Guerra aperta ai migranti

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I nuovi e vecchi migranti per il partito guidato da Matteo Salvini e per Forza Italia sono un problema irrisolto, che consente di battere il ferro finché è caldo per farne una questione personale e identitaria al solo scopo di ottenere del facile populismo che si trasformerà a marzo in vantaggioso voti per i loro rappresentanti politici.  Al grido di “Una bomba sociale pronta ad esplodere”, “Basta migranti nel nostro territorio” e “Prima gli italiani” fomentano il terrore dell’invasione imminente facendo leva in modo strumentale sull’opinione dei cittadini, incoraggiano odio e razzismo e, infine, promettono, grazie alle loro approssimative ma combattive iniziative, che tale pericolo verrà scongiurato assicurando la dipartita definitiva degli stranieri mal tollerati. Una volta “liberata l’Italia” dalla sgradita presenza si tornerà a vivere serenamente e soprattutto ricompariranno in maniera profusa lavoro, benessere e ricchezza economica. Ma c’è una piccola falla in questo progetto: l’immigrazione è anche una risorsa a volte vitale per i settori come l’agricoltura e l’edilizia, settore familiare e servizi sociali.  Gli immigrati occupano impieghi di nicchia, lavoro precario, mal pagato e al limite dello sfruttamento, quanti italiani vorrebbero essere al loro posto?

Non solo, il fenomeno migratorio è in atto da sempre e descrive una dimensione importante delle trasformazioni sociali, impossibile da fronteggiare se non con il buonsenso della cooperazione e dell’adattabilità. Noi siamo stati storicamente emigranti e ancora oggi mandiamo volontariamente i nostri figli all’estero in cerca di chances maggiori di quelle che attualmente l’Italia offre. Forse il Bel Paese, da sempre terra di emigrazione, non è in grado di controllare il fenomeno al contrario e che implica una realtà complessa con numerosi risvolti e obbliga al confronto sul piano culturale e sociale? Forse è più facile, per taluna politica, mistificare e semplificare, assumere atteggiamenti di chiusura e incanalare sentimenti negativi verso il problema piuttosto che rendersi conto di dover perseguire sostanzialmente alcuni obiettivi, la pacifica convivenza e il rispetto della dignità umana?

Pertanto, al momento, l’immigrazione rimane un avvenimento talmente vasto che sarebbe alquanto restrittivo tentare di esaurirlo in poche righe, e altrettanto arduo ragionare su una strategia di integrazione come risposta umanitaria e territoriale ottimale, una sorta di panacea che fa contenti tutti, come del resto difficile persuadere gli immigrati a rispettare il nostro Stato, il nostro modo di vivere e i nostri valori, quando non gli si offrono garanzie, tutele e un processo integrativo. Una sfida politica che lascerà sicuramente il segno sulla nostra società. Nel frattempo uomini, donne e bambini continuano a morire durante le traversate…

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