La tradizione del Terzo Tempo

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Il rugby è l’unico sport che al termine di ogni match, e a prescindere dall’esito dell’incontro, depone “le armi” e si siede a tavola con gli avversari per condividere un buon pasto davanti a un boccale di birra. Questa tradizione è conosciuta con il nome di Terzo Tempo. Ma dove trae origine questa condivisione di amicizia che supera tutte le rivalità agonistiche?
È una vecchia abitudine nata assieme al gioco e per chi non frequenta l’ambiente rugbistico può apparire quasi assurdo che dopo il fischio dell’arbitro tutto quello che è successo sul campo per la conquista di una palla ovale venga considerato passato e si preferisca concludere, a seconda dei luoghi ospitanti, con carne o pasta e con il comune denominatore della birra.
Elogio dunque a questi guerrieri sportivi che offrono uno spettacolo affascinante e straordinariamente dinamico sul terreno di gioco e subito dopo colgono l’occasione per scambiarsi opinioni, conoscersi e offrirsi da bere e da mangiare. Perché il rubgy è uno sport che unisce e allora, se per ottanta minuti le due squadre si sono placcate e scontrate, al termine diventano una sola. Le differenze regionali si dimenticano, i dialetti si uniscono, l’agonismo che divideva svanisce per dar vita a quella crescita umana derivante dal confronto con l’altro che lo sport dovrebbe sempre incoraggiare. Poco importa se questo appuntamento avviene in giacca e cravatta, come dopo le partite prestigiose, o in tuta, fuori da un campo amatoriale. Il terzo tempo è un istituzione di questo sport che alle volte prosegue e va ben oltre, magari in discoteca, al pub o nella quotidianità.
Sport duro, dunque, ma che alla fine è indicativo dello spirito amichevole e leale basato su canoni di etica e di comportamento senza eguali in campo sportivo e umano. Perché il rugby è uno sport nobile in tutti i sensi, nel quale il rispetto delle regole e dell’avversario è considerato uno dei valori indispensabili. Spesso lo si associa alla brutalità, ma in realtà, oltre alle origini storicamente aristocratiche, ancora oggi persegue il rispetto per l’avversario, l’azione di gioco, il culto della squadra. Regole del passato, regole scritte con passione, regole con le quali ancora oggi si va avanti, tutti assieme. Regole che, una volta interiorizzate, diventano talmente profonde che non sorprende se, stemperate le tensioni della partita, ci si diverta al banchetto offerto dalla squadra che ospita la partita perché solo nel rugby lo scontro diventa incontro.

 

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