In Sicilia va di moda avvelenare i cani

In Sicilia va di moda avvelenare i cani

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Non si è ancora spento l’eco dell’indignazione relativa al tragico tentativo risolutivo del randagismo a Sciacca, paese dell’agrigentino, che sui media rimbalza un’altra notizia relativa ad altre morti ma con lo stesso dolorosissimo sistema. Dunque in Sicilia la mattanza continua, anzi sembra non aver fine. A Sciacca si aggiunge Licata. Il metodo rimane invariato, gustose polpette, ma piene di veleno, facile bottino per i cani affamati, e stesso scenario, corpi devastati che crollano a terra.  L’unica variabile è il numero di vittime raggiunte che aumenta di giorno in giorno.

Il putiferio mediatico e le recenti manifestazioni di protesta degli animalisti non hanno ottenuto gli effetti voluti, ovvero quello di sensibilizzare e far emergere la drammaticità elusa dalle istituzioni sul fenomeno del randagismo siciliano. L’atto crudele si è diffuso a macchia d’olio e ora si parla di emergenza. Dopo le vittime pelose, le altre persone distrutte dagli effetti della carneficina e delle sofferenze inferte ai cani, sono i volontari. Già impegnati nell’immane tentativo quotidiano, del soccorso, della nutrizione e della ricerca di adozioni, ora si vedono costretti ad assistere ai contorcimenti, ai guaiti, agli sguardi supplichevoli degli animali che, a stomaco pieno, riversi a terra, null’altro possono fare che affidarsi alle loro mani dal momento che gli organi competenti e le autorità pubbliche, nonché lo Stato, sono tutti seguaci dell’ormai storico Pilato. I volontari siciliani, sono un esempio di coraggio e di grandi valori etici e umanitari.  Realmente sono l’unica speranza per una effettiva assistenza al problema del randagismo. A loro, in questi giorni, si è aggiunta anche la voce dei veterinari che, dopo i casi di Sciacca, chiedono anche norme più stringenti per l’accesso ai veleni. È oramai lampante che la tempistica per i programmi di sterilizzazione nei luoghi ad alto tasso di randagismo, non può più essere rimandata, oltre ad un piano specifico per la Sicilia che si deve tradurre in, identificazione anagrafica e sterilizzazione programmata affidata a una gestione veterinaria e di sanità pubblica.

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