Esce venerdì “Il buio sotto l’orto”

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Sta per arrivare in libreria Il buio sotto l’orto (Operaincerta Editore), il nuovo romanzo dello scrittore ragusano Carmelo Ferrera. Dopo la raccolta di racconti Germogli di follia (2002) e il romanzo La natura di Titì Santa Barbara (2014), Ferrera nella sua ultima fatica racconta il rapporto conflittuale di Giovanni, il protagonista, con il padre e quello ambiguo con la madre, attraverso una serie di ricordi, grazie ai quali cerca di riappropriarsi del proprio passato per vivere, sereno, il presente.
Italianotizie ha incontrato lo scrittore.

Chi è Carmelo Ferrera?
Se dovesse chiedermelo un filosofo, o se mi chiedesse «Chi crede d’essere Carmelo Ferrera?», risponderei, uno che scrive proprio per tentare di capirlo. E per andare fino in fondo alla questione faccio parlare le mie opere che, anche se chiaramente di minor importanza rispetto ai grandi autori, recano in sé un lavoro autentico, raccolgono il meglio della mia persona. Solitamente gli uomini che scrivono considerano i racconti come una sorta di catarsi, perché se questo non si verificasse sarebbe difficile se non impossibile scappare da se stessi. Una fatica interiore non facile per chi non si accontenta semplicemente di raccontare una storia ma al contrario vuole scavare dentro l’animo umano.  Chi è Carmelo Ferrera? Vuoi chiedermelo ancora? Sinceramente non saprei cosa rispondere, forse solamente una persona che tenta di guardare profondamente l’essere umano e lo fa con la scrittura.

Il buio sotto l’orto non è il tuo primo romanzo. I precedenti lavori di cosa parlano?
È vero, Il buio sotto l’orto non è il mio primo racconto o romanzo, se preferisci. Lo hanno preceduto tanti ripensamenti, pagine strappate, pseudo poesie, molte riflessioni, tante imprecazioni contro un’isola bella ma dove, senza lavorare per campare, ci si potesse dedicare totalmente alla scrittura. Ed invece, il caos della mia vita!  E proprio in questo caos hanno visto la luce i racconti contenuti in Germogli di follia.
La scrittura probabilmente era ancora acerba, ma l’impegno serissimo. I Germogli si aprono con le vicissitudini di Giacomo, giovane disoccupato che diventa improvvisamente come una statua di gesso, immobile, scatenando le reazioni della madre e il biasimo dei paesani. Di seguito Ladri di pietre, che vede protagonisti dei bravi ragazzi che per divertimento cercano di procurarsi soldi rubando delle pietre sommitali, ben lavorate, dei muretti a secco. Verranno fermati da Angela, emarginata e provata dalla vita ma che riuscirà a vendicare i luoghi paterni dissacrati dagli annoiati ladruncoli. È una raccolta di otto piccole vicende da leggere con la benevolenza dovuta a un’opera prima.
Più maturo il racconto La natura di Titì Santa Barbara. Pur non essendo un’autobiografia reca in sé parecchi tratti del mio vissuto. È ambientato in un ipotetico borgo chiamato “Marina”, ma per varie coincidenze, coloro che lo hanno letto, hanno voluto pensare si trattasse di Marina di Ragusa. Titì prende il suo soprannome da una scogliera chiamata Santa Barbara, è un pensatore, innamorato della natura, degli amici e delle donne, un uomo che si ferma a pensare. Dove si svolge l’azione per me ha poca importanza. Oggi non è più disponibile. Come la natura genera ma può anche distruggere, mi piace considerare questo racconto come materia del mio essere ma appunto essendo materia soggetto anche alla morte. I libri hanno una vita vera solo se restano nella memoria di chi li ha letti, con tristezza affermo che a Ragusa, purtroppo molti libri muoiono…
Un altro racconto ha per titolo, Nera. È la storia di un bancario pendolare tra Ragusa e Catania, un uomo che vive un equilibrio instabile all’interno di un mondo dove i pensieri si rincorrono ossessivamente, un mondo fatto di abitudini, di gratificazioni individualistiche e banali, dove, consapevole della sua pochezza tenta di cambiare inutilmente finché una sera, l’imprevisto gli tende un agguato. Un incidente, sulla strada di casa. Investe una prostituta di colore che chiamerà Nera. L’incontro di breve durata lo metterà in crisi, tra vicende alterne dovrà confrontarsi con la propria codardia e…il finale è sospeso perché non ho voluto scrivere un finale, proprio come le storie vere che continuano nella nostra vita.

E adesso arriva in libreria Il buio sotto l’orto.
In quest’opera racconto gli avvenimenti, realmente vissuti da Giovanni, il protagonista, a Torino e quelli che lo stesso personaggio vive nei suoi ricordi e nella sua fantasia in Sicilia.  Questo racconto ruota attorno al disperato tentativo del protagonista di mantenere vivi i ricordi, ricostruendoli tramite l’immaginazione. Per lui all’oblio è sempre preferibile un ricordo anche del tutto immaginifico, un ricordo totalmente nuovo. Fuggito dalla sua terra natia, vive da tempo a Torino, città che lo ha accolto come una madre vera, ma nella quale viene travolto dal fortissimo richiamo dei luoghi e delle persone care della sua infanzia, racchiuse oramai soltanto nella memoria. Emerge così la conflittualità di quei rapporti lontani che lo obbligano a ricostruire i rapporti con le figure dei genitori. Attraverso il buio dell’oblio dove tutto sembra finire, il conflitto aspro si trasforma in recupero per quelle radici che, nonostante tutto, sono così profonde e con le quali Giovanni dovrà fare i conti per comprendere la precarietà dei suoi sentimenti. Questo racconto mi ha svuotato, lo considero il meno autobiografico, perché in fondo può essere considerato come la biografia di tanti siciliani trapiantati nel nord d’Italia.

Stai già lavorando a qualcosa di nuovo?
È drammatico aver poco tempo da dedicare alla scrittura, avere la voglia, sentire il richiamo dei pensieri ma non poterli tradurre in pagine. So con certezza che riesco a stendere sulla carta soltanto quello che vivo intensamente, dalla sofferenza alla gioia che la vita mi concede. Chissà, forse un giorno, non lontano, ritroverò quella pulsione che ti fa superare le difficoltà contingenti.
Permettimi adesso di sfruttare questa occasione per ringraziare Operaincerta Editore che ha voluto pubblicare questo libro e tutti coloro che mi hanno stimolato, sostenuto, consigliato e perché no, anche agli autori che, nel tempo, mi hanno formato, da Hemingway a Kafka, da Sciascia a Conrad e pochi altri, loro mi hanno dato la forza necessaria a vincere tutte le incertezze e le paure legate alla scrittura.

Il buio sotto l’orto sarà in libreria il primo giugno, lo stesso giorno verrà presentato, alle ore 19, presso l’auditorium Santa Teresa, via delle Suore n.5, a Ragusa Ibla.

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