Di quella volta che Filippo Bozzali scrisse una serie di racconti

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Esce sabato prossimo, in occasione della sua presentazione, il volume di Filippo Bozzali, Di quella volta che, un libro di, come recita la quarta di copertina, “Aneddoti, storie e racconti
liberamente tratti da aneddoti, storie e racconti liberamente tratti”. Abbiamo incontrato l’autore.

Filippo Bozzali ha lavorato per una vita nelle esattorie, quindi un lavoro razionale. Come fa a reinventarsi scrittore?
Più che scrittore, mi considero un… raccontatore. Ma i professionisti con la passione per la scrittura sono davvero tanti: Carlo Levi era un medico, ed ha lasciato un solco indelebile; Dostoevskij era un ingegnere ed ha fatto letteratura; Franz Kafka era un impiegato che ha concepito una “metamorfosi” sublime; Herman Melville era un bancario e scrisse un capolavoro assoluto: Moby Dick. Io, nel mio piccolo… speriamo che me la cavo.

Nella tua biografia dici di essere un appassionato della lingua siciliana e di Nino Martoglio. Quanto questa passione ha influito nella scelta di scrivere Di quella volta che?
Per la verità non tanto. La lingua siciliana e Martoglio fanno parte della mia vita, ma Di quella volta che è soprattutto un omaggio alla mia infanzia, alla sicilianità di luoghi e personaggi unici, ma non per questo esclusivi.

E quanto invece lo ha fatto il vivere in campagna, “ad un tiro di schioppo dai luoghi verghiani vizzinesi”?
Non lo so se vivere a ridosso dei luoghi verghiani abbia avuto un ruolo. Di sicuro, e da sempre, nella mia Licodia si respira un pathos particolare: molti personaggi verghiani sono licodiani: da compare Alfio Catalano, di Cavalleria Rusticana, a l’amante di Gramigna, a Jeli il pastore. Lo stesso Giovanni Verga trascorreva la villeggiatura nella licodianissima tenuta di “Tiepidi”

Di quella volta che è la tua opera prima?
Mi viene un po’ da ridere al pensiero di dare cronologia alle mie opere. È la mia prima opera e ne ho in cantiere un’altra, se uscirò indenne da questa prima esperienza.

Raccontaci com’è l’idea di fermare su carta le storie del tuo libro.
Questo è, forse, l’aspetto più serio e importante. È il mio concetto primordiale di “dare dignità” a personaggi e luoghi della mia infanzia. Personaggi e luoghi talmente pregnanti da decidere di fissarli su carta. Poco importa se le storie siano vere: i luoghi sicuramente sì, e i personaggi anche. 

Hai scelto, di comune accordo con gli editori, di non indicare in copertina il fatto che si tratti di episodi e personaggi legati a Licodia, il tuo paese natale. Come mai?
È vero. È stata una mia scelta. Lo scopo era quello di planare sulle emozioni. I miei personaggi hanno un nome, vero, ma sono universali: ogni paesino della Sicilia, del sud Italia, delle piccole comunità sparse per il mondo hanno personaggi simili a don Vincenzo, a ‘Gnaziu, a Matte’. Sono, questi, personaggi che riconciliano con le piccole cose che fanno della vita un’esperienza unica, universale ma unica.

Sono racconti che hai scritto in un unico momento o hai lavorato al libro nel corso del tempo?
Bella domanda. C’è un tempo per ogni cosa ed ogni cosa ha il tuo tempo. Alcuni aneddoti li ho scritti l’altro ieri, altri trent’anni fa, alcuni li avevo scritti prima di saper scrivere, altri ancora non so se saprò mai scriverli.

I fatti e personaggi che vi racconti, sono reali, c’è fantasia?
I personaggi sono reali, cambia qualche nome, qualche riferimento. Sono talmente reali che, se anche fossero inventati – e alcuni lo sono – non cambierebbe assolutamente nulla.

Che accoglienza pensi che avrà il libro tra i tuoi concittadini? Ci sarà qualcuno che vi si riconoscerà…
Alla fine, il mio è un pensiero di speranza. Spero che venga accolto con simpatia. Lo dico con il cuore, perché i personaggi, i luoghi e le vicende che ho narrato, sono accomunati tutti da un unico denominatore: il cuore. Amo, ho amato e amerò i personaggi e i luoghi che ho raccontato.

Stai già lavorando a qualcosa?
Per uno che si gode la pensione, lavorare è una parola troppo impegnativa. Sì, ho in mente qualcos’altro e, se dovessi usare un termine da “medicina legale”, direi che è in avanzato stato di… composizione.

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Di quella volta che sarà presentato sabato 29 settembre, alle ore 18:30, presso il Convento ex Badia di Licodia Eubea. Angela Argentino (Scrittrice) presenterà la raccolta di racconti di Filippo Bozzali “Di quella volta che”. Interverranno: Antonio Barone (Presidente ALBACAS) e Carlo Blangiforti (Operaincerta Editore). Le letture saranno a cura di: Angela Argentino, Giulia Di Gregorio, Carmen Sciorto, Filippo Bozzali. Momenti Musicali a cura di: mastro Filippo Giacchi, Nino Giaccotto e Giampaolo Bozzali

L’evento, organizzato dalle Associazioni ALBACAS e SEN, è patrocinato dal Comune di Licodia Eubea

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