Mari inquinati da plastica e cattiva depurazione

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Servirà al cambiamento l’ennesima denuncia di Legambiente sullo stato dell’inquinamento dei nostri mari? L’allarme che le analisi della barca a vela Goletta Verde dopo due anni di navigazione per analizzare la qualità del mare e delle spiagge italiane è chiaro e preciso: il 48% dei campioni prelevati risulta fortemente inquinato a causa della scarsa presenza di depuratori. Su 149 foci monitorate, 106 sono quelle incriminate. Una situazione tragica se pensiamo che proprio le acque delle foci di fiumi e canali finiscono nelle spiagge portando con sé il loro bagaglio di contaminazione batterica. Ma il bilancio sullo stato di salute non si ferma solo a questo, un rifiuto su tre arenatosi sul bagnasciuga è costituito da materiale plastico. Ovunque oggetti usa e getta sostituiscono conchiglie, stelle marine e granchi, in effetti, oggi passeggiare sull’arenile, magari al tramonto, quando il cielo si fa romantico, consente la raccolta di tappi di bottiglia, piatti, cotton fioc, posate e buste. Un tripudio di rifiuti. Oggetti utilizzati una sola volta che una volta in acqua ci restano per secoli.  Il conteggio riporta un risultato di 620 rifiuti ogni cento metri di spiaggia.

Il nostro straordinario patrimonio ambientale, subisce minacce continue, su più fronti, che mettono a serio rischio l’integrità di questi ambienti fondamentali per la vita della nostra Penisola. Innanzitutto la mala depurazione di cui soffrono vaste aree, nonostante le più condanne ricevute dall’Europa, porta soprattutto al sud la criticità ad urgenza. Ma a quanto pare si preferisce pagare all’Ue una multa da 25 milioni di euro, più 30 milioni ogni sei mesi finché non ci metteremo in regola, piuttosto che affrontare e risolvere la problematica che, andrebbe a vantaggio di salute ed economia. A questo agire, ci aggiungiamo anche il rifiuto plastico che, non si dissolve mai, riducendosi in minuscoli frammenti che causano danni enormi alla biodiversità, all’ambiente, alla salute e all’economia, e il quadro è completo.

Mancanza di sensibilità politica ed educativa stanno rovinando i nostri ambiti luoghi naturali. Finchè lo sviluppo consumistico e industriale sarà considerato più importante dell’ambiente e delle persone i progetti delle associazioni ambientaliste e dei volontari verranno continuamente rinviati o addirittura elusi. Ignorati come gli scarichi fognari non depurati e i rifiuti che mettono a repentaglio la salute dei bagnanti e quella dell’intero ecosistema. Non c’è altro da fare se non responsabilizzare i governi affinché chiudano gli impianti più inquinanti e ripuliscano il territorio, finanziando anche i progetti delle organizzazioni volti a concretizzare i primi interventi di emergenza. Una lotta ai fattori di rischio attualmente molto diffusi che offrirebbe solo benefici. Un ipotesi che somiglia molto a una sfida epocale.

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