Noi e gli altri

Noi e gli altri

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Le parole sulla questione migranti oramai sono tante, a volte addirittura troppe. Siamo spaccati tra tolleranza, accoglienza, solidarietà e ostilità, rifiuto, menefreghismo. Del resto, noi il nostro benessere lo abbiamo acquisito, perché dovremmo caricarci dei problemi altrui? L’argomento, che si protrae da anni, legato all’arrivo dei consistenti flussi migratori e dei salvataggi di barconi pieni di esseri umani che sbarcano sul nostro territorio, obbligandoci ad affrontare il tema dell’assistenza e integrazione è fonte di dibattito politico e mediatico. Bisogna respingerli tutti, perché l’Italia non può accoglierne ancora, è la forte presa di posizione tra gli elettori della Lega Nord e Forza Italia. Eppure, la tradizione cattolica ci obbligherebbe a porgere l’altra guancia e accoglierli tutti, essendo oppressi e in fuga da guerra e povertà. Un punto fermo che non possiamo eludere dal momento esiste un umanità dolente. 

Volenti o nolenti, siamo testimoni di un’emergenza umanitaria che richiede da parte nostra un’accoglienza generosa o siamo in presenza di una vera e propria invasione, che dobbiamo frenare, se non addirittura respingere? Due parti uguali con una metà in accordo e un’altra metà in disaccordo. L’insidia legata al pericolo delinquenza, ai timori sul piano della sicurezza e su quello dell’occupazione, senza farci mancare la paura del diverso aumentano gli atteggiamenti di sospetto e diffidenza. Un tema che esiste e diventa sempre più netto tra le due opposte fazioni di pensiero e che non può essere ignorato. La questione è articolata e la conclusione è soprattutto morale, prima che politica.

Nel frattempo è impossibile restare insensibili alle notizie che arrivano dalla Francia dove il pugno duro firmato Macron raggiunge atti al limite dell’umano. A Mentone, i gendarmi trascinano giù dal treno prendendola con forza per le braccia e le gambe come fosse materia inerte, un oggetto da scaricare, e non una donna incinta. Durante il controllo, una famiglia africana, con due bimbi piccoli, devono esibire i documenti ma di fronte al loro rifiuto, i gendarmi scatenano il putiferio tra le proteste degli intervenuti in difesa dei migranti. L’atteggiamento repressivo delle forze dell’ordine in diverse zone della Francia, mira ad accelerare le espulsioni. Aumentano i controlli e di conseguenza si inaspriscono gli animi e le pratiche per ottenere i risultati richiesti. La Francia è stufa del problema e ora non nasconde più il volto duro della destra. Il comportamento violento e aggressivo delle forze dell’ordine nelle zone più sensibili, come quella nei dintorni della città di Calais o sulla frontiera franco-italiana, sono denunciate da numerosi testimoni e associazioni di volontariato che riportano situazioni al limite della violazione dei diritti umani, con tende distrutte, cibo sequestrato e divieto di utilizzare bagni pubblici. In un epoca dove tutto è documentabile da tutti, Macron deve barcamenarsi tra equilibrismi strategici onde evitare di cadere velocemente in contraddizione anche se la maschera dell’apertura oramai è scivolata via da tempo, al punto che alcune associazioni di aiuto ai migranti lo abbiamo ribattezzato il “ministro inumano”.

Innegabile la realtà, profughi in fuga da terre insanguinate, oltraggiati, abusati e ridotti in schiavitù, vittime di razzismo e ingiustizie. Sfruttati dal famelico giro di affari di cinici scafisti. Barche stracolme di morte che tentano di aggrapparsi alla vita via mare o terra. L’Europa deve fronteggiare questa umanità alla deriva e fare appello ai valori di umanità e solidarietà che fanno parte della nostra cultura. Oggi più che mai, allora, occorre una seria politica estera, occorre ripensare il modello di accoglienza che garantisca il rispetto e la dignità di chi arriva. Sta a noi agire di conseguenza.

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