Rosso come il sangue

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Terrore e dolore portano su un’unica strada, quella della morte. Guerra e persecuzione tingono di nero (lutto) e di rosso (sangue) le strade delle città, infestano con odio e rabbia le case, non lasciando altro che rovine.

Ieri uno dei simboli italiani più conosciuti al mondo, il Colosseo, ha assunto un colore diverso, è stato illuminato da decine e decine di fari che emettevano una luce di colore rosso. La scelta di questo colore è stata mirata poiché rappresentava il sangue dei martiri cristiani. In alto compare anche la scritta “Aiuto alla Chiesa che soffre”.

Questa è stata una serata dedicata a tutti quei cristiani che sono stati e continuano ad essere perseguitatati, proprio come successe a Roma duemila anni fa. Ci si vuole rendere solidali e vicini alle tante vittime in Iraq e Siria, che vivono nella paura giorno dopo giorno, che soffrono perché la loro religione li mette in pericolo.

In contemporanea all’accensione del Colosseo ecco illuminarsi anche la Cattedrale maronita di Sant’Elia ad Aleppo in Siria e la Chiesa di San Paolo a Mosul in Iraq. A seguire la Fontana di Trevi, il Palazzo di Westminster a Londra, la statua del Cristo Redentore a Rio de Janeiro, la Basilica del Sacro Cuore a Parigi e la Cattedrale di Manila.

Presenti a questa serata di solidarietà il cardinale Mauro Piacenza, presidente internazionale ACS, il segretario di stato del Vaticano, il segretario generale della Conferenza episcopale italiana e figure istituzionali come il presidente del Parlamento europeo. Il tutto arricchito da un contorno di racconti e testimonianze da raggelare il sangue, vittime e perseguitati che danno voce al loro silenzio, al loro dolore.

Sul palco Ashid Masih e Eisham Ashid, marito e figlia di Asia Bibi, accusata di oltraggio all’Islam, arrestata nel 2009, portata in vari carceri femminili per poi venir rinchiusa nel 2013 in quello di Multan, prima donna condannata alla pena capitale per blasfemia.

A seguire Rebecca Bitrus, di origine nigeriana che per ben due anni è rimasta nelle mani della setta islamista Boko Haram, la quale le imponeva una fede in cui non credeva ed era sottoposta a violenze, per fortunatamente è riuscita a fuggire portando in grembo il figlio di uno dei suoi carcerieri.

Tutti questi racconti poi sono stati intervallati da momenti di preghiera e silenzio. Un grazie, infine, è stato rivolto alle persone che sono scese in piazze per assistere a questo evento, ascoltando le brutali parole dei testimoni di queste atroci atti.

“Che questa persecuzione contro i cristiani, che il mondo cerca di nascondere, finisca e ci sia la pace”, Papa Francesco.

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