Forum Cina-Africa

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Il 3 e il 4 settembre 2018 si è tenuto a Pechino il settimo incontro del Forum Cina–Africa, presieduto congiuntamente da Xi Jinping e dal sudafricano Cyril Ramaphosa, presenti anche il presidente dell’Unione Africana e presidente del Ruanda, Paul Kagame, e il vicesegretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres Al Forum hanno partecipato oltre alla Cina tutti paesi africani (tutti tranne uno che riconosce Taiwan). Il primo incontro si ebbe nel 2000 e si sono tenuti alternativamente in Cina e in un paese africano (Addis Abeba, Sharm el sheik, Joannesburg) L’iniziativa per la Cina fa parte del progetto One Belt One Road (la via della seta marittima).

Nel Forum, la Cina ha promesso aiuti in prestiti per 60 miliardi in tre anni che, almeno secondo le dichiarazione di Xi Jinping, non hanno scopi politici ma solo di “destino condiviso”. Si calcola che dal 2000 ad oggi, nell’ambito del progetto del Forum, la Cina abbia già stanziato 135 miliardi di dollari.

I 60 miliardi promessi si suddividono principalmente in 15 miliardi di prestiti senza interessi, 20 miliardi di finanziamenti agevolati, 10 miliardi di fondi speciali per lo sviluppo “Cina-Africa”, in fondi speciali da 5 miliardi per l’import dall’Africa. In più, le compagnie cinesi saranno incoraggiate a investire non meno di 10 miliardi nel triennio. Per i Paesi meno sviluppati, pesantemente indebitati, con relazioni diplomatiche con la Cina, Pechino ha offerto l’esenzione eccezionale dagli interessi sui debiti a partire da fine 2018. 

La Cina darà vita a un collegamento permanente di libero scambio, offrirà pieno supporto al raggiungimento della sicurezza alimentare entro il 2030 e allo stanziamento di 150 milioni di dollari in aiuti umanitari d’emergenza per i Paesi afflitti da calamità naturali. Pechino promuoverà poi la costruzione di infrastrutture nei settori di energia e traporti, avvierà 50 progetti per facilitare l’interscambio commerciale con i Paesi africani, altri 50 per lo sviluppo ecosostenibile e la protezione ambientale e ancora 50 dedicati all’assistenza e alla salute, svilupperà programmi di formazione dedicati alle generazioni più giovani e allo scambio culturale in particolare in campo medico.

Si consideri però che le somme stanziate non sono poi altissime. Di per sé una goccia nel grande mare dei bisogni della Africa, un continente che ormai ha una popolazione di circa un miliardo e 260 milioni di abitanti, popolazione quadruplicata in appena 50 anni e in una continua crescita che appare incontenibile. Facendo un po’ di conti spiccioli, 60 miliardi dollari per una popolazione di 1,250 milioni significa circa 16 dollari all’anno ad abitante Si tratta poi di prestiti sia pure agevolati e i paesi africani si troveranno quindi indebitati verso la Cina e quindi in qualche modo dipendenti da essa. Come rilevato dalle agenzie di ricerca internazionale, negli ultimi cinque anni il debito dei paesi africani è raddoppiato. Se nel complesso la Cina ha in mano il 14 per cento del debito africano, in Paesi come il Camerun si arriva al 70 per cento. Comunque i prestiti cinesi sono una alternativa a quelli dell’odiato FMI.

La Cina ha bisogno delle materie prime dell’Africa per il suo sviluppo e d’altra parte i paesi africani potranno essere in prospettiva un mercato di esportazione importante per l’economia cinese che attualmente vede le sue esportazioni in difficolta per i dazi imposti da Trump e che prima o dopo saranno imitati anche dall’Europa.

La Cina è diventata un partner commerciale sempre più importante per il continente. Se nel 2002 il valore del commercio bilaterale tra Cina e Africa ammontava a poco più di 10 miliardi di dollari, nel 2009 era salito a 90 miliardi superando quello gli Stati Uniti. Nel 2014 aveva raggiunte il picco di 220 miliardi di dollari ma, in seguito, si è avuto una diminuzione del valore dell’interscambio, in parte dovuta all’abbassamento dei prezzi delle materie prime africane e in parte al fatto che la Cina ha ora molti più partner commerciali al di fuori dell’Africa. Nel 2017 il valore totale del commercio si è attestato intorno ai 170 miliardi di dollari.

La Cina si è dimostrata negli anni anche un importante investitore nel continente, segno di un impegno a lungo termine. Il flusso da parte della Cina è stato in costante crescita a partire dai primi anni 2000, quando era di appena 75 milioni, man mano cresciuto attestandosi su circa 3 miliardi dal 2015. Comunque, anche se il flusso di investimenti degli USA e dell’Europa, sia pure diminuito, è molto più alto di quello cinese. Questi paesi hanno investito in Africa per un periodo ben più lungo della Cina. All’inizio i rapporti Cina-Africa erano praticamente diretti e pianificati da Pechino. In seguito però la Cina ha preso coscienza che le relazioni cosiddette ‘people-to-people’ fossero fondamentali alla buona riuscita dei suoi obiettivi. Questo rappresentò un primo importante momento di cambiamento. Pechino si rese conto che molto sfuggiva al suo controllo centrale e cambiò anche atteggiamento Non bisogna pensare che la totalità delle relazioni sino-africane siano gli eventi che ruotano attorno a Forum, ma essi sono certamente un indicatore di ciò che accade concretamente nelle relazioni tra Cina e Africa.

Nell’ambito sanitario il supporto cinese verso l’Africa si è intensificato negli ultimi anni, in particolare dall’epidemia di ebola che colpì l’Africa occidentale nel 2014 e che vide la Cina dispiegare medici e strutture sanitarie. Ampia l’assistenza anche in campo farmaceutico, con pianificazione e partecipazione a organizzazione e agenzie, per la prevenzione delle malattie.

La Cina ha contribuito allo sviluppo tecnologico in Africa con la creazione di reti di telecomunicazioni, così come con prodotti di largo consumo a basso costo, come i telefoni cellulari. Il contributo della Cina sta ora evolvendo ad includere lo sviluppo di software e servizi, dall’e-commerce all’intelligenza artificiale.

 

 

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