Tormento e poesia ne “L’altro figlio” e “La cattura” di Luigi Pirandello al Castello Ursino di Catania dal 27 al 29 luglio c.a.

Tormento e poesia ne “L’altro figlio” e “La cattura” di Luigi Pirandello al Castello Ursino di Catania dal 27 al 29 luglio c.a.

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Sold out e scroscianti applausi sottolineano il grande successo dell’originale, attenta,  divertente ed innovativa regia del pregevole Angelo Tosto.

Terzo appuntamento in cartellone della mini rassegna del Teatro Stabile di Catania al Castello Ursino con “Novelle per un anno” del “sommo genio”, Luigi Pirandello (come lo definisce il regista). Costumi di Riccardo Cappello, luci di Salvo Orlando, suono di Giuseppe Alì, foto di scena di Antonio Parrinello.

Un cast affiatatissimo, equilibrato, divertente conquista un pubblico attento che varie volte sottolinea con applausi i diversi momenti della “mise en espace”.

Connubio perfetto tra recital a leggìo  e messa in scena dinamica: è come se si aprisse una finestra sul racconto palesando i personaggi delle novelle magicamente estrapolate da quelle pagine fatte di parole pregne di drammaturgia pirandelliana.

La compagnia teatrale aspetta i copioni nuovi con l’enfasi di un bambino alla vista del nuovo giocattolo da conoscere, apprezzare, far proprio.

Tante le personalità degli attori ai quali vengono assegnati le parti ed è questa diversità che genera armonia, equilibrio, divertimento ma anche riflessione ed emozione.

Due sono le novelle in scena: “L’altro figlio” e “La cattura”.

La prima sottolinea il tormento di una madre, la seconda la poesia di una vita a contatto con la natura, l’importanza del sapere per sapere meglio vivere.

“L’altro figlio” racconta la storia di Mariagrazia, una povera vecchia, beffeggiata dalle comari del paese, le bravissime, sempre adeguate attrici Ramona Polizzi e Giorgia Boscarino, che vive di elemosina nel paesino di Farnia. La bravissima attrice Alessandra Costanzo è una straordinaria, intensissima Mariagrazia. La sua interpretazione fa vibrare l’anima di emozioni profonde e trasmette, con grande dignità scenica, un dolore rimasto “grido sordo” nel petto, rabbia implosa di donna violata senza scrupoli e ripensamenti.

Mariagrazia ha due figli, emigrati in America quattordici anni prima, che sembrano essersi dimenticati di lei;  vive nel loro ricordo e nella speranza di rivederli e cerca in tutti i modi di mettersi in contatto con loro: si rivolge all’avvenente Ninfarosa che, invece di scrivere per lei l’ennesima lettera, riporta sul foglio un mucchio di scarabocchi.

La sempre adeguata, sicura, valente attrice Lucia Portale interpreta la “conturbante”, vendicativa Ninfarosa.

Grazie al giovane medico del paese, interpretato dall’istrionico, garbato, Liborio Natali,  Mariagrazia scopre la beffa di Ninfarosa e, disperata, chiede aiuto all’uomo. Il medico scopre che la vecchia ha anche un altro figlio, Rocco Trupìa, interpretato egregiamente da Giampaolo Romania, che è stato sempre rifiutato ed ignorato dalla madre perché frutto di una violenza efferata per diversi giorni.

Ne “La cattura” protagonista è Guarnotta che torna a casa, come tutti i giorni, sulla sua asinella;  la strada è deserta e Guarnotta giunge sempre a casa impolverato sapendo che la moglie (Alessandra Costanzo) l’ avrebbe accolto brontolando: dalla morte del figlio, Guarnotta porta sempre il lutto. Giunto alla curva dello stradone, si vede saltare addosso da tre banditi armati di fucile, con la faccia bendata che l’obbligano a scendere dall’asinella e lo catturano legandolo e bendandolo. Si ritrova la mattina in una grotta e comprende di trovarsi in un’altura, per terra, con le mani e i piedi legati; vede entrare uno dei tre con il viso bendato, una matita ed un foglio di carta in mano, che gli intima di scrivere. Guarnotta riconosce in lui  Manuzza (Liborio Natali), chiamato in quel modo per aver un braccio più corto. L’altro bandito è Fillicò (Giampaolo Romania), il terzo, sempre di guardia è interpretato egregiamente dal duttile e poliedrico attore Francesco Russo.  Il carcerato deve spiegare loro come  temperare la matita e parlò loro anche della luna, delle stelle che Dio aveva creato, della terra che gira come una trottola, di astronomia riuscendo ad attirarne l’attenzione  e col tempo anche l’ammirazione.

Quella stava diventando per Guarnotta una vita nuova cui si adattava sempre più e sempre meglio: non gli interessava più ritornare a casa. Fillicò arrivò a portare in grotta anche la moglie che aveva al seno un bambino, con una bambina che donò al nonno Guarnotta una bella corona di pan bucellato e anche Manuzza portò i suoi figli.  Una domenica, dopo due mesi dalla cattura, il vecchio morì; i briganti lo ricordarono per sempre come un santo che si era meritato il paradiso: il purgatorio glielo avevano fatto scontare loro.

L’eccellente, poetico, competente attore Angelo Tosto dona volto ed anima al vecchio saggio e sapiente Guarnotta. La sua è un’interpretazione naturale ma intensa, emozionante.

Degno di “simpatica” ed esilarante nota, tra l’una e l’altra novella, è la lettura del testo della canzone “Vattene amore” da parte della bravissima Alessandra Costanzo spalleggiata dall’attore Giampaolo Romania (trottolino amoroso du du du, da da da): a nostro avviso il più brutto testo canoro del cantautore Amedeo Minghi che, paradossalmente, ottiene il terzo posto al Festival di Sanremo del 1990.

Grandi, sentiti, meritatissimi, lunghi applausi sono tributati al cast al termine dello spettacolo: questo è Teatro vero, arte e cultura allo stato puro.

Il prossimo appuntamento è fissato per  il 3-4-5 agosto c. a. al Castello Ursino di Catania con “Il vitalizio” e “La paura del sonno”: stessa squadra vincente, stesso eccellente portiere, Angelo Tosto.

 

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