Rottamato il rottamatore

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Nelle ultime elezioni politiche il Partito Democratico (Pd) ha sperimentato un tracollo spaventoso, il peggiore dal dopoguerra, come ha detto qualcuno. E Matteo Renzi, uno degli artefici della caduta del suo Partito si è dimesso da Segretario Pd. Il rottamatore, che voleva rottamare la vecchia guardia, i vari D’Alema e Bersani, è stato rottamato dalla gente, rovinando fragorosamente e in modo da lui inaspettato.

Ma Renzi non è l’unico artefice della sua disfatta e della disfatta del Partito Democratico. Una serie di errori fatti da molti ha contribuito alla rovina.

Dicevamo, tempo fa, che il Pd avrebbe dovuto lasciar correre Renzi e non Bersani, nelle politiche precedenti a quelle appena conclusesi. Allora, davvero con la sua comunicativa e complice il fatto che i più badano soprattutto alle apparenze, l’ex Sindaco di Firenze, avrebbe potuto raccogliere il 40 per cento dei consensi e avere i numeri per governare.

A questo errore fatto dal Pd poi se ne sono aggiunti altri madornali.

Renzi non avrebbe dovuto scalzare Enrico Letta… e il suo Partito non avrebbe dovuto permettergli di farlo.

In fondo cosa ha fatto Renzi che non avrebbe potuto fare Letta? Non si capiva che con i numeri che c’erano, dopo quelle elezioni, poco si potesse fare onorevolmente?

Eppure il Pd ha appoggiato Renzi in questa impresa scellerata di diventare Premier (per bruciarlo?) e l’ex Sindaco di Firenze ha accettato di salire al Governo (mosso dall’ambizione, dall’interesse o dalla sterminata fiducia in se stesso?).

Una volta salito in sella, Renzi, poi, ha marciato come un treno, indifferente nei confronti di ciò che veniva dal basso, attento alle dinamiche del suo partito e ad altro che, evidentemente per lui era più importante.

Per non parlare del patto scellerato fatto da Renzi con Silvio Berlusconi. Va bene parlare con tutti, ma un conto è parlare un altro conto fare patti.

E come tacere della vicenda della Banca Etruria e dell’irremovibile e mai rimossa Maria Elena Boschi?

Di avere perso smalto, Renzi, ne ha avuto sentore, forse, solo dopo la bruciante sconfitta riportata in occasione del referendum costituzionale.

Allora non ha saputo fare di meglio che dimettersi sdegnosamente, lasciando il tutto a Gentiloni, che, peraltro, ha portato avanti la legislatura con dignità.

Dopo questi trascorsi, dopo questi errori, come poteva pensare Renzi di poter avere ancora consensi? E come poteva pensare il Pd di avere tanti voti, in un contesto in cui i democratici hanno fatto un congresso permanente, hanno continuamente discusso fra loro, nel partito, completamente, o quasi, slegati dal sentire comune?

E, adesso, dopo la bruciante sconfitta, Renzi continua a fare riferimento alle dinamiche del suo partito e a suoi improbabili sbagli.

L’errore è stato “non votare in una delle due finestre del 2017 in cui si sarebbe potuta imporre una campagna sull’agenda europea”.

Ma per favore!

Ancora una volta, per Renzi, cieco nei confronti della gente e completamente scollato dal paese reale, tutto è da ricondurre alle dinamiche interne al Pd e ad improbabili cose non fatte (ma le cose da fare e non fare, forse, erano altre).

Con queste ultime affermazioni post elettorali di Renzi, nel Pd troppo avranno da fare, con le loro guerre interne.

Gli italiani hanno scelto cose diverse.

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