Sfruttamento di esseri viventi

Sfruttamento di esseri viventi

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Prigionieri, ridotti in schiavitù, vivevano e lavoravano in condizioni disumane. Gli ultimi casi, venuti alla luce della cronaca, riguardano le campagne siciliane. Trapani e Ragusa. Venivano pagati 3 euro al giorno, nelle coltivazioni di Marsala, pane secco per cibo e senza riposo. Dall’alba, per dodici ore, nei vigneti e oliveti.  Storie del terzo millennio.  Storie di caporalato che usavano minacce, soprusi e brutalità. Dovevano chiamarli padroni e non protestare gli immigrati, reclutati ogni giorno da due agricoltori del trapanese. Tutte le mattine andavano a prelevarli e li portavano nei loro campi a vendemmiare, raccogliere olive, frutta e verdura. Arrestati per sfruttamento della manodopera, grazie alle intercettazioni e alle telecamere installate dagli investigatori per inchiodare i due responsabili. Gli immigrati venivano chiamati con i nomi dei giorni della settimana. Costretti a vivere in un capannone senza servizi igienici e assoldati direttamente dai Centri di accoglienza per migranti.

Nelle campagne ragusane invece, l’imprenditore è un albanese, i braccianti venivano pagati soltanto i giorni che lavoravano, ovviamente assunzione in nero e pochi euro di retribuzione.  Vivevano in decrepite abitazioni senza fogne, con i liquami che si spargevano a cielo aperto richiamando ratti e insetti. Tra loro una donna incinta che lavorava nelle serre a 40° di calore. Piegata a raccogliere melanzane nonostante le sue condizioni. Storie come tante, troppe, dove tutto è negato, storie di oppressori e oppressi costretti a sottostare alle leggi del caporalato, nelle campagne di Sicilia.

Uomini e donne trattati come bestie, già perché questo trattamento solitamente è riservato agli animali da spremere a proprio beneficio, senza pentimento e senza la minima sensibilità. Esseri viventi non considerati tali. Senza diritti, dignità e considerazione. È la società moderna basata sullo sfruttamento dei più deboli. Ci provocano ancora indignazione i documentari e i libri sulla seconda guerra mondiale dove i metodi nazisti annullavano la persona ebrea riducendola a un numero senza importanza e oggi sostituiamo quel numero con i giorni della settimana. Spersonalizzazione per trarre vantaggio. Esseri umani ridotti a macchine produttive.

Dove sta la differenza tra ieri e oggi?

È ancora parte di noi, una costante della nostra società, e genera quotidianamente profitto dalla sofferenza altrui, nascondendo le pratiche crudeli. Un business pari al traffico della droga o delle armi. Nessuno scrupolo. Nessuna distinzione tra adulti e minori o di genere. Sono mille le storie come queste. Cambiano i nomi. Cambia a volte il colore della pelle o l’idioma. Ma le condizioni no. Lo sfruttamento, neppure. Eventi crudeli di miseria e di chi su questa miseria ci specula continuamente ieri come oggi.

E proprio in questi giorni, nel Belpaese, la parola immigrazione passa di bocca in bocca, finalmente li respingiamo. Grazie Lega. Basta accoglienza. Nessuno sbarco. Salvini ci ha protetti dagli uomini che vengono in Italia a godere del sole e ha rubarci il lavoro.

Basta anche alla forza lavoro stagionale dei lavoratori stranieri nella raccolta nei nostri campi?

 

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