Una strage continua

Una strage continua

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Dati ufficiali, da gennaio a oggi, i morti sul lavoro, in Italia, hanno raggiunto quota 255. Uno spaventoso resoconto che deve far riflettere sulle condizioni dei lavoratori, sulla formazione del personale, sulle sicurezze da adottare e sulla quantità delle ore lavorate. Dopo la crisi, la ripresa delle attività lavorative ha registrato anche la sua impressionante lista di infortuni mortali. La ripresa economica è indubbiamente importante, ma la ripresa degli incidenti non si può accettare. Abbiamo diritto al lavoro, un obbligo sociale, in un’epoca moderna, ma anche far ritorno a casa non dev’essere un’incognita. 

Le morti bianche pare siano in costante aumento, al punto da mobilitare le opinioni dei sindacati e delle politica. Naturalmente nei dati è presente un margine di incertezza dovuta al fatto che non tutti sono mortali, non tutti vengono denunciati, e si riferiscono a un periodo breve, rispetto all’intero arco annuale. Ammettendo una leggera imprecisione numerica, resta il fatto che sostanzialmente nell’ultimissimo periodo il peso della ragione pende decisamente nei confronti dei decessi e degli infortuni.

L’ultimo è avvenuto a Padova, coinvolti quattro operai, tutti ustionati, di cui uno gravissimo, investiti da una colata di acciaio fuso all’interno dell’impianto delle Acciaierie Venete.  Ci sono anche gli altri quattro morti, vittime della Lamina spa, causate dal malfunzionamento sia al sistema di allarme, sia a una valvola che avrebbe provocato la fuoriuscita del gas. E poi un operaio schiacciato da una lastra di marmo, e ancora un vecchio muro di contenimento in cemento armato crollato in un cantiere edile, investendo alcuni operai.

E ancora…

Storie di centinaia di famiglie che soffrono per una perdita che poteva essere evitata. Storia di lotte del passato e di conquiste raggiunte dai lavoratori anche in termini di diritto alla sicurezza sui posti di lavoro che ora viene accantonata. Storie di un susseguirsi quotidiano di drammi e tragedie che i media sono costretti a divulgare aggiornando il conteggio delle morti bianche o degli infortuni, nonostante esista un Testo unico di salute e sicurezza sul lavoro, punto di riferimento normativo in materia, ma di cui l’approvazione dei decreti integrativi e correttivi attende la firma approvativa da soli dieci anni.

Sarà il caso che diventi priorità dell’agenda istituzionale? Sarà il caso che queste persone che balzano alla cronaca per negligenza o superficialità sul posto di lavoro vengano salvate in futuro?  Sarà il caso che sindacati e politica sostituiscano le parole ad atti concreti? Tragedie prevedibili e ingiustificate potranno nell’immediato trovare fine o continueranno ad evidenziare quanto sia ancora lontana l’era della sicurezza negli ambienti di lavoro? I dati statistici seguiteranno a sottolineare invano l’assenza di tutela per i lavoratori, parallelamente alle profonde incertezze nella gestione della prevenzione da parte dei datori di lavoro? Riusciremo un giorno a rendere sicuro in tutta Italia lavorare?

Ai posteri l’ardua sentenza!

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