Diamo uno schiaffo al bullismo

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Il bullismo è un fenomeno sempre più diffuso soprattutto in ambienti scolastici. Ultimamente questa sorta di comportamento sociale di tipo violento ed intenzionale sta mietendo tantissime vittime, ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 18 anni. I bersagli ritenuti più facili da colpire da questi bulli sono tutte quelle persone introverse, timide e incapaci di difendersi.

In Italia, ogni giorno, al telegiornale, alla radio, sui giornali, leggiamo e ascoltiamo le tremende e strazianti vicende di ragazzi che sono stati colpiti da compagni di classe, derisi davanti a tutti, insultati e fatti sentire “il nulla”. Spesso un comportamento del genere da parte di bulli, gente che non credo abbia ricevuta l’educazione giusta o il giusto amore dai genitori, portano alla vera e propria esasperazione le proprie vittime, e da lì si comincia a parlare di depressione e anche di suicidio.

Un ragazzo, quasi all’ultimo anno delle superiori, con una vita davanti, che dovrebbe pensare solo a quale università scegliere, a cosa fare del proprio futuro, che dovrebbe emozionarsi al solo pensiero che tra poco diventerà maggiorenne, prenderà la patente e così diventare, più indipendente, cosa fa?  Riflette, elabora un piano per poterne uscire al più presto da quel buco buio, fatto solo di solitudine, nessuna mano amica se non quella dei genitori; pensa a come dovrà sopravvivere un altro giorno in quella classe in cui nessuno, e dico nessuno, parla con lui e se lo fanno sono solo insulti e frasi negative che accrescono sempre di più quella voglia di libertà e un solo pensiero fisso che potrebbe essere la sola via d’uscita. L’eterna pace.

No, è impossibile, è umanamente ingiusto e crudele che questi ragazzi riescano solo a pensare di morire per essere liberi.

Questi credono di essere i padroni del mondo, che fare del male ad altre persone li faccia essere più popolari, più temuti. Gli psicologi dicono che “alla base di tutto c’è l’insicurezza e fragilità che si tramuta nell’usare l’altro. La vittima, bersaglio su cui esercitare la propria prepotenza procura al bullo una forza vicaria che in realtà non possiede poiché profondamente insicuro e insoddisfatto”. Non è una ragione valida per rendere l’individuo che gli sta davanti il “nulla”, uno sui cui potersi sfogare per risolvere i propri problemi. È un comportamento davvero inammissibile e crudele, riprovevole.

Tanti genitori stanno perdendo i propri figli, tante mamme piangono sulle bare dei loro “bambini”, inermi, non potendo far altro che urlare il proprio dolore e cercare giustizia. Ma le loro voci verranno ascoltate? O ci saranno solo altri silenzi? I loro figli non torneranno indietro, nessuno ha questo potere, ma si può combattere per le giuste battaglie, perché nessuna mamma debba piangere per un figlio che non c’è più.

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