Funerali

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C’era un mondo su quel ponte, c’era un po’ di tutta quell’umanità che fa parte della quotidianità: lavoratori, turisti, amici e coppie. I loro nomi sono stati scanditi a uno a uno, tante, troppe persone. Magone e tristezza. Genova in lutto con le sue bandiere a mezz’asta. Un luogo, quello del padiglione della Fiera, non sufficiente a contenere il dolore. Una tragedia inaccettabile che perderà i suoi colori sfumando nell’oblio del tempo, come spesso accade in questa Italia provata da tante tragedie irrisolte.

Un grande, commosso e lunghissimo applauso ai vigili del fuoco in questa cerimonia speciale per il suo carico emotivo. Le parole del cardinal Bagnasco cercano un senso nella frase: “Genova non si arrende” ma lo smarrimento generale e delle famiglie distrutte silenziosamente ascolta, senza capire il perché sia toccato proprio a loro. Lacrime mute che non vedranno più chi amavano. Un dolore condiviso da tutti ma che non lenisce chi è stato colpito. Un dolore sconfinato per coloro che hanno perso la vita e per i dispersi, per i loro familiari, i feriti, i molti sfollati. Un tumulto di sentimenti che si uniscono agli irrisolti perché.

Caccia alle responsabilità, alla verità, alla giustizia sono altre parole che circolano copiose in questi giorni. Un’incuria disinteressata ha causato tutto questo. La prova certa di essere impotenti pedine nella morsa dell’indifferenza generale di una politica allo sbando che ora fa a gara per dimostrare la propria commozione e per gridare più forte che non si ripeterà più, senza crederci nemmeno loro.

Almeno qui, davanti a queste bare, nessuna distinzione, italiani accanto a francesi, cileni, albanesi e alle due bare musulmane, nessuna religione, nessuna differenza, soltanto fedeli e soltanto una ferita che unisce mentre una carezza sfiora il legno del proprio feretro. Uguali tutti, senza discriminazione alcuna perché il destino è stato lo stesso per tutti, la mattina di martedì 14, quando le auto e i camion su cui viaggiavano sono stati inghiottiti nel vuoto che si è spalancato, come fauci fameliche, sul quel ponte. Un salto nel vuoto che ha portato alla morte. Esistenze stroncate e ora tutte insieme qui, sotto gli occhi del mondo che trasmette le immagini, e sono tanti gli occhi dei presenti che si alzano per guardare lontano, verso quel suono delle sirene che dal porto sottolinea l’addio di una comunità raccolta nel giorno del lutto nazionale. Quelle vittime ora navigano lontane, senza tempo o spazio, lasciandosi alle spalle i perché sia toccato proprio a loro, e i tanti perché sia avvenuto in quel modo che verrà stabilito dagli uomini in terra. Forse!

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