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Grande successo, domenica pomeriggio 10 giugno, per l’ultimo lavoro in cartellone della stagione teatrale 2017/2018 al Teatro L’Istrione di Catania: ‘U contra di Nino Martoglio.

Uno spettacolo sicuramente non facile, “’U contra” di Nino Martoglio è una commedia di tradizione popolare che ci mostra una Civita povera, fatta di pescatori dalle tinte grigio cemento, quelli tipici della fame nei primi del novecento. Il linguaggio usato dall’autore, i personaggi “caricaturali” e a volte sopra le righe, induce molti a calcare la mano, come scrive l’attore e regista Valerio Santi nella sua prefazione, e questo non soltanto è sbagliato ma anche molto rischioso.

Valerio Santi realizza, pertanto una “mise en scéne” semplice ma incisiva, di gran ritmo ed equilibrio scenico ed interpretativo, mai “gridata” (come in molti spesso scelgono di fare).

La scena, realizzata dallo stesso, è essenziale e di grande efficacia: riproduce un cortile tipico del quartiere catanese della Civita con tre diverse abitazioni.

La direzione tecnica è di Aldo Ciulla, light design di Ségolenè Le Contellec, gli umilissimi ed appropriati costumi della Costumeria L’Istrione, le riprese video di Alfio Nicotra.

Intorno al personaggio “buffo” ma di grandi valori morali, Don Procopiu Ballaccheri, ruota l’intera vicenda. Tipico della scrittura di Martoglio è l’uso del “peccuru” (o ‘nciuria): si tratta di dare un soprannome scherzoso alla persona che spesso allude a dei suoi difetti fisici o morali.

Dunque “Ballaccheri” è il soprannome dato a Don Procopio per evidenziare la sua arte “oratoria” contorta e spesso incomprensibile di cui fa grande abuso per intontire di finta cultura i civitoti che lo circondano. Mangiando dei fagioli bruciati di Sara La Petrajana si intossica talmente tanto che il suo malore viene scambiato per colera. Viene chiamato in suo aiuto il dottor Anfuso che gli somministra un unguento prezioso per la cura della tossicosi ma questo unguento viene scambiato per ‘u contra (l’antidoto per il colera) da tutte le civitote ma in particolar modo dal furbo, dissoluto ed opportunista Don Cocimu Binanti. Il Dottor Anfuso, grande di cuore e preparato nella professione, regala a Don Procopiu la rimanenza della bottiglietta con la cura e, impietosito dal racconto della povera, umile e travagliata vita di Don Procopiu, gli regala dei soldi per comprarsi del cibo.

All’invito di Cocimu Binanti di vendere il finto “contra” ad una ricca civitota ammalata e dividere in due il ricavato, Don Procopiu si rifiuta categoricamente poiché si tratta di un’azione disonesta ed immorale.

Al contempo assistiamo al nascere della storia d’amore tra Pippinu, figlio della calabrese Cuncetta Pecurajanca e Tina, figlia di Sara La Petrajana. Il tutto condito dalla disarmante ignoranza ma anche dalla simpatia di Cicca Stonchiti.

Un eccellente, naturale, credibile, impeccabile Don Procopiu Ballaccheri è l’attore e regista Valerio Santi. La sua interpretazione è “simbiotica”: Don Procopiu è Valerio e viceversa in ogni sua sfumatura, sia essa verbale, sia essa fisica.

Una bravissima, convincente, divertentissima Cicca Stonchiti reca il volto e la professionalità dell’attrice Rosaria Francese. Degno di nota il grande affiatamento scenico tra quest’ultima e Valerio Santi nella scena della dettatura della lettera per la padrona di casa.

L’umano, empatico, grande professionista Dutturi Anfusu è ben interpretato, con eleganza e genuinità dal sempre adeguato attore Concetto Venti.

Molto spontanea e con grande padronanza scenica, l’attrice Raniela Ragonese è Sara La Petrajana. I due giovani ed abilissimi attori, innamorati sulla scena, Roberta Andronico e Luigi Nicotra, sono rispettivamente Tina e Pippinu.

Il bravissimo, istrionico attore Salvo Scuderi è nella commedia il furbo e disonesto Don Cocimu Binanti. Nota a parte, sorpresa gradita per lo spettatore è l‘interpretazione del ruolo di Cuncetta Pecurajanca da parte del sempre egregio attore Francesco Russo. Con l’acca inspirata tipica della parlata calabrese e il vizio incontrollato dello “sputo facile”, Francesco Russo ha fatto divertire senza eccessi e senza ricorrere alle esasperazioni.

Con “ ‘U contra” si conclude la stagione teatrale 2017/2018 del Teatro L’Istrione dal titolo “A Ciasc1 il suo”. Valerio Santi invita il pubblico a partecipare anche alla prossima, dal titolo “Così è se vi pare”, presentata qualche settimana fa.

 

 

E lui stesso suggerisce che, anche quando il suo pubblico non volesse partecipare alla futura produzione a L’Istrione, l’importante è andare a Teatro perché il teatro è una veicolo culturale importantissimo e sveglia le coscienze assopite dal conformismo e dal pressapo

chismo. Purché sia fatto bene e con il rispetto che questa altissima forma d’arte merita.

E anche con Don Procopiu Ballaccheri ho avuto il piacere di stringermi la mano, prematuramente magari o forse no, chi può dirlo? Del resto l’età anagrafica è solo un numero, ma il valore di quel numero è dato dall’esperienza. Oggi, dopo circa un mese di frequenza, le nostre strade si divideranno, io incontrerò altri personaggi, lui incontrerà altri uomini, ma sono certo che più in là ci incontreremo ancora. Naturalmente non so se ho reso più o meno giustizia alla fama e alla gloria che precede l’entità di questo gigante buono ma poco importa, ciò che so per certo è di averlo trattato con rispetto, perché con la vita degli altri non si gioca mai. Il mio bagaglio adesso ha una storia in più, un’esperienza in più, custodita gelosamente nell’armadio dei ricordi” (Valerio Santi)

 

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