Il decadimento del concetto sportivo

Il decadimento del concetto sportivo

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Ai tempi della Grecia classica l’attività sportiva ebbe riconosciuto il massimo dell’apprezzamento. Comprendeva diverse discipline corrispondenti all’attuale atletica leggera (corsa, salti e lanci), alla lotta e al pugilato e venne praticata fino al punto dell’esaltazione che il mito greco fa degli eroi e delle loro performance, terminando nelle competizione olimpica. Nel periodo dell’Impero romano la cultura fisica favorì le attività legate all’esercizio delle armi. Nel Medioevo si incoraggiarono quelle relative dell’equitazione. Poi bisogna attendere l’Ottocento per introdurre il concetto di ginnastica moderna con l’avviamento di un programma completo di esercizi atti a migliorare equilibrio, agilità e forza fisica. Ma è con l’avvento di Mussolini che maggiore importanza venne riservata allo sport perché lo stesso movimento fascista nasceva da un bisogno di azione. Di conseguenza l’educazione sportiva entrò nelle scuole. In tutta Italia si edificarono stadi, piscine e palestre.
Dal dopoguerra l’educazione fisica cercò una sua nuova strada con regolamentazioni che delineano specifiche esercitazioni distinte per sesso e per anno, con una limitazione elevata delle attività educative ludiche e presportive, manifestando una visione pedagogica così ristretta da tornare indietro di molti anni come se tutto il precedente non fosse mai avvenuto. Successivamente negli anni ’80 si aprirono nuove prospettive didattiche che riconsiderarono le esperienze psicomotorie come un manifestarsi del nuovo modello educativo.
Arriviamo ai giorni nostri per testimoniare che i parametri dei nuovi programmi non concedono all’educazione fisica i lineamenti di una disciplina al passo con i tempi. Nell’attuale fase storica progressivamente si è arrivati al deprezzamento dell’insegnamento dei contenuti disciplinari, di quelle cioè che nel linguaggio comune sono le “materie” tradizionalmente insegnate a scuola con conseguente degrado culturale e sociale e l’attività sportiva si è adeguata a questa visione. Effettivamente, a causa della irrimediabile mancanza di strutture scolastiche idonee, non ci sono molte scuole che si occupano della tutela della salute e gli esercizi proposti sono tali che non consentono a nessun studente di poter mostrare e puntare sulle proprie capacità. In generale, la quota di orario raccomandata per l’educazione fisica è piuttosto bassa rispetto a quella prevista per altre materie. Questo rivela che tale disciplina è comunemente percepita come di minore importanza. All’orizzonte non si vedono riforme nazionali che cerchino di migliorare le condizioni in cui la materia viene istruita e che promuovano la formazione di coloro che la insegnano.
L’unica via d’uscita è quella di prendere coscienza e lucidamente lottare contro il degrado. Lottare per difendere la scuola come luogo in cui si educano i giovani attraverso la loro introduzione nel mondo del pensiero e della cultura, e questo significa confrontarsi contro aspetti strutturali di questa fase storica. Dimostra che bisogna riesaminare il concetto di educazione fisica all’interno dell’istituzione scolastica rivalutandola come uno degli strumenti formativi più efficaci e non solo per migliorare la forma fisica e la salute degli alunni. Tramite la cultura motoria e sportiva infatti si possono realizzare importantissimi obiettivi educativi, acquisire competenze fondamentali alla formazione e alla crescita degli studenti, come il dominio di sé, il senso dell’ unione, la capacità di collaborare per un obiettivo comune, la valorizzazione del ruolo di tutti e quello di ciascuno. Queste osservazioni disegnano ovviamente solo il punto di partenza contro il disfacimento della scuola italiana, reso possibile solo grazie al fatto che la negazione della cultura e del pensiero sono diventati senso comune.
Che fare allora oltre il duemiladiciotto? L’educazione fisica dovrà tornare a essere riconosciuta come materia fondamentale per consolidare i giovani e soprattutto per aiutare lo studente a capire il proprio corpo e l’importanza di assumere un corretto stile di vita a tutela della propria salute. Saprà la scuola del futuro vincere questa scommessa?

 

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