“ADDIO VECCHIO SANGIORGI”: un sogno fatto di lustrini, musica e balli.

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Grande successo di pubblico e critica per lo spettacolo “Addio vecchio Sangiorgi”, dal varietà all’Avanspettacolo,  in scena al teatro “Vitaliano Brancati” di Catania dal 10 maggio c.a.

Uno spettacolo “semplice” ma di grande impatto, con la regia attentissima ed efficace del maestro Gianni Salvo che ne ha curato pure le scene, l’orchestra diretta sapientemente dal maestro Nino Lombardo, le coinvolgenti coreografie di Silvana Lo Giudice, i sempre adeguati, bellissimi e rifiniti costumi delle Sorelle Rinaldi, il giovane ed armonico corpo di ballo tutto al femminile formato da Felicia Bisicchia, Gabriella Caruso, Roberta D’Amico, Agata Rosignoli, Laura Tringale; i bravissimi musicisti dal vivo Salvatore Brischetto, Riccardo Urbina Cubillan, Alessio Gentile, Orazio Pulvirenti, le luci di Simone Raimondo, fonica di Salvo Torrisi, fotografie di scena di Dino Stornello.

Il mattatore della serata, l’espressivo ed istrionico attore Tuccio Musumeci, ci racconta e si racconta in un dialogo a tratti intimo, la storia della nascita del Teatro Sangiorgi ad opera del Cavaliere Mario Sangiorgi, ex idraulico che dai suoi molteplici viaggi in Europa traeva delle idee innovative e le portava in patria. Realizza così un teatro all’aperto al centro di una struttura contenente un caffè-concerto, un ristorante, un albergo. Nel luglio del 1900 inaugura la prima stagione teatrale dove passano i più grandi miti del tempo.

Alla morte del Cavaliere è il figlio Guglielmo, aiutato dallo zio Concetto a continuare l’avventura artistica del padre. Tuccio Musumeci, che lo ha conosciuto, ci racconta qualche divertente aneddoto: Guglielmo Sangiorgi morirà alla veneranda età di centosei anni e, alla domanda “qual è il segreto per vivere così a lungo?”, lui risponde con molta tranquillità: non mangiare carne e niente insaccati, solo pesce. Facciamo buon uso di questo consiglio, chissà non sia davvero un elisir di lunga giovinezza.

Alla fine degli anni Cinquanta, con la nascita della televisione anche il teatro Sangiorgi risente della crisi del varietà e, come Nello Pappalardo scriverà nella prefazione dello spettacolo, per sopravvivere a certi cambiamenti bisogna mettere da parte malinconie e nostalgie dando un rapido sguardo al passato per guardare dritto verso il futuro.

“Addio vecchio Sangiorgi” vuol essere un doveroso tributo al mondo del varietà e dell’avanspettacolo filtrato dagli occhi esperti di Gianni Salvo che ne fa una lettura, spesso in chiave “mimica” che risulta appropriata e nello stesso tempo, colta, ricercata, originale.

L’istrionico, eccellente, bella voce, assolutamente padrone della scena, l’attore Angelo Tosto si esibisce in varie macchiette: molto divertente quella del messicano con il tormentone del “Qui sas” in coppia con Daniela Russello, garbata soubrette della serata.

I siparietti comici sono affidati al grande Tuccio Musumeci e alla sua sempre adeguata spalla, il bravissimo attore Enrico Manna. Lo sketch intelligente e non scontato “Mio fratello Filippo” provoca nel pubblico molte risate e nell’alto, “La Tassinara-Tappinara”  basato sul gioco degli equivoci, è Tuccio Musumeci a fare da spalla ad Enrico Manna. Una coppia molto affiatata con grande sintonia scenica.

Molto bravo, pacato, naturale, elegante e convincente l’attore-cantante  Claudio Musumeci: molto apprezzata, tra gli altri, la sua esibizione canora della canzone del mitico “The Voice”, Frank Sinatra, “I got you under my skin”

Signore  della macchietta napoletana, grande dignità e padronanza scenica,  caratterizza il magistrale Dodo Gagliarde. Un pubblico in ovazione ha accompagnato il suo “Il bel Ciccillo” con la credibilissima imitazione del “Principe della risata”, Antonio De Curtis (piccolissima parte dei suoi numerosissimi nomi e titoli) in arte Totò. Momento emozionante e fortemente evocativo: soltanto questo vale tutto lo spettacolo.

Grandi e lunghi applausi sottolineano, premiando un lavoro ben congeniato, divertente, coinvolgente.

E come disse Karl Kraus, “Quando sul palcoscenico del mondo qualcosa non funziona, attacca l’orchestra”. E adesso, musica! La ruffiana cornice della nobile ed antica arte chiamata “Teatro”.

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