Usurpiamo la terra

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Accade in Monzambico, in un’Africa bella e affascinante ma povera, perchè il colonialismo l’ha sfruttata, in passato, unicamente per le sue risorse naturali, schiavizzando e deportando intere popolazioni. Oggi, i proprietari delle risorse africane sono generalmente Multinazionali estere. Una di queste è la Portucel Mozambique, una società controllata da The Navigator Company, una delle realtà portoghesi più conosciute al mondo che detiene una posizione di grande rilievo sul mercato internazionale della carta e della cellulosa. Il gruppo esporta infatti più del 95% della propria produzione in 123 paesi di 5 continenti.

Prossimo progetto, la costruzione di una fabbrica di cellulosa con produzione quantificabile in 1.500.000 tonnellate annue, proprio in Monzambico.  Per raggiungere questo fruttuoso bottino economico taglieranno fino a 237.000 ettari di foresta. Praticamente vogliono sostituire la terra con monocolture di eucalipto che oggi rappresenta approssimativamente un terzo del mercato mondiale della cellulosa. Gli eucalipti crescono velocemente e forniscono molta cellulosa ma assorbono moltissima acqua dal terreno. Servono 30 litri di acqua al giorno per albero, è ragionevole in un paese spesso martoriato dalla siccità?

La conseguente catastrofe sociale ed ecologica, ha poca rilevanza. All’interno della foresta ci sono circa 300 specie di alberi, 633 specie di uccelli tra cui alcune  che non esistono altrove, antilopi, elefanti, giraffe e leoni. Una biodiversità che andrebbe distrutta per permetterci di soffiare il naso nel posto più morbido, come affermava la pubblicità. Ovviamente l’ambizioso progetto economico della Portucel per ricavare dalla polpa di cellulosa fazzoletti, carta igienica, tovaglioli e asciugatutto, tralascia l’importanza della natura tanto quanto l’aspetto della popolazione locale che abita nei villaggi rurali attorniati da campi coltivati.  Un business da 3 miliardi di euro può mai tener conto di uomini, alberi e animali?  Del resto è un dato di fatto che il colonialismo ha sfruttato in modo ignobile l’Africa dal punto di vista delle risorse umane e materiali, taglia oggi, taglia domani, domani?

L’unica esile speranza che il progetto fallisca o quantomeno che venga rivalutato a favore dell’ambiente, è far sentire la voce di chi antepone la salute del pianeta alla ricchezza materiale per salvare foreste preziose. Firma a questa petizione.

https://www.salviamolaforesta.org/petizione/1125/mozambico-biodiversita-distrutta-per-produrre-cellulosa

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