partecipanti al congresso eleggono un Comitato centrale, che resterà in carica fino al nuovo congresso. Questo organo in teoria è la più alta autorità di governo del partito e si compone oggi di oltre 200 membri permanenti e altri 168 che si alternano a turno. La sua composizione numerica però non è fissa e può cambiare a ogni nuovo congresso. Questi eleggono il Politburo di 24 membri che a loro volta eleggono quindi i componenti del Comitato permanente dell’Ufficio Politico del Partito Comunista Cinese (Comitato Centrale). Questo è composto da meno di dieci membri, attualmente sette, e detiene il vero potere supremo del paese. Esso sceglie fra i suoi membri il presidente della Cina e il primo ministro che esercitano effettivamente il potere supremo ma possono essere anche revocati dal comitato stesso. Esistono poi regole non scritte ma fondamentali. Il presidente e il primo ministro sono nominati per cinque anni ma poi hanno confermato il loro incarico per altri cinque anni. Quindi la dirigenza del paese può governare per non più di dieci anni: si vuole evitare, e fino ad ora si è effettivamente evitato, le dittature a vita come quelle di Mao e di altri paesi non democratici. Il nuovo presidente viene nominato naturalmente alla fine del mandato del precedente ma in realtà viene già individuato vari anni prima La successione quindi è preparata lungamente con una specie di adozione.

Una altra regola non scritta è che, alla soglia dei 68 anni, i suoi componenti devono dimettersi e ne devono essere eletti degli altri. Fra di essi viene scelto il nuovo presidente alcuni anni prima dello scadere del mandato del precedente e dura 10 anni. Abbiamo quindi una programmazione di 15 anni e occorre quindi qualcuno che non sia avanti negli anni, sulla cinquantina insomma.

Il congresso ha discusso vari argomenti. I più importanti possono essere cosi riassunti:

  • il rallentamento della crescita per effetto del rallentamento della domanda dall’estero e delle trasformazioni del modello economico cinese
  • la corruzione che mina il Partito alle fondamenta
  • i gravi problemi ambientali del Paese
  • la minor partecipazione dei giovani alla vita del partito

Le conclusioni del congresso non sono chiare. Come sempre in ogni paese non è facile capire quello che veramente dicono i politici (il cosiddetto politichese) e questo è particolarmente difficile in Cina dove i mass media sono strettamente controllati dallo stato e quindi riportano solo i comunicati ufficiali e non la loro interpretazione. Si tenga poi conto che per un occidentale la Cina è pur sempre un mistero. Abbiamo quindi dei commenti, delle interpretazioni che non si sa quanto possano essere corrispondenti alla realtà ai quali comunque accenniamo.

Si è commentato il fatto che nel comitato permanente non vi è nessuno che abbia l’età giusta per aspirare alla successione di Xi Jinping. Qualcuno pensa allora che Xi Jinping possa coltivare l’idea di non ritirarsi dopo i 10 anni come da prassi. Più verosimile ci sembra però che vuole solo mantenersi le mani libere o non è ancora emerso qualcuno in grado di ricoprire la carica suprema: alla nomina ci vogliono ancora cinque anni.

Alcuni interpretano l’enfasi che Xi Jinping ha posto nella lotta alla corruzione (dei) come un modo per sbarazzarsi degli avversari di linea politica o personali. In particolare si ricorda la caduta veramente clamorosa di Bo Xilai letta come una resa dei conti di fazioni contrapposte dell’apparato. Ma sono pure supposizioni.

Si è anche notato che il pensiero di Xi Jinpinge sia entrato nella costituzione sotto il titolo di “sogni cinesi” (contrapposti a american dream) in 14 precetti e 5 concetti. In realtà anche il pensiero dei precedenti presidenti era stato inserito nella costituzione a cominciare da quello di Mao. Si era poi aggiunto il pensiero di Deng Xiaoping, il vero fondatore della Cina moderna, ma era avvenuto dopo la sua morte. Ma Deng aveva sempre mantenuto un basso profilo (in cinese tao guang yang hui) e non aveva mai assunto la carica formale di presidente della Cina pure essendone il vero capo. Era stata messa in costituzione anche il pensiero dei successori ma senza indicarne però direttamente il nome: “la teoria delle tre rappresentanze” di Jang Zemin, di “scienze e sviluppo” di Hu Jintao.

Invece Xi Jinping pare poco propenso alla modestia.

Difficile interpretare, ma una cosa appare chiara; l’idea che l’industrializzazione e lo sviluppo economico in Cina avrebbe richiesto necessariamente un processo di democrazia si è dimostrata infondata: la Cina non va affatto verso la democrazia che, d’altra parte, non ha mai conosciuto.

 

 

.

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*