Il Festival di Yulin non si ferma

Print Friendly, PDF & Email

È arrivato il 21 giugno è il solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno e l’inizio dell’estate. Ma non per tutti è un giorno di festa anzi al contrario è una giornata di lutto non soltanto per tutti gli animalisti del mondo ma per chiunque sia una persona civile e dotata di un briciolo di sensibilità.

A Yulin, in Cina, viene organizzato il Festival della carne di cane. Si celebra in occasione del solstizio d’estate del 21 giugno e dove in appena dieci giorni, tantissimi cani vengono uccisi, cucinati e mangiati. Un autentico massacro per migliaia di animali indifesi. Ogni anno, a Yulin prende il via un massacro di proporzioni gigantesche. Un festival che di festoso non ha nulla.

10.000 cani destinati al consumo dei partecipanti. Perché?  Il motivo di questo massacro nasce dall’idea che la carne di cane è ritenuta fonte di salute, fortuna e vigore sessuale.

Catturati per strada o rapiti dalle loro case vengono rinchiusi per giorni, ammassati in gabbie piccolissime con i musi legati con corde per evitare che si azzannino tra loro. Dopo giorni di terrore trascorsi ammucchiati uno sull’altro vengono bolliti, cucinati lentamente, devono morire in 20 minuti per rendere la loro carne più morbida. Un pratica tra le più crudeli: bolliti vivi, scuoiati mentre ancora respirano, picchiati a morte per renderne la carne più tenera e per procurar loro scariche di adrenalina che, secondo barbare credenze, servirebbe a potenziare l’energia sessuale di chi la consuma. Sono convinti che renda l’uomo sessualmente più virile. Mangiano il cane perché è un animale felice, dunque il loro spirito ne trae benefici…

Una vera e propria mattanza che non si ferma davanti a nulla.

Un festival macabro e inaccettabile che ha scatenato reazioni in tutto il mondo, da anni si lanciano petizioni e iniziative per scuotere le coscienze. Per noi sono considerati veri e propri compagni di vita, impossibile restare impassibili e non manifestare indignazione, dolore, disperazione per i tormenti inflitti a questi esseri indifesi. Silenzio invece da parte di coloro che potrebbero realmente fermare lo scempio,presidenti, premier, politici, imprenditori, tacciono come se queste mattanze non esistessero forse per non incrinare i rapporti diplomatici con una delle più grandi potenze economichedel mondo. Nonostante ciò la protesta degli animalisti prosegue e molti volontari cercano di salvare le vittime della strage.  La speranza è che a furia di disapprovare si arrivi all’abolizione del commercio di carne di cane. La tradizione non può e non deve essere un pretesto per giustificare la cultura della crudeltà e della morte: tradizione e cultura devono adeguarsi alla crescente sensibilità e consapevolezza che gli animali, tutti, non sono cose, ma esseri senzienti dotati cioè di capacità di provare sensazioni, di sensibilità e di conseguenza portatori di diritti, quello alla vita in primis.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*