Bar dello stadio: una storia tutta ragusana

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La velocità del cambiamento è tipica della postmodernità, ma ci sono luoghi che recano con sé valori che vanno oltre il tempo e le mode e che rimangono quasi immutati.  È il caso del Bar dello Stadio, pietra miliare dei bar di Ragusa. Punto d’incontro di generazioni di chiacchiere dove la gente si crea un’opinione su tutto ciò che succede nel mondo, meglio dei social network. Dallo sport alla politica, dai fatti di cronaca alle star di Hollywood, questi alcuni degli “argomenti” più discussi di ieri, oggi e chissà anche domani. Certamente il suo aspetto è mutato negli anni, perché bisogna rinnovarsi per “offrire sempre il meglio al cliente” lo afferma il titolare, altrettanto storico personaggio, Giuseppe Campo detto Pippo che, da ben 41 anni respira l’aria da bar.  Ma quello che a noi preme rilevare è che questi muri e il suo gestore sono privilegiate testimonianze umane dell’evoluzione storica, sociale e culturale di questa città. Aveva 12 anni quando dopo la scuola, da garzone, portava i caffè agli impiegati di banche e uffici. Molti di loro sono cresciuti e da nonni tornano con i nipotini, tornano per una brioches o un caffè insaporito da quel sorriso affabile che solo Pippo può donare. Dal 1990 la decisone di divenire socio gli ha cambiato la vita, simbolo di un traguardo faticosamente raggiunto e iniziato all’epoca della scuola media, quando l’educazione familiare esigeva che i figli si forgiassero attraverso la fatica e l’impegno personale. Lui, dentro quelle mura ci ha passato e ci passa le sue giornate. Spettatore degli eventi altrui, soprattutto di giovani atleti che a fianco del suo bar si allenano quotidianamente all’interno del campo sportivo. Puntualmente o prima o dopo l’allenamento passano velocemente da Pippo. Una gioventù variegata a cui magari si tende una mano, offrendo la consumazione quando le possibilità economiche sono scarse, oppure una spalla su cui appoggiarsi e perché no, aiutarsi. Un laboratorio sociale fatto da persone comuni che solo pochi anni fa, il tenore di vita permetteva loro anche il superfluo, oggi invece, causa la crisi sono tornati a condizioni di ristrettezze. Pippo lo sa, lo vede, è consapevole che oggi il centro storico non è più il “salotto buono” della città, comprende che il fenomeno della “desertificazione”, impoverito dalle attività commerciali gli hanno portato via i clienti e che i Centri commerciali si sono sostituiti, non tanto come luogo di consumo ma piuttosto come punto di aggregazione. E non solo: “Il bar è sempre stato qua ma, in questi ultimi venti anni, sono cambiati i motivi dei ragazzi che vi entrano. Una volta passavano ore, seduti sul muretto a chiacchierare, ridere e farsi gli scherzi tra loro. Ora alla sera non c’è più nessuno. Si sono spostati nei pub, nelle discoteche, oppure restano a casa davanti al computer con i video giochi. E’ il mondo che è cambiato, anche gli anziani, una volta venivano a giocare a carte oggi si ritrovano nei circoli appositi. E non è solo questo, noi, la città la percorrevamo a piedi e quest’andatura oltre a importi ritmi differenti ti permetteva di osservare quello che succedeva attorno, di cogliere i dettagli e magari notare qualcosa di nuovo che non avevi mai rilevato prima. Oggi tra scooter e auto tutto scorre velocemente. ”

Ma lui ci crede ancora al suo ruolo di “psicologo da bar”, lui ancora vuole offrire quel “servizio in più” perchè ha investito tutto se stesso in questo spazio dove si coltivano relazioni. Ed è questo che, romanticamente, vuole che continui a essere, un luogo della comunità ragusana, un “sensore” di problemi sociali, nella sua funzione di “crocevia” di informazioni. “Sono orgoglioso quando so che le persone si danno appuntamento al Bar dello stadio, non dicono via Archimede ma il nome del mio bar. Non mi trasferirò mai, anche se mi rendo conto che lo spazio è diventato piccolo, ma non sarebbe più il Bar dello stadio. So che nel tempo, è diventato una sorta di rifugio dove venire per una pausa, trovare un sorriso, comprensione, leggere il giornale e poi ritornare ricaricati al lavoro o alla vita”.

Tanta la Ragusa che è passata al suo interno, in quello che in realtà non è solo uno spazio fisico, ma un vero e proprio teatro di vita condivisa.  In un’epoca in cui i rapporti sociali sono sempre più dilatati e mediati da nuove tecnologie di comunicazione, lui ancora avverte il desiderio di costruire occasioni di incontro meno virtuali per riscoprire luoghi della comunità in cui poter sperimentare forme di socialità, dove poter discutere di problemi comuni, condividere esperienze, progettare insieme nuove forme di convivenza, è questo che Pippo e il suo bar mettono a disposizione, ancora oggi, nonostante tutto!  

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