Cremazione scelta consapevole

Print Friendly, PDF & Email

Polvere sei e polvere diventerai” diceva la Genesi e dal momento che, anche la Chiesa ha sdoganato la pratica della cremazione, in aumento le richieste. Pare che un italiano su 4 oramai scelga questa opzione. Come sempre nel nord è più diffusa rispetto al sud, e la materia è disciplinata da una legge nazionale, da normative e disposizioni comunali che variano da luogo a luogo. Consigliabile dunque informarsi per tempo. Costanti ovunque invece: la prova della volontà del defunto, quella di farsi cremare, e un certificato del medico necroforo dal quale risulti esclusa l’ipotesi di morte causata da un reato, oppure la domanda scritta indirizzata al Sindaco di uno dei congiunti del deceduto che manifesti la volontà di cremare la salma. L’eventuale iscrizione ad un’associazione o a una società pro cremazione consente di far rispettare la volontà del defunto anche in caso di opposizione da parte dei parenti. È un servizio pubblico e il costo varia da crematorio a crematorio.

Sebbene la pratica sia molto più diffusa a differenza di qualche anno fa, poco si sa del processo legato ad essa. Il corpo viene introdotto all’interno della camera dove si raggiungono temperature di 750 ºC e 1000 ºC. Fiamme e calore faranno il loro lavoro. L’intero processo dura circa 2 o 3 ore, a seconda delle dimensioni e del peso del corpo, della grandezza della bara e della temperatura della camera di cremazione. Al termine viene lasciato raffreddare e poi raccolto. Cosa fare delle ceneri? È una decisione che spetta alla famiglia poiché ogni Paese ha le sue restrizioni, in particolare quelli in cui i parenti vogliono diffondere le ceneri. Oltre che nel “cinerario comune” dei cimiteri, nelle cellette cinerarie e nei loculi dei camposanti, è possibile conservare le ceneri a casa. La dispersione, in Italia, viene autorizzata nel rispetto delle volontà del defunto, dall’ufficiale di stato civile del comune nel quale è avvenuto il decesso. Non solo, le amministrazioni comunali hanno la facoltà di permettere anche la dispersione in natura, in mare, nei laghi, nei fiumi, dalla cima di un monte. Le modalità sono regolamentate dai comuni stessi, per cui è bene chiedere informazioni in anticipo.

A questo punto resta la scelta, molto personale. Dal momento che la Chiesa, per coloro che credono e praticano, non ha nulla in contrario, anche per i cattolici si tratta semplicemente di una preferenza ideologica, un’ottica ecologica, igienica, economica, di spazi o affettiva dal momento che la sepoltura in terra implica dopo un certo numero di anni l’esumazione: uno spettacolo veramente doloroso per i cari. Da tener presente che la pratica delle dispersioni delle ceneri, un trend sempre più in voga ai nostri giorni, rappresenta una fusione cosmica con l’universo e non ha nulla a che spartire con la Chiesa, che raccomanda di seppellire i propri defunti per ricordare il sotteramento di Gesù che affidò il suo corpo alla terra.

Qualsiasi siano le motivazioni che giustificano questa modalità di funerale e bene evidenziare che il rispetto per la salma del defunto è tanto quanto quello dell’inumazione. Dopotutto, da sempre, il fuoco non brucia l’anima ma cancella solo la materialità di una persona.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*