L’OMBRA DI EURIDICE: mai voltarsi indietro

Print Friendly, PDF & Email

Grande successo al Castello Ursino di Catania per “L’ombra di Euridice”, regia di Angelo D’Agosta, produzione Teatro Stabile di Catania, andato in scena dal 7 al 10 e dal 15 al 17 giugno c.a.

Un lavoro ben rappresentato, dialoghi intensi affrontati con grande naturalezza e padronanza,  un impianto scenico, a cura del Teatro Stabile di Catania, essenziale ma efficace ove risulta di grande impatto emotivo il gioco di ombre umane che giocano dietro un pannello: sono le anime dell’Ade in una danza metaforica piena di contenuti.

I costumi appropriai sono di Riccardo Cappello, gli arrangiamenti e le musiche di Vincenzo Gangi, gli arrangiamenti corali e voce solista di Costanza Paternò, le coreografie e i movimenti scenici di Amalia Borsellino, luci di Salvo Orlando, assistente alla regia Agnese Failla, voce fuori campo di Giovanni Anfuso.

Un classico della letteratura mitologica greca ritorna nelle nostre menti e ci fa riflettere sull’importanza e la bramosia di vita. Come scrive il regista Angelo D’Agosta “questo spettacolo racconta di “altri Orfei e di altre Euridici”. Si racconta di un viaggio all’inferno, il viaggio di chi, vedendo la persona amata spegnersi lentamente, un poco alla volta, non riesce né a trattenerla né a farla andare via. Perché spesso andare è un sollievo al dolore … di chi va, non per chi resta”.

Così accade che in una scena Orfeo si “attualizza” diventando Alessandro Orfei chiuso in una casa di cura perché traumatizzato dalla morte della propria donna, donna che fa pensare ad Euridice. L’essere umano è Orfeo ed Euridice al tempo stesso;  nella spasmodica ricerca dell’amore eterno che sconfigge anche la morte.

Orfeo e Euridice, era una coppia di sposi innamorati e felici. Egli era forse il figlio della musa Calliope e del re tracio Eagro. Lei era una bellissima ninfa amadriade. La loro felicità durò fino a quando il giovane Aristeo, un figlio del dio Apollo, si innamorò perdutamente non ricambiato della donna.  Un giorno, nel tentativo di sfuggire ad Aristeo, inciampò in un serpente velenoso, che la uccise mordendola. Orfeo si disperò terribilmente e, incurante del destino, decise di scendere agli inferi per andare a riprendersi la sua amata. Come prefigurati dalla mitologia greca, gli inferi erano pieni di pericoli e non così semplici da aggirare per un comune mortale quale era Orfeo che dovette affrontare numerose prove per raggiungere Ade e Persefone, il re e la regina degli inferi, gli unici in grado di restituirgli Euridice.

Orfeo riuscì ad ammansire Caronte con il suono della sua lira e, alla stessa stregua riuscì ad incantare  Cerbero, il cane a tre teste che fungeva da guardiano. Dopo aver affrontato e superato altri ostacoli, finalmente giunse al cospetto dei due sovrani degli inferi. Persefone, intenerita dall’amore di Orfeo, permise all’innamorato di riavere la moglie soltanto se, durante il tragitto che li avrebbe condotti fuori dall’Ade, egli non si sarebbe mai voltato a guardarla.

Orfeo avanti e l’ombra di Euridice indietro, intrapresero così questo cammino nel tentativo di ritornare insieme nel mondo dei vivi. Ad accompagnarli c’era Ermes, il messaggero degli dei.  Giunti sulla soglia Orfeo si voltò perché convinto di essere ormai del tutto fuori. Euridice, che però non era ancora uscita, scomparve per sempre.

Il ruolo della bellissima e dolce ninfa Euridice è interpretato egregiamente, con grande naturalezza e dignità scenica dall’eccellente attrice Giovanna Mangiù.

Il giovane, intraprendente, coraggioso Orfeo ha volto ed anima del valente, preparato attore e regista Angelo D’Agosta.

Il versatile e preparatissimo, sempre convincente attore Filippo Brazzaventre, da volto ad Ermes, il messaggero degli dei.

Un’esemplare Liliana Randi è in scena la comprensiva regina degli inferi, Persefone.

Completano il cast Amalia Borsellino, coreografa dei balletti e dei movimenti scenici e Costanza Paternò che la coadiuva nei movimenti delle ombre.

Una “mise en scéne” semplice ma molto emozionante, efficace, piena di poesia e sentimento puro: questo è Teatro con la “Ti” maiuscola.

 

Canta, amore, canta! Il tuo canto arriva sempre da me.

Non ti girare! Sono vicino, dietro di te.

Devi solo credere, credere ciecamente in me.

Nostro destino, cattivo gioco di Dei, è di essere separati

da mondi diversi, da inferni e da paradisi.

Nostro destino sarà di cercarci per sempre dappertutto,

perché siamo due metà di un unico universo.

Canta, amore, canta, i tuoi versi nascono in me,

Sono la musa eterna e irraggiungibile,

L’amore infinito, che devi sempre nuovamente perdere.

Non guardarti intorno, ricordati solo la mia immagine!

L’inferno si trasforma quando sono insieme a te;

perché l’amore è talmente possente nelle nostre poesie,

che scompare quel mondo rosso e nero anche dentro di me.

Canta, amore, canta, così mi consoli,

anche se siamo per sempre condannati per camminare soli.

Solo la pioggia delle tue lacrime scorre dal cielo di accarezzare me.

Io ti aspetto da tempo immemorabile,

nasco mille volte con cuore innamorato di te,

e ti aspetterò ascoltando per sempre,

la musica tua, le nostre segrete frequenze.

 

Canta, amore, canta! Il tuo canto ti porterà un giorno da me.

Non guardarti intorno, nel nostro amore ciecamente devi credere,

perché io non posso ne vivere, ne morire senza di te.

(Anonimo – Orfeo ed Euridice)

 

Il prossimo spettacolo per la rassegna “Altrove” si terrà presso la Chiesa San Nicolò l’Arena il 19 giugno-1 luglio dal titolo Studio su “Storia di un Oblio” di Laurent Mauvigner con Vincenzo Pirrotta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*