L’addio al capitano della Fiorentina

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È come se mancasse un pezzo. Adesso rimangono solo le lacrime, insieme alla sofferenza e al dolore. Il silenzio rimbomba in casa e le urla non servono più, nessuno le sente, nessuno le percepisce. Nessun sorriso ormai può comparire nel volto di chi ha amato e perduto, di chi ha vissuto un amore grande e lo ha perso.

L’ex concorrente della nona edizione del Grande Fratello, Francesca Fioretti, il 4 marzo ha visto il suo mondo crollare, le sue certezze sparire. Paura e disperazione nei suoi occhi. La sua metà è andata via, il suo compagno Davide Astori, capitano della Fiorentina, con cui aveva realizzato uno dei suoi sogni, diventare mamma.

Quella domenica la Fiorentina si trovava ad Udine per disputare nel primo pomeriggio la partita. “Era tra i primi a scendere”, ma quella mattina il capitano non si era presentato al tavolo per la colazione e molti si erano insospettiti. Erano le 9.30 e il massaggiatore, salito nella camera d’albergo, aveva trovato il corpo del capitano senza vita. Avvertiti subito i familiari e rinviate le partite di Serie A di quella tragica domenica. Il mondo del calcio è in lutto, sconvolto da questa morte così improvvisa.

Forse la causa potrebbe essere stata un arresto cardiocircolatorio avvenuto durante il sonno, ovviamente ancora da accertare. Astori, come tutta la squadra, nei giorni antecedenti alla partita si era sottoposto alle visite di controllo di routine, ma non era emerso nulla.

31 anni, bergamasco tanto ancora aveva da dare al mondo del calcio e alla sua amata Francesca, e alla figlia Vittoria di 2 anni. Inizia a giocare nel Ponte San Pietro, squadra satellite del Milan, poi milita in Serie C1 per un paio di anni poi fa il suo esordio nella Serie A nel 2008 con il Cagliari, poi nel 2014 passa alla Roma e dal 2015 viene ufficializzato il suo passaggio alla Fiorentina di cui poi diventerà il capitano all’inizio della stagione calcistica 2017/18. 

Questa scomparsa così scioccante e improvvisa sarà, per i familiari, per i compagni di squadra e per tutte quelle persone vicine al calciatore, un dolore che non passerà mai, è uno di quei mali che non avranno mai una fine, che verranno combattuti ma non superati, si andrà avanti perché si deve e non perché si vuole.

Il ricordo del grande capitano rimarrà sempre vivo e guarderà e veglierà da lassù. Ciao Capitano.

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