Nuova mattanza

Nuova mattanza

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Puntuale e inesorabile ogni anno, la mattanza alle isole Faroe è ricominciata. 150 globicefali uccisi a coltellate. 150 mammiferi massacrati nel primo giorno di caccia. A renderlo noto è l’organizzazione senza scopo di lucro Sea Shepherd Conservation Society, che da anni si batte contro questa pratica barbara e per la tutela della fauna marina in tutto il mondo.

Gli animali vengono spaventati con le barche e obbligati a dirigersi verso la spiaggia, dove ad attenderli ci sono decine di uomini con coltelli, uncini e altri arnesi utili alla morte che infieriscono su di loro, senza pietà. Uno spettacolo chiamato “grindrap” che si svolge al cospetto della popolazione che vive l’evento come una tradizione da portare avanti e insegnare ai propri figli. Così dal XII secolo, epoca alla quale risale il primo grind, il sangue di creature innocenti, ogni anno, tinge il mare che circonda le isole Faroe, una regione autonoma ma comunque sotto la protezione del Regno di Danimarca e che vede il governo danese connivente con questa tradizione, al punto che in passato ha inviato squadre di militari per difendere i cacciatori dagli attivisti consentendo loro di proseguire la strage. Molti attivisti, nel corso degli anni, sono stati addirittura arrestati per aver agito contro questa inutile crudeltà. Purtroppo le forze dell’ordine e il governo locali sostengono la “saga” e dal 2015, oltre a punire chi cerca di salvare i cetacei, vengono condannati anche coloro che avvistano un gruppo di animali in mare e non lo segnalano ai cacciatori. Un dettaglio non trascurabile, considerando che la caccia ai cetacei è severamente vietata nell’Unione Europea. Ignorando la moratoria internazionale, 18 isole dell’Atlantico, Giappone, Islanda e pochi altri proseguono più o meno indisturbati l’arte venatoria.

Pertanto, fino ad ora, nulla è riuscito a fermarli e in una escalation di follia macabra e esaltata dopo aver intercettato il branco di cetacei, le imbarcazioni lo raggiungono, lo circondano, lo spaventano e lo guidano verso la spiaggia. Lì, la ferocia umana può aver sfogo, lì, gli uomini, se tali possiamo considerarli, armati di lame affilate sono pronti ad assalirli e torturarli. Con un colpo di coltello gli recidono il midollo spinale non prima di aver trascinato l’animale con un uncino.  Modalità agghiaccianti per l’agonia e il sofferenza atroce inferte a questi animali sociali e intelligentissimi, che soffrono non solo per la morte che può impiegare parecchi minuti prima di sopraggiungere, ma anche per lo strazio psicologico dovuto alla separazione degli altri membri del gruppo (tecnicamente chiamato pod).

Ancora una volta la Sea Shepherd Conservation Society ha deciso di denunciare il paese nordico alla Commissione europea. La speranza è che si possa mettere un blocco a questa anacronistica e barbara tradizione, non più necessaria per sostenere la popolazione sita poco più a nord della Gran Bretagna.

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