Riflessioni notturne su razzismo e vittimismo

Riflessioni notturne su razzismo e vittimismo

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Io non lo so se anche in passato è stato così, di sicuro c’è stato un passato di cui ho memoria in cui essere razzisti era una cosa di cui vergognarsi, un sentimento che esisteva – come ovvio – ma che veniva quasi sempre cacciato in un angoletto, tirato fuori con un po’ di vergogna magari solo con certi amici, cose così.
Oggi è successo qualcos’altro, qualcosa che ha cambiato radicalmente tutto questo.
Improvvisamente, probabilmente amplificato da questo specchio gigante che sono i social network, è stato sdoganato questo sentimento, è diventato normale, si sono accorti di essere in tanti e di non essere soli e allora la cosa è diventata normale, ci sono davvero persone che credono che la vita di altre persone valga meno e credono che sia normale.
Però è successa anche un’altra cosa e sinceramente non so se era mai successa prima, non in queste proporzioni almeno: oggi ci sono milioni – cristo, milioni – di persone convinte di non essere razzista perché stronze ma di essere razziste perché delle vittime, anzi, qualcuno neanche si accorge di esserlo, è convinto di essere una vittima che si sta semplicemente difendendo.
Naturalmente quello da cui si stanno difendendo è una costruzione fittizia, una scusa buona per non mettere in discussione il merdosissimo sistema liberista e capitalista in cui ci siamo infilati da anni.
Una costruzione fatta di numeri inventati, di emergenze finte, di complotti che sono diventanti granitiche e inestricabili verità nelle loro teste.
La cosa più sbagliata da fare in giornate come queste è andare a leggere i commenti, nei post dei quotidiani o dei soggetti con molto seguito, ma io ovviamente l’ho fatto e ho veramente provato le vertigini, una montagna insormontabile di cose non vere che era praticamente impossibile anche solo mettere in fila.
La cosa che fa veramente stare male è che ho avuto la netta sensazione che si sia arrivati a un punto ormai irreversibile – temo – di incomunicabilità, un punto in cui anche di fronte ai numeri si potrebbe riuscire a dialogare o a trovare una specie di punto di incontro, ancora meno lo si può trovare su dei sentimenti, come l’umanità o l’empatia, completamente sommersi dal rancore vittimistico alimentato in questi anni.
Come si fa a dialogare di fronte a questo “combinato disposto” di razzismo e vittimismo?
Come si scala quella montagna?
Non dico nulla di nuovo sicuramente, è solo un post da insonnia, però comincio a sentirmi profondamente a disagio in questo paese, comincio a pensare che forse siamo di fronte a una spaccatura che non abbiamo mai visto.
Abbiamo avuto gli anni di piombo ma non so se anche in quegli anni così difficili si fosse persa completamente l’umanità com’è successo oggi.
Non so dove andremo a finire, forse tutto questo è solo una sensazione amplificata mostruosamente da questo mezzo ma non ne sono così sicuro.
Ho un brivido che somiglia un po’ alla paura, credo.
Di sicuro non dormo prima di aver fumato una sigaretta.

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