La musica morta del Concertone del 1° maggio

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Lo ammetto, da un po’ di anni a questa parte il concertone del primo maggio è l’unica concessione che mi faccio in quel fenomeno di interazione tra la televisione e i social network.
Niente Sanremo, niente X factor, niente di niente, questo è l’unico.
Ci sono tre o quattro gruppi che mi interessano e poi diverse altre cose che scopro di volta in volta per capire dove va ‘sto minchia di paese reale.
Stamattina scrivevo da qualche parte che la sinistra forse avrebbe bisogno di iniziare a farsi rappresentare da qualcosa che suoni più moderno e meno “sfigato” dei Modena City Ramblers.
Era una battuta ma fino a un certo punto, perché forse esiste davvero un distacco ormai incolmabile tra quello che è la sinistra e quello che è ‘sto merdosissimo paese reale e questo concerto forse è davvero lo specchio del declino di un certo modo di vedere il mondo.
La cosa che è saltata agli occhi è che, rispetto a come lo ricordavo io diversi anni fa, il concertone, a parte il minimo indispensabile degli interventi dal palco dei conduttori (e forse Lo stato sociale e Willy Peyote, il secondo con un linguaggio un po’ così ma meglio di niente) non ha lanciato un solo messaggio che cogliesse il senso di quella manifestazione, non dico i nomi di uomini corrotti come fatto dagli Elio e le storie tese anni fa (tanto era in differita di qualche minuto, non sia mai che mamma Rai faccia arrabbiare qualcuno) ma neanche Sfera ebbasta, che dopo un po’ di canzoni in cui si parla di md e di tipechecistannno, raccomanda di comprare il suo disco su iTunes.
D’altra parte ha vinto la trap.
Ha vinto, come faceva notare qualcuno, perché giustamente è il linguaggio dei giovani, o meglio, il linguaggio che i giovani capiscono e i vecchi no, quello che immagino avveniva nella mia testa quando ascoltavo i Sepultura, che erano cose mie e non degli adulti che sentivo così ostili.
Purtroppo questa vittoria della trap è anche la vittoria di tutto quello che gira intorno alla musica, dei social network e dell’individualismo che rappresentano perché, come faceva notare qualcun altro, non è più solo musica, anzi, la musica conta quasi nulla, contano i like su Facebook e le foto su Instagram.
Gli Spacemen 3 ci dicevano “taking drugs to make music to take drugs to”, oggi questi ci dicono una cosa tipo “taking like to make music to take like to”.
Insomma, morta la musica, morto lo spessore, figuriamoci se poteva restare in piedi un messaggio difficile, quasi contro natura, di sinistra in cui il noi dovrebbe venire prima dell’io.
Non è neanche una critica alla trap, è solo una triste fotografia di quello che siamo oggi, qui e ora.
Tira un’aria un po’ triste, forse se fossimo riusciti a trovare uno spazio in mezzo, tra il Bella ciao dei Modena City Ramblers e la Rockstar di Sfera ebbasta, staremmo messi un po’ meno male, ma tant’è.
Niente, vado ad ascoltarmi gli Hives e a piangere.

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