Mar. Ago 9th, 2022
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Grande successo del monologo basato su una storia vera dal titolo “La grande onda”, del e con il bravissimo autore, attore e regista Stefano Francesco Russo il 14 ed il 28 gennaio c.a. al Teatro “L’Istrione” di Catania.

Primo spettacolo ad aprire la rassegna Tè-Atro, chiamato così perché prima dello spettacolo viene offerto al pubblico  accomodato intorno ai dei deliziosi tavolini,  il classico “Tè delle cinque”, così com’è tradizione in Inghilterra con tanto di buonissimi e freschi biscottini, rassegna curata da Valerio Santi, il monologo corale  “La grande onda” è un testo pieno di poesia, di azione, di ironia e spunti di riflessione su una società malata di “pettegolezzo” e finta spiritualità. Un calderone di emozioni irrompono  via via coinvolgendo di curiosità un pubblico attentissimo.

Come scriverà l’autore e l’interprete stesso sulle note dello spettacolo: ““Chi è comunista non può essere cattolico e chi è cattolico non può essere comunista” è una storia vecchia più del sale, quando la politica è un obbligo e non una vocazione, quando chi cresce con un “ti amo” sulle labbra, senza riuscire a farlo volare, quando l’invidia del popolo alimenta congetture e pettegolezzi, quando le prostitute del paese  vorrebbero avere qualcosa in più di ciò che il paese, testosteronicamente offre, quell’uno in più che non può e non vuole donarsi al piacere, perché ha donato il cuore e l’anima a Gesù Cristo e a Nostro Signore, quando il marcio silenzio delle azioni, perverse e nascoste, d’un padre, nei confronti della figlia, prende quel poco d’aria tra i sussurri d’una confessione, tanto da impestare le pareti della chiesa, quando il sangue di sorelle divise dalle dicerie parla alle carni più forte d’ogni pettegolezzo, superando confini e barriere, epilogando nel perdono più grande,  così la storia  di un piccolo paese “Monte Rannusa” prende vita dalla penna di Stefano Francesco Russo, che vestendo i panni di un pescatore, Saladdino Salvatore, indottrinato dal padre con detti proverbiali e un tocco di paterna saggezza, sull’arte della pesca e l’osservazione delle stelle,  una mattina, dopo la sua consueta mezz’ora di sonnolenta preghiera, assistito dai saggi rimproveri del parroco, scopre il manifestarsi di segni premonitori di una grande catastrofe: uno tzunami  sta per travolgere le spiagge del paese. Saladdino cerca d’avvertire i compaesani  di Monte Rannusa in un turbinio frenetico di corse, azioni convulse e parole”. La grande onda”, dunque è una rappresentazione corale; Monte Rannusa viene raccontata geologicamente, pittoricamente, antropologicamente, da un modesto pescatore; chi ascolta è un raffreddatissimo, impettito prefetto, posto tra le righe della storia appositamente per, interrompere, fare domande, le stesse che il pubblico potrebbe fare da un momento all’altro.

Abbiamo chiesto a Francesco di parlarci della scelta linguistica del suo monologo.

“Il linguaggio delle popolazioni di un tempo” – risponde Francesco “quello appartenente alla sfera meravigliosa filologica propria dei pescatori,  ricca di elementi pittorici, di aneddoti e di descrizioni, assolutamente prive di sintesi  e narrazioni sommarie;  il personaggio dunque tra uno strafalcione linguistico e l’altro (espediente mai fine a se stesso)  diviene vivo e verosimile,  all’interno della sua sintassi. Anche quando si avvale delle “brutte parole”, chiede quasi il permesso dicendole sempre con il massimo rispetto per le autorità e mai con cattiveria”.

Francesco, parlaci di Saladdino. Chi è Saladdino Salvatore?

“Saladdino è un umile pescatore, chiama “eccellenza” il prefetto, lo rispetta ma pretende, d’essere rispettato a sua volta, anche alzando la voce, cercando di ottenere alla fine della narrazione,  quel riconoscimento civile tanto anelato, per cui moglie  e figlie (di figlie numero otto) lo giudicano severamente. Egli vuole soltanto un “grazie” certificato per essere riuscito a capire prima degli altri l’arrivo della grande onda rendendo così onore alla “buon’anima del padre”  e dei paesani che l’avevano così schernito quella mattina a quel suo gridare per le strade “Accurriti, presto tutti sopra il monte”, al suon di pernacchie e di beffe.

Francesco, questo racconto è tutta un’invenzione?

“No! La storia è vera, risponde l’autore ed interprete, “mi è stata raccontata da una mia carissima amica nel 2005 nel mio periodo universitario, Nunzia Riso (alla quale è dedicato lo spettacolo e dato nome ad uno dei personaggi dello stesso). Mi narrò della storia meravigliosa di una grande onda, arrivata in Calabria negli anni cinquanta. Da un tavolino sgangherato, tra un bicchiere di vino e una chiacchierata notturna, sono riuscito a suggerirmi poi, personaggi e fatti, del tutto di mia creazione, ma tra le righe, solo una di queste è veramente accaduta, al pubblico sta la scelta, decidere tra quali storie si poggia la verità, forse nessuna, forse tutte, forse soltanto una, sì quella … sì quella. Al pubblico l’ardua sentenza”.

Tutti i personaggi de “La grande onda” sono egregiamente interpretate da Stefano Francesco Russo in modo consapevole, naturale, credibile, emozionante ognuno di loro con la propria personalità, drammaticità, ironia, rabbia.

Da grande attore con spiccata dignità scenica, riesce a donare cuore ed anima ad un pubblico “rapito” che, a fine spettacolo, ad ogni personaggio del monologo tributa fragorosi applausi d’approvazioni.

“Anche oggi, il cuore in gola, una storia tra le vene, la carne, il cuore, mi sento nascosto ed esposto in un medesimo tempo. Il palco attende, io tra le quinte, qualche nome… Andrà, come va sempre, in scena quel gran compagno, a cui non so dire di no: il coraggio, la sorella memoria, è il padre studio… La mamma arte, ed io… Figlio ingrato… Andrà e sarà un successo”, scriverà Francesco Russo in un social sottolineando le emozioni forti che prova, l’amore grande ed il grande rispetto per questa forma d’arte meravigliosa di nome “TEATRO”.

“Vossia lo deve vedere il tramonto a Monterannusa, anche solo quello, pare ca in tutto il cielo ci scoppia una bomba di arancio sanguinolento, poi chianu chianu scinni la sira, ca ccu toccu di vera maestria, astuta in un colpo, tutta quella gran vampata”.  (Francesco Russo da “La grande onda”).

Il secondo appuntamento con la rassegna “Tè-Atro” al Teatro L’Istrione di Catania è fissato per i giorni 25 febbraio e 4 marzo con lo spettacolo “Singolare Femminile” di A. Rapisarda con Giovanna Criscuolo.

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