Glam City, al Teatro della Tosse di Genova

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Ieri sera per la seconda serata del Life Festival, rassegna di cultura LGBTQI, la sala Dino Campana del Teatro della Tosse si è trasformata nella città di Catania grazie a “Glam City”, monologo tratto dal romanzo di Domenico Trischitta, portato perfettamente in scena dal regista Nicola Alberto Orofino con le magiche scene e gli originalissimi costumi di Vincenzo La Mendola a cui vanno i miei primi complimenti e applausi.
Silvio Laviano ha dato vita, in modo superlativo, a Gerry Garozzo, un ragazzo che negli anni ’70 a Catania sogna di entrare nel mondo dello spettacolo e fare il trasformista ma la città di quegli anni non capisce questo suo desiderio; va a Londra per festeggiare i suoi 21 anni ma torna nella città etnea dove tenterà una sua personale rivoluzione fatta di trasgressione e travestitismo. Straordinario Laviano nel dare vita a Gerry con un monologo denso, doloroso, senza un attimo di pausa, in un mix di dialetto catanese e italiano, spesso volutamente volgare, molto fisico ma sempre profondamente commovente.
Credo che ieri sera tra il numeroso pubblico che gremiva la sala io sia stata l’unica ad aver capito e apprezzato nei minimi dettagli la pièce sia per la lingua usata dal protagonista che per i luoghi evocati che conosco perfettamente avendo vissuto là per trent’anni ed essendomi laureata con una tesi in dialettologia siciliana ma dagli ininterrotti e calorosi applausi finali deduco che anche il pubblico genovese, nonostante il dialetto, si sia lasciato affascinare e commuovere dalla storia di Gerry.

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