Stefano Scala – Compàs il ritmo e la ricerca

Stefano Scala – Compàs il ritmo e la ricerca

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Quella del viaggio è una metafora molto insidiosa. Non fosse altro per la frequenza con la quale viene tirata in ballo, anche nelle recensioni musicali.
Se il lavoro in questione poi è di un ricercatore appassionato come Stefano Scala la tentazione di aggrapparsi all’idea del viaggio si fa sempre più consistente. 
Tuttavia occorre essere chiari e sgombrare il campo dagli equivoci. “Compàs” è qualcosa di più che un viaggio tra i ritmi e le note di autori universalmente noti: Bizet, Stravinskj, Piazzolla, Satie tra gli altri. Il lavoro del percussionista milanese è, come sempre, una ricerca. Nulla di ripetitivo, di olografico. Niente che dia l’impressione di cover da cartolina o riletture da salotto per palati dal gusto superficiale. 
Nel lavoro di Stefano Scala non c’è la foto di un luogo preciso, ma la radiografia di una ricerca piena di passione e di rispetto per le note, le partiture e le tante intuizioni degli autori originali. Il rischio di rendere all’ascoltatore note buone per la pubblicità di un amaro o di un qualsivoglia deodorante è tenuto lontano da una solida preparazione, da una “retta intenzione”. Dare alla musica il suo ruolo, la sua centralità. Che siano a suonare le marimbe o altre innumerevoli percussioni, quello che traspare è comunque l’intento del musicista di dimostrare quanto preziosa possa essere ogni cultura musicale. Questa sembra essere la missione, il fuoco interiore che anima il percorso musicale di Stefano Scala. Uno sguardo alla sua discografia sembra confermare questa impressione. 
Nel suo sito www.stefanoscala.com è possibile trovare molte informazioni su questo musicista capace di unificare attraverso l’arte i ritmi dell’Amazzonia con i rituali del Monte Athos. 
Sono quindici i brani proposti in questo ultimo tassello discografico edito da Pongo New Line e dove tanghi e milonghe sussurrano all’ascoltatore piccole verità senza tempo. Uno solo il pezzo affidato alla creazione dell’autore milanese. Una chiusura in “Tango loco solo” che lascia il sottile rimpianto che Scala non abbia dato altro spazio a se stesso.

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