“MATTIA PASCAL” che FU e le mille maschere chiamate “uomo”

Print Friendly, PDF & Email

Il genio di Pirandello incontra, in un adattamento intelligente e godibile, la talentuosa penna dell’attrice-autrice Irene Tetto.

La genialità del premio Nobel per la letteratura, Luigi Pirandello è indiscutibile e, a parer nostro pure inopinabile. Nel suo famosissimo romanzo “Il fu Mattia Pascal” tutto ciò viene esaltato confermando la sua “illuminante” tematica sulla complessa “pluri personalità” dell’uomo, burattino nelle mani della menzogna che lui stesso si racconta quotidianamente.

Mattia Pascal è figlio di un ricco mercante che ha lasciato una bella eredità alla famiglia, mal gestita dall’amministratore, Batta Malagna, sposato con Oliva, che all’insaputa del marito ha avuto un figlio da Mattia. Per vendicarsi dell’amministratore, Mattia Pascal compromette la nipote Romilda, ma è costretto a sposarla e a vivere con la suocera Marianna, che lo odia. La sua vita è un incubo: non è felice a casa, ma nemmeno al lavoro come bibliotecario. Così prende una decisione: fuggire e cambiare vita. A Montecarlo vince una ingente somma di denaro e legge sul giornale della sua morte. Anziché smentire chi ne ha riconosciuto erroneamente (o volutamente) il corpo, lui approfitta della situazione per cambiare radicalmente vita ribattezzandosi Adriano Meis. Comincia a viaggiare, poi decide di fermarsi a Roma a casa del signor Paleari, dove si innamora della figlia Adriana. Vorrebbe sposarla, ma la sua falsa identità non glielo consente, come non gli permette di denunciare Terenzio, cognato di Adriana perché lui non esiste. Finge allora di suicidarsi per riappropriarsi della sua vera identità. Torna al suo paese ma trova la moglie  risposata con Pomino ed hanno una bambina. Tornerà a chiudersi in biblioteca dove scriverà la sua storia, portando di tanto in tanto fiori sulla tomba dove c’è scritto il suo nome ma dove giace il corpo di uno sconosciuto.

Giovedì sera, 25 gennaio c.a. al Teatro Ambasciatori di Catania grandi consensi ha avuto la “mise- en-scène” in due atti “Mattia Pascal”, adattamento intelligente, ironico pur nella sua drammaticità decadente, allegorico, brillante e mai tedioso della bravissima attrice-autrice Irene Tetto e con l’attentissima e molto professionale regia di Giuseppe Bisicchia e Massimo Giustolisi ben coadiuvati da Donatella Marù.

“Mattia Pascal” è prodotto da “Buio in Sala”.

Un lavoro particolarmente  interessante perché scardina le tematiche di Pirandello in modo originale e non banale: la falsità umana , voluta e non voluta, un gioco altalenante di umori, inettitudine, pentimento, ricerca quasi estenuante di un’identità che non riesce ad uscire da una crisi profonda, crisi che non appartiene soltanto ad un singolo individuo ma ad un’intera società che pensa di vivere ma è morta nella sua incapacità di essere “vera”, di essere finalmente senza maschera.

Irene Tetto interpreta in scena egregiamente sia Romilda Pescatore, moglie un po’ svampita di Mattia Pascal prima e poi di Gerolamo Pomino, sia l’elegante Adriana Palerari della quale s’innamora ricambiato la reincarnazione di Mattia, Adriano Meis. Come sempre Irene Tetto è assolutamente  impeccabile, istrionica e la sua interpretazione incanta per la spiccata spontaneità.

Il bravissimo attore Marcello Montalto è in scena il protagonista, Mattia Pascal; grande padronanza e dignità scenica, tanto contagioso entusiasmo contraddistingue la sua interpretazione. La sua è una prova da grande attore a piene “emozioni”.

Il sempre impeccabile ed adeguato attore Massimo Giustolisi è in scena l’imbranato, timido Gerolamo Pomino e il furbo, dissoluto Terenzio Papiano.

Il disonesto amministratore di casa Pascal, Batta Malagna e Anselmo Palerari hanno volto ed esperienza dell’attore Antonio Caruso.

Incisiva, sicura convincente l’interpretazione della bravissima attrice Silvana D’Anca nel doppio ruolo di zia Scolastica, la zia di Mattia e di uno dei due passeggeri del treno sul quale viaggia il protagonista.

Ersilia, pacata e conciliante vedova Pascal e il secondo passeggero del treno, sono ben interpretati da Giovanna Sesto.

Nadia Trovato da volto e voce alla nervosa ed “urlante” suocera di Mattia, Marianna Dondi nonché madre di Romilda, e a Silvia Caporale.

Grande rilevanza e supporto allo spettacolo hanno dato i “visual show” di Andrea Ardizzone: un gioco di maschere, nomi di personaggi ed ambientazioni.

I bellissimi elementi di scena che riproducono pezzi di una grande biblioteca sono di Laura Lazzaro.

Grandi ed ammirati applausi hanno sottolineato la bravura degli attori  e l’intelligenza del lavoro.

Chi ama il teatro prima di tutto lo rispetta attraverso la propria dedizione, serietà ed impegno portando in scena lavori curati che lo onorano ed onorano grandemente il “vero” pubblico e cioè quello che non va a teatro solo per ridere. Infatti, se è corretto affermare che il teatro rappresenta la vita, è vero pure che la vita non ci riserva solo risate ma anche dolori, riflessioni, commozioni, emozioni, pianti.

E quel piccolo tocco di “bestialità” che la rende avvincente.

“La vita è tutta una bestialità, e allora dica un po’ lei che cosa significa il non averne commessa nessuna: significa per lo meno non aver vissuto.”  (Firmato: IL FU MATTIA PASCAL).

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*