La rivolta dei senegalesi

La rivolta dei senegalesi

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In pieno centro a Firenze si scatena la rivolta dei cittadini senegalesi che protestano contro l’uccisione di uno di loro. Un terribile episodio di sangue che vede la vittima, Idy Diene, un ambulante, immigrato regolare, ucciso a colpi di arma da fuoco. A sparare il 65enne, Roberto Pirrone, pensionato, che ha lasciato una lettera nella quale esprimeva la sua volontà di togliersi la vita a causa di gravi problemi economici, ma non si sa per quale motivo la sua disperazione si sia trasformata in follia omicida e ha colpito invece un passante.

La rabbia della comunità senegalese è scoppiata e, radunatisi, hanno improvvisato un corteo che non è riuscito a contenere la loro collera, così hanno rovesciato le fioriere antiterrorismo del centro cittadino, sradicato le inferiate dei cantieri della tranvia, preso a calci i cestini dell’immondizia e bloccato il traffico nella zona di Santa Maria Novella, al grido di “Basta razzismo”. Perché ha scelto un nero, si domandano sentendosi discriminati da una parte di Italia razzista?

Il portavoce della comunità senegalese ha chiesto poi scusa per i danni arrecati e dichiarando di essere pronti al risarcimento, ma esprimendo la paura comune di essere nel mirino di una politica intollerante. L’azione di chi ha sparato non è riconducibile alla pazzia, ci devono spiegare perché ha sparato. Non ci devono dire che è un pazzo.

Destino crudele ha voluto che la vittima fosse parente di uno dei due senegalesi uccisi nel 2011 dal simpatizzante di estrema destra Gianluca Casseri artefice dell’incubo che ha tenuto Firenze con il fiato sospeso per parecchi minuti, durante i quali, armato di pistola, ha fatto una carneficina, colpendo due senegalesi e ferendone un altro. Allora la paura per la strage razzista aveva contagiato tutti e la comunità senegalese era scesa in piazza chiedendo giustizia, tra le lacrime di chi camminava in silenzio e chi urlava straziato dal dolore.

La protesta continuerà nei prossimi giorni, con un nuovo corteo. Tutti vestiti di nero, simbolo del lutto, sfileranno in silenzio e pacificamente per le vie cittadine. La richiesta di giustizia e lo sgomento di fronte a una simile tragedia devono trasformarsi in un cammino solidale che simboleggi l’appartenenza alla stessa comunità umana. Per questo è importante che anche i fiorentini facciano sentire la loro vicinanza alla famiglia di Idy. Insieme agli amici e ai familiari senegalesi, fianco a fianco, senza distinzione di razza, per esprimere pacificamente il rifiuto di una società in cui maturano simili tragedie. Ed è importante farlo ora, all’indomani di un voto che ci presenta un Paese in cui violenza, intolleranza e razzismo sembrano trovare una giustificazione. Non vogliamo che disgrazie simili si ripetano, non vogliamo vivere in un’Italia in cui chiunque possa sentirsi legittimato a puntare un’arma per togliere la vita. È doveroso fare una riflessione su un tema che si sta manifestando in tutta la sua grave drammaticità: la coabitazione con i tanti cittadini provenienti da culture differenti e la disponibilità a possedere un arma. Il messaggio che deve emergere forte e chiaro durante la pacifica manifestazione è quello che alla violenza deve rispondere una città intera con il rifiuto, l’indignazione e la solidarietà, non con altra violenza.

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