Una vita col pallone a spicchi

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Gianni Recupido, 47 anni, figlio d’arte, è l’attuale coach della Passalacqua Ragusa. Italianotizie lo ha incontrato per farsi raccontare com’è la sua vita fuori dal parquet.

«La mia vita fuori dal parquet praticamente non esiste. La pallacanestro occupa tutta la mia giornata. E quando non sono in palestra sono al lavoro».

Che lavoro fai?
«Sono diplomato Isef, ma lavoro come insegnante di sostegno in una scuola media. Ho scelto il sostegno come porta di ingresso nel mondo della scuola, nella speranza di poter fare, prima o poi, il professore di educazione fisica. Ma adesso il lavoro che faccio mi piace talmente che ormai non lo cambierei per nulla al mondo. Anche perché lavorare con i “miei” ragazzi mi ha aiutato tantissimo anche nel “mestiere” di allenatore. Con i giocatori, così come con i ragazzi, spesso devi trovare il modo per spiegare le cose nella maniera più diretta e semplice possibile».

Allenatori non si diventa per caso.
«La pallacanestro ha sempre fatto parte della mia vita. Mio papà Francesco allenava (è stato l’allenatore della vecchia e mitica Virtus, ndr) e io ho iniziato a giocare da piccolino. Ho vestito le casacche della Virtus e del Basket Club. Ho smesso quando sono andato a Roma per l’università, e per un infortunio alla caviglia. Dopo ho iniziato ad allenare.

Allenare, per te, è un ripiego?
Assolutamente no! È sempre stato il mio sogno. Già da bambino dicevo che mi sarebbe piaciuto allenare e fare l’insegnante di educazione fisica. Mi ritengo una persona fortunata perché sono riuscito a fare ciò che volevo.

Mi hai detto che la tua vita si divide tra il lavoro e il basket. Non c’è altro?
Vivo con una donna, seguo il calcio, mi piace leggere e ascoltare musica. È evidente che da quando alleno in modo professionale il tempo per il resto si è ridotto al minimo, ma per adesso mi va bene così.

Che cosa leggi?
Un po’ di tutto. Soprattutto i romanzi storici.

L’ultimo libro letto?
L’ultimo in realtà sono tre, perché spesso mi capita di leggerne più di uno alla volta.

Come mai?
Leggio tanto, sia a casa ma anche quando andiamo in trasferta. A volte, quando devo partire per la trasferta, e sono alle ultime pagine del libro che sto leggendo, lo lascio sul comodino e ne porto con me uno nuovo.

Che libro stai leggendo adesso?
“Shutter island”, di Dennis Lehane, da cui hanno anche tratto un film con Leonardo Di Caprio. Il precedente parlava dei vichinghi, e quello prima ancora era “Il nome della rosa”.

Che musica ascolti?
Musica “antica” (ride, ndr). Pink Floyd, Led Zeppelin e gruppi simili. Per un momento mi sono avvicinato anche all’heavy metal ma poi mi sono stancato e sono tornato al rock più morbido.

Al cinema non vai?
Mi piacerebbe, ma mi manca il tempo. Finisco di allenare alle 20:30, i fine settimana sono sempre fuori, e quindi diventa difficile trovare quelle due ore per andare a vedere un film.

Quando termina la stagione cestistica che fai?
Vado al mare. Impazzisco per il mare. Dopo 10 mesi intensi, tra scuola e palestra, arrivo a giugno che ho bisogno di staccare e il mio modo per farlo è quello di passare la giornata in spiaggia, a leggere, ascoltare musica, fare il bagno. Vado alle 10 del mattino e torno a casa la sera. Di solito, durante le vacanze, cerco anche di fare un viaggio.

Dove sei stato?
Più che le città mi piacciono i posti, i luoghi geografici. Ultimamente sono stato due volte negli Stati Uniti, un paese dove c’è molto da vedere.

I tuoi sono viaggi organizzati?
Sì, nel senso che mi faccio un programma, acquisto un biglietto aereo e parto (ride, ndr).

Dove pensi di andare quest’anno?
Il viaggio non l’ho ancora organizzato, ma non appena finiamo con le partite mi fiondo subito a Marina.

La tua compagna è Lia Valerio, il capitano della Passalacqua. Raccontaci come vi siete conosciuti?
Non è difficile immaginarlo: io allenavo i maschi e lei giocava con la Passalacqua e…

…e vi siete messi insieme. Ma com’è allenare la propria compagna?
Stavamo insieme già prima che io arrivassi alla Passalacqua. Poi, quando sono entrato a far parte dello staff tecnico della società, il mio ruolo era quello di assistente di Nino Molino e lui aveva ritenuto che, conoscendo sia me che Lia, non ci sarebbero stati problemi di sorta. E in effetti non ce ne sono stati. Quando poi sono diventato l’allenatore il presidente ha reputato si potesse continuare anche con questa specie di “conflitto di interessi”.

Come vive Lia questa condizione, e come la vivi tu?
L’ambiente sportivo fa fatica a tollerare queste situazioni. Lia la sente molto ed è sempre attenta a dimostrare che se gioca è perché lo merita e non perché compagna dell’allenatore. Per fortuna le ragazze lo hanno capito benissimo. Lia comunque questa situazione la soffre, non vuole passare per “raccomandata”. Anch’io la vivo con tensione e le volte in cui mi trovo a dover scegliere tra lei e un’altra ragazza, a parità di prestazioni, scelgo l’altra. Per fortuna siamo due persone intelligenti, ne abbiamo parlato e ci siamo capiti. Adesso per fortuna lei è infortunata (dal tono si comprende che sta scherzando, ndr) e tutto è più semplice.

Gianni, torna serio e dimmi che cosa vuoi fare da grande.
Voglio fare l’insegnante e andare a vivere al mare.

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