8 Marzo bilancio al femminile

8 Marzo bilancio al femminile

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Nella giornata internazionale dedicata alle donne che ci ricorda le faticose storiche conquiste sociali e politiche vogliamo cogliere l’opportunità per sottolineare il numero delle vittime, che ancora subiscono la supremazia dell’ideologia maschile. Il nostro pensiero solidale va alle violenze, al femminicidio e alle discriminazioni che occupano quotidianamente l’attenzione mediatica italiana. Segno evidente che nonostante la presunta evoluzione storicosociale, le donne sono ancora parte di un sistema di oppressione e controllo.  Inutile ricordare che nel 1948 la Dichiarazione Universale dei Diritti umani cita la frase: “Uguali diritti di uomini e donne” dal momento che le aspirazioni egalitarie sono ben lungi dall’essere realmente riconosciute.

Diritti misconosciuti affidano il potere religioso solo al maschile e a nulla valgono le rivendicazioni delle suore che, da tempo, chiedono l’uguaglianza di genere anche nella Chiesa cattolica che, di fatto, è un chiaro esempio di grande baluardo misogino. Eppure da duemila anni, sono numerose e utilissime portatrici nella società del pensiero cristiano, ma la donna, è risaputo, non è mai sullo stesso piano dell’uomo e non riesce ancora a veder riconosciuto il suo posto complementare e paritario rispetto ai rappresentanti religiosi dell’altro sesso. Nel cammino verso l’emancipazione femminile la Chiesa non ha mai speso parole importanti che potessero rivalutarla e ciò vuol dire che il sacerdozio alle donne è ancora escluso.

Il retaggio culturale che le menti più retrograde si portano appresso sulla percezione che la donna sia un corpo che gli appartiene, fa sì che di genere si muoia ancora oggi.  Nella giornata in cui si celebra la donna è doveroso fare il punto della situazione tragica riguardante i femminicidi italiani. Troppe le vittime assassinate da compagni, mariti o ex…una vera e propria strage che fa leva sul concetto che siano le donne che “provocano”, idea figlia di una mentalità che alberga da troppo nella società italiana. Una visione diffusa, mai estirpata, che tra le altre cose ha prodotto l’infamia giuridica del delitto d’onore (abolito soltanto nel 1981) che consentiva l’uccisione della moglie adultera con un notevole sconto di pena. Eccole allora, ancora oggi,  molestate, perseguitate, picchiate, sfregiate, uccise da chi dice di amarle.

E che dire del popolo tutto la femminile che si occupa di assistenza a malati e anziani?  Un welfare domestico che svolge quotidianamente, un silenzioso e importantissimo lavoro. Tante le storie di assistenza familiare che le vedono infermiere, badanti, babysitter, domestiche cercare di affrontare contemporaneamente più ruoli. Una sfida che grava sulla salute fisica e psichica, e che provoca stress. Un esercito che si muove  acrobaticamente tra assistenza ai propri genitori, casa, figli, scuola, medici, pratiche burocratiche e chi più ne ha più ne metta. Storie che verosimilmente rispecchiano il conflitto che tante donne italiane vivono dal momento che accudiscono a tempo pieno genitori anziani o malati, e che in attesa di leggi che le sostengano, aumenteranno sempre più.

E vogliamo aggiungere in conclusione la differenza retributiva tra uomo e donna. Sembra una leggenda d’altri tempi invece è ancora vera.  A parità di mansioni non si gode della stessa retribuzione e ovviamente le donne guadagnano meno degli uomini. Nonostante l’elevato grado di scolarizzazione, le donne laureate sono milioni, mantengono nella retribuzione una differenza in negativo che aumenta con l’ascesa nella gerarchia professionale e in proporzione, il gap è ancora maggiore tra le qualifiche inferiori come le operaie.

Donne, tante donne, che oggi, come tutti gli anni a inizio marzo, sempre lo stesso giorno, festeggiano la Giornata internazionale della donna, ma differente tutti gli anni perché le lotte per i loro diritti sono sempre nuove e moderne.  

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