Crescere tra le bombe

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Siria, una guerra senza regole e senza pietà dove i bambini si sono abituati alla violenza. L’ingiusta violenza imposta dagli adulti. Guardano il cielo, mentre gli aerei bombardano. Ma quando non arriva dall’alto è la stessa strada a essere un pericolo, ordigni inesplosi restano una delle principali minacce per loro. Sanno che potrebbero saltare in aria da un momento all’altro. Assurdo, crescere tra una bomba e l’altra. Eppure…Essere vivi è solo questione di fortuna. Anni di conflitto siriano sono la testimonianza di una drammatica realtà che mette a dura prova i soccorsi umanitari. Anni di ferite fisiche ma anche quelle più profonde ma meno visibili, psicologiche. Tantissimi i piccoli che non riescono a dormire per gli incubi, la paura del buio, delle incursioni, della perdita dei loro cari. Vivono nella quotidianità di un campo profughi, in tende precarie, strutture igieniche e assistenza sanitaria inadeguate, giornate di stenti.

Quanto sta accadendo è davvero senza precedenti. Una popolazione distrutta da una guerra senza fine.  Persone civili e minori pagano il prezzo di lotte politiche e di potenti che non vogliono trovare una via d’uscita. E noi, assistiamo impotenti e quasi assuefatti alle immagini di disperazione che fanno oramai parte della nostra quotidianità. A pranzo e cena, seduti a tavola, i telegiornali ci rimandano scene di terribili sofferenze. Facebook ci inonda di post che testimoniano le terrificanti sofferenze a cui sono sottoposti padri con in braccio il figlio morto, donne che piangono sul volto insanguinato di un familiare, volti deformati dalla disperazione, orfani che gridano la loro vulnerabilità, corpi indifesi o in corsa verso una salvezza che non c’è…e noi li guardiamo tra un piatto di spaghetti e un fetta di torta. Una violenza oramai abitudinaria. Lontana, tanto lontana.

Abbiamo assistito e gioito della primavera araba, incoraggiando il cambiamento. A distanza di tempo, quell’ondata di ribellione si è trasformata in un’ondata di uomini in fuga che si infrangono sulle nostre rive. Il fanatismo si è diffuso e ha sconvolto la nostra quiete, minacciando l’Europa. Il modello politico e di vita occidentale è risultato improponibile, diverso passato e diversa cultura. L’Islamismo ha assunto la dimensione della certezza tragica e concreta. Prima era materia per i libri di storia oggi fa paura. Il radicalismo religioso evidenzia una violenza terroristica che non ci lascia indifferenti. Comportamenti politici poco chiari misti a interessi economici irrinunciabili hanno scombussolato ulteriormente la situazione, rimandando una pacificazione oramai necessaria. Paesi distrutti, macerie ovunque, malattie, fame, vittime innocenti, un futuro incerto fanno parte del destino di tante vite umane condannati alla violenza bellica e alla precarietà.

È inaccettabile vedere tante persone di ogni età e genere vivere nella paura e morire, martiri di una lotta che non combattono. È inumano conoscere solo distruzione, dolore e morte. Questa ingiusta sofferenza va ridotta, vanno alleggerite le loro vite e gli va ridata la speranza di una nuova vita. Trovare una soluzione politica deve diventare una necessità urgente. Non è più possibile l’indifferenza, vanno prese decisioni e posizioni concrete che portino alla risoluzione definitiva del conflitto. La politica è ora chiamata ad un impegno morale e civile non più rimandabile.

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