Cartellino rosa

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“Quando si appartiene a una minoranza bisogna essere migliori per avere il diritto di essere uguali”, Christian Collange.

Donne, sempre prese di mira. Donne, sempre messe da parte. Donne, reputate inadatte. Donne, inferiori. Frasi che colpiscono, fanno male, ma che innescano nella mente femminile quella voglia di combattere, di avere, di esigere gli stessi diritti e doveri degli uomini. La femminilità non è una colpa, non è un male, è un attributo che accompagna una figura che per molti anni si è nascosta o che ha dovuto, un essere che non ha potuto confrontarsi con personalità maschili, ma che finalmente ha potuto avere la sua rivincita in molti contesti ritenuti, sino a pochi decenni fa, inadatti.

Donne in politica, dirigenti, sommi capi, donne nello sport, donne in polizia, nelle forze armate. Sono in ogni dove, si stanno facendo largo in questo mondo limitato, e con irruenza si impongono e fanno del loro meglio per riuscire e per dare un’impronta tutta al femminile.

Personalità come Joy Neville, irlandese, ex capitana della Nazionale femminile del suo paese e primo arbitro donna ad entrare nel tempio del Rugby di Twickenham, o come Beatrice Benvenuti, primo arbitro donna della palla ovale italiana, inorgogliscono, fanno venir voglia di opporsi al maschilismo, di affrontare i limiti e vincerli, senza ma e senza se.

Il mondo del rugby è tosto, duro, burbero, è uno sport da veri uomini, ma gente come la Benvenuti e la Neville dimostrano che non è necessariamente così.

Joy Neville, dopo la sua lunga carriera nel rugby aveva deciso di ritirarsi e che fosse giunto il momento di passare più tempo con la propria famiglia, ma poi le venne proposto di arbitrare. In un primo momento non le piacque, poi una discussione sugli arbitri donna con un allenatore le cambiò la vita e che le diede l’input per incominciare questa nuova avventura in veste non più di giocatrice ma di arbitro. “Uomini o donne non cambia molto, l’importante è sapere gestire i giocatori”, afferma la Neville. Nella sua breve, finora, carriera di arbitro ha diretto, tra le altre, la finale di Coppa del mondo donne tra Nuova Zelanda e Inghilterra e una partita di Eccellenza allo stadio Memo Geremia di Padova tra Petrarca e Lazio.

Beatrice Benvenuti, classe 1993, italiana, percorso diverso da quello della Neville, ma stessi ideali. Il rugby le è sempre piaciuto, a 16 anni, stufa di guardare solamente, decide di fare il suo primo corso di arbitro. A 20 anni l’esordio in Serie A Femminile, nel 2014 diventa la più giovane arbitro a livello nazionale a dirigere la finale del campionato di Serie A femminile per poi passare nell’Eccellenza maschile. Poi giunse la convocazione alle Olimpiadi di Rio nel 2016 per arbitrare un incontro di rugby a 7. E adesso continua imperterrita la sua ascesa.

Come loro tantissime donne si stanno facendo strada nel mondo ovale, con il progetto di far sentire la propria voce, di dimostrare che anche loro in campo possono essere forti, dure e burbere.

L’uguaglianza è difficile da creare ma non impossibile. Giù i paletti, e potere alle donne.

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