Se, forse, chissà, vedremo

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Per chi si diletta a scrivere di politica come me oppure lo fa di mestiere, questo è il momento delle notizie e delle riflessioni piene di ma, se, forse, potrebbe essere, sarà. Provo, quindi, a fare il punto della situazione. L’unica certezza, dopo il recente appuntamento elettorale del 4 marzo, è l’impossibilità di avere un governo, grazie ad una legge elettorale concepita proprio per questo. Come avvenne dopo le elezioni del non lontano 2013, il “Rosatellum” è stato pensato e voluto per non avere un governo ma favorire gli inciuci. L’unico impedimento ad una nuova ammucchiata tra PD, PdL e Centristi, come invece avvenne allora, è un Presidente della Repubblica che segue alla lettera il dettato della Costituzione, ovvero attendere che i partiti diano indicazioni per la formazione di un nuovo governo. Sembra. Altra certezza è la conferma della tendenza, tutta italiana, del “fare ammuina”. Salvini si gode la rendita di posizione che gli deriva da una vittoria che tutti assegnano alla Lega Nord, dimenticando o facendo finta di scordare che la stessa fa parte di una coalizione di centrodestra ben più nutrita e articolata. Una coalizione che a sua volta rivendica la vittoria, facendo finta di non sapere che i veri vincitori delle elezioni del 4 marzo sono coloro che pur presentandosi da soli, hanno ottenuto il 32% delle preferenze di voto: il Movimento 5 Stelle. Berlusconi si conferma per quello che è sempre stato, solo un po’ più vecchio, malfermo, confuso. Teme molto l’uscita di scena, lui che ancora si sente il padrone assoluto di un partito azienda e che supponeva di poter governare in eterno. Una paura che dovrebbe giustificare anche certe scene ridicole diffuse dai notiziari televisivi che in questi giorni raccontano dei colloqui che si susseguono al Quirinale tra i rappresentanti dei partiti ed il Presidente della Repubblica. La Meloni invece tace e sembra perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. Il dubbio che non sopporti né Berlusconi né Salvini, è quasi certezza. Anche Renzi non parla. Tuttavia, decide e muove i fili, come un burattinaio. Ed infatti, ad ascoltare il segretario “reggente”, si ha la certezza matematica che il Partito Democratico si sia votato all’estinzione, un partito che preferisce sparire piuttosto che fare un governo con i 5 Stelle. Che poi, quello di far sparire il PD è il fine perseguito da Renzi, al solo scopo di fondarne un suo di partito, ad immagine e somiglianza di quello berlusconiano. Di Maio sorride, sempre. E’ l’immagine di un Movimento che sembra completamente rinnovato. Però non riesce a convincere quelli del PD e neanche Salvini. Nonostante queste incertezze, e per il momento, va riconosciuto a Di Maio e al gruppo dirigente del Movimento il merito di mantenere una condotta politica che rispetta, in gran parte, il mandato degli elettori: sottoscrivere un patto con il PD oppure con la Lega ma senza Renzi o Berlusconi. Anche se non si è sostenitori del M5S, come si potrebbe non essere d’accordo? Insomma, le elezioni del 4 marzo si allontanano ma noi siamo sempre fermi al punto di partenza, formare un governo. I partiti stanno dicendo ciò che vorrebbero ma anche ciò che non vogliono e, al momento, sembra che nelle trattative abbiano maggior peso i veti. Tatticismo? Forse. Prevarrà la ragion di Stato? Chissà. Una cosa appare chiara: tutti sembrano ben attenti a garantirsi una via di fuga, una scappatoia che consenta agli stessi, indipendentemente dall’opinione espressa e dalla sua correttezza, di poter dire che eventuali fallimenti sono colpa degli altri. Un espediente utile a presentarsi come vittime e non responsabili degli stessi. Questa situazione di stallo dovrebbe protrarsi ancora per un paio di settimane. Sembra. Forse fino alle elezioni regionali del Friuli. Che non si comprende perché contino tanto. Forse perché in quella Regione la Lega nord raccoglie la quasi totalità dei consensi? Forse perché in caso di vittoria della Lega nord, i rapporti di forza all’interno del centrodestra potrebbero cambiare? Forse. Chissà. Vedremo. Comunque vada, al momento, i vincitori si sono spartiti ciò di cui potevano disporre da subito, cioè presidenze e commissioni parlamentari. Finalmente un po’ di dinamismo e predilezione per il “cambiamento”. Per tentare di trovare una soluzione e formare il nuovo Governo, il Presidente della Repubblica ha affidato l’incarico “esplorativo” al Presidente del Senato. Retaggio della vecchia politica ipertrasformista italiana, servirà a sondare gli umori dei vari leader di partito ed a trovare una soluzione che consenta, finalmente, di costituire un governo. Questa è la politica che anima il dibattito mediatico in corso. Nel frattempo, nel Mediterraneo si accendono lampi di guerra. Salvo per la potenza dei mezzi, oggi ben più devastanti, la situazione non sembra molto diversa da quella di inizio secolo scorso. I nodi, quelli che a noi sembrano geograficamente lontani, quelli che saremmo anche pronti ad innalzare muri pur di illuderci di risolverli, quelli che “aiutiamoli a casa loro”, stanno venendo al pettine.

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