Castelli di cenere

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Dal nulla, gli individui muniti della propria fantasia e del loro entusiasmo sono in grado di dipingere su questo foglio bianco grandi sogni e creare qualcosa di concreto, frutto dei propri sacrifici, prodotto dei loro sogni, ma basta una piccola scintilla, una piccola goccia di male per trasformare quella creatura in ciò che prima veniva chiamato “nulla”.

La squadra di rugby dei Briganti del Librino a Catania sono sorti da quello che noi comunemente definiamo “niente” e sono riusciti, grazie alla loro grande forza di volontà, a creare una rete d’individui accomunati dalla stessa passione per lo sport. Il rugby ha dato loro l’input per togliere, i tanti bambini e ragazzi, da un contesto in cui il male, la cattiveria sono i padroni. Poi l’incendio dei primi di gennaio sembrava avesse bruciato anche le speranze dell’intero quartiere. Per fortuna non è stato così. Ce lo racconta Angelo Scrofani, uno dei primi Briganti e attuale coach della formazione senior.

“I Briganti del Librino nascono 2006 a seguito di un laboratorio sportivo che si occupava di doposcuola e principalmente di minori. Inizialmente nascono solo le giovanili, poi nel 2008 nasce una senior per dare una spinta in più ai più piccoli, da cui parte questa enorme avventura in cui il rugby e lo sport diventa uno strumento per un lavoro sociale più grande”.

Della Club House cosa ci dice?
È un capitolo un po’ più giovane. In un primo momento non avevamo un campo in cui giocare a rugby quindi i ragazzi si allenavano in un parcheggio e per un bel po’ di anni abbiamo vagato per i vari campi in città; finché nel 2012, a causa di un evento tragico, un ragazzino che avevamo perso perché era finito tra i tentacoli di chi non vede il mondo come noi, morì a seguito ad uno strano incidente stradale ad una settimana dal suo quattordicesimo compleanno. Questo ci diede la spinta per occupare il San Teodoro, campo con annessi locali al chiuso, una struttura che il Comune non aveva mai utilizzato. Noi la occupammo e creammo lì la nostra Club House intitolata a “Giuseppe Cunsolo” e la LIBRINERIA (posto in cui i ragazzini facevano doposcuola o si approcciavano per la prima volta ad un libro, 4.000 volumi presenti donati dai cittadini). All’interno c’era un bar e vari laboratori per i più piccoli. Diciamo che era un centro di socializzazione del quartiere. Abbiamo anche messo su un progetto di orti sociali che inizialmente prevedeva una decina di orti coltivati dai pensionati del quartiere e negli anni abbiamo raggiunto i 75 lotti coltivati da 75 famiglie, questo crea ancor di più quel senso di comunità”.

Parlare al passato incupisce il nostro intervistato, il quale ci trasporta con le sue parole piene di rabbia e frustrazione al giorno dell’incendio, giorno in cui le loro certezze sono andate in fumo: “Ci ha spiazzato e anche sconfortati in un primo momento. Ancora non si sa perché e chi abbia deciso di compiere questo gesto talmente vile. Chiunque sia, è stato un vigliacco perché ha tramato al buio sottraendo un posto ai ragazzi”.

I ragazzi come stanno reagendo a questo?
“In un modo incredibile. È arrivato un sostegno enorme da tutta la comunità e da tutta Italia e questo ci ha dato una grande forza per ripartire. Già l’indomani il campo era pieno di ragazzi con tanta voglia di allenarsi nonostante i vigili del fuoco e la scientifica. Aver visto questa forza in loro ha dato forza a noi, quindi ci siamo subito rimboccate le maniche, asciugate le ultime lacrime che rimanevano dalla notte prima e siamo ripartiti. Una situazione del genere può sfaldare un gruppo o renderlo invincibile, noi fortunatamente apparteniamo al secondo”.

Il comune vi sta aiutando?
“Il sindaco ha fatto qualche promessa come è successo altre volte. Io personalmente non ho molta fiducia nel sostegno delle istituzioni, credo di più nel sostegno della gente, che è stato alquanto impressionante”.

Vuole fare un appello?
“Noi stiamo raccogliendo fondi perché dobbiamo affrontare un bel po’ di spese. Su internet sta girando il nostro IBAN. Sono già arrivate un bel po’ di donazioni. Grazie a tutti”.

Questo bene della comunità deve essere preservato, deve essere custodito. È un luogo in cui i ragazzi di Librino possono ritrovare se stessi e diventare grandi. L’incendio li ha fatti cadere e rialzare, e adesso vogliono solo combattere e vincere.

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