Pericolo mondiale plastica

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Una delle prossime sfide più importanti del mondo è l’impegno di liberare le acque degli oceani dalla plastica, perchè la plastica e la micro plastica sono la reale minaccia che inquina e uccide le acque dei fiumi e dei mari. La presenza dei rifiuti plastici è la causa, ogni anno, di milioni di morti tra le specie marine, oramai a rischio estinzione per aver ingerito i nostri scarti. Rifiuti, frammenti, tappi, attrezzi da pesca, sacchetti di plastica e perfino le cannucce rappresentano un rischio mortale per la vita marina. Tonnellate di plastica che galleggiano compromettendo la vita dell’ecosistema marino. Le previsioni per il futuro non si tingono di rosa, al contrario, se vogliamo proteggere l’ambiente, dovremo ridurre al minimo il consumo di plastica.  Senza soluzioni alternative e concrete a breve ci saranno più rifiuti che pesci. Se non si agirà con immediatezza per diminuire la quantità di plastica che ogni anno finisce negli oceani, presto nuoteremo in mezzo a sacchetti e resti di recipienti e il quantitativo di pesce presente nel mare sarà inferiore rispetto a quello dei rifiuti.

Un macroinquinamento che non lascia vie d’uscita.

In effetti i dati riportati dall’Onu ci informano che gli oceani coprono i tre quarti della superficie terrestre, assicurando la sopravvivenza di 3 miliardi di persone e dando origine a circa 3 mila miliardi di dollari all’anno in termini di risorse e industrie, il 5% del Pil globale. Numeri imponenti che inducono alla salvaguarda della salute che diviene, non solo interesse nostro ma, fondamentale per la nostra stessa sopravvivenza. Quando si parla di materiale plastico si associa immediatamente l’immagine dei grandi rifiuti industriali, in realtà a impattare sugli animali del mare sono particolarmente le microplastiche, frammenti piccolissimi e millimetrici che vengono scaricati quotidianamente nelle acque. Pensiamo all’industria della cosmesi e dell’igiene personale, i dentifrici o le microsfere dello scrub, talmente piccoli da essere ingeriti da molti animali marini, microplastica che negli oceani trova un ambiente ottimale per rilasciare veleni e incombere sugli organismi che abitano le acque, un boomerang pericoloso che arriva diretto sulle nostre tavole. Ma qualsiasi oggetto che utilizziamo ogni giorno ha componenti plastiche che finiscono in discarica o ancora peggio che vengono trasportate dal vento e che poi si depositano sul fondo oppure sulle nostre spiagge. Le conseguenze sono che le coste sono invase da questi rifiuti, un danno ambientale paragonabile ad uno sversamento di petrolio continuo. Le attuali ricerche denunciano che il 90 per cento degli uccelli marini ha ingerito materiale plastico vario, dai tappi delle bottiglie alle buste per la spesa, dai bicchieri ai contenitori per cibo, ai famigerati cotton fioc, frammenti che ingoiati anche da pesci e mammiferi marini hanno come conseguenza il soffocamento.

Un motivo in più, per incentivare il riciclaggio dei materiali plastici, in maniera attiva e non solo, auspichiamo che l’azione riduttiva del consumo di plastica diventi globale, perché il problema è alla fonte e occorre porre rimedio. Ripensare e trovare un nuovo modello dell’utilizzo di materiale plastico tanto quanto ottenere sistemi efficaci di riciclo e riutilizzo farebbe bene non soltanto alla vita marina ma anche alla nostra economia perché nessuna economia è innocente o esentata dalla produzione plastica, per questo è importante essere chiamati all’azione, insieme. Dobbiamo andare verso un’economia circolare in cui le risorse sostenibili non siano solo utilizzate, ma riutilizzate. Un progetto titanico che speriamo non naufraghi insieme alla plastica…

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