Dove sta andando il rugby ragusano?

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A un anno dalla nascita del Ragusa Rugby Union, figlio della fusione delle due società rugbistiche iblee, e alla vigilia dell’inizio ufficiale della nuova stagione agonistica, crediamo sia opportuno analizzare il momento che sta vivendo il rugby ragusano, alla luce di quanto accaduto nei 12 mesi precedenti e di quanto sta accadendo in quest’ultimo periodo. Andiamo per ordine.

LA FUSIONE
Dopo tanti anni durante i quali le due società, e i loro dirigenti, si erano guardati in cagnesco, sperare che fin dal primo giorno tutto filasse liscio e tutto andasse bene era pura illusione. Il momento in cui Padua e Audax si sono “corteggiati” e poi, la scorsa estate, si sono “giurate amore eterno”, è stato costellato da errori, malintesi, pugnalate, prepotenze. Un periodo di grande tensione, durante il quale, nella scelta dei nuovi dirigenti e dei collaboratori, una parte ha posto pesanti veti sulle scelte dell’altra che, pur di far attraccare la barca in porto, ha acconsentito ad adeguare le proprie proposte alle imposizioni dell’altra.
Alla fine si è giunti a un direttivo con una (finta) parità numerica che ha regalato la direzione della nuova società alla componente Audax in virtù del fatto che il terzo consigliere di provenienza Padua non si è mai realmente insediato e non è mai stato sostituito. Inoltre, alla fine della scorsa stagione, uno dei due consigliere ex Padua si è dimesso dall’incarico e sono stati fatti entrare in direttivo due nuovi consiglieri ex Audax, nonostante il voto contrario del presidente e dei due ex paduini.

LA GESTIONE SOCIETARIA
A dirigere la società, nei fatti, sono quindi stati, e sono ancor di più ora, gli uomini Audax, con le stesse modalità già utilizzate negli anni precedenti: accentramento del “potere” nelle mani di pochi e gestione verticistica. Una gestione molto differente da quella attuata dal Padua, caratterizzata dal coinvolgimento di tutte le componenti societarie nelle scelte grandi e piccole, e apertura permanente del direttivo a quanti avessero il desiderio di dare il proprio contributo.
La nuova gestione ha portato all’abbandono di diversi collaboratori, che non si sono sentiti coinvolti nel progetto e che, di conseguenza, hanno scelto di impegnare in altro modo il loro tempo libero. Oltretutto, contrariamente a ciò che si vuole fare apparire, nella nuova dirigenza c’è molto pressapochismo e approssimazione in tanti ambiti. Un esempio per tutti: sabato scorso si è tenuta a Ragusa la quinta edizione di “Placca l’omofobia”, la manifestazione che ha come scopo quello di portare all’attenzione dell’opinione pubblica il problema della discriminazione di genere e alla quale il Ragusa Rugby aderisce. Nel corso della manifestazione la formazione Senior avrebbe dovuto incontrare in amichevole i Briganti di Librino, almeno così era annunciato sui social. Invece l’incontro si è poi trasformato in un triangolare che doveva vedere la prestigiosa presenza dell’Amatori Catania che invece, all’ultimo momento e senza una spiegazione plausibile, è stata sostituita dal Vittoria. L’epilogo è stato che il Ragusa ha giocato con una mista Briganti-Vittoria, perché entrambe queste due squadre erano arrivate al campo con un numero di giocatori insufficiente.

LA STAGIONE 2017/2018
Dal punto di vista agonistico, la stagione che si è chiusa la scorsa primavera non è stata certo da incorniciare. Ai proclami di agosto («Ci sarà molto da lavorare e probabilmente è da presuntuosi dichiarare che puntiamo alla promozione in serie B ma quello è il reale obiettivo che ci poniamo. Sulla carta abbiamo un roster di qualità e di esperienza, guidato da un ottimo tecnico, tutti ingredienti che servono per fare un ottimo campionato. A maggio tireremo le somme») non hanno fatto seguito i fatti: le “somme” tirate a maggio hanno detto che la formazione Senior ha perso nettamente il treno per la B, chiudendo il campionato sì al secondo posto ma a 12 punti dalla capolista Partenope. Quanto alle giovanili, la Diciotto si è liquefatta non appena ha iniziato ad affrontare squadre appena più di spessore rispetto a quelle che aveva incontrato durante la fase regionale, mentre i ragazzini del minirugby hanno portato a termine una stagione incolore. L’unica formazione che si è distinta è stata l’Under16, che partecipava al campionato nazionale Élite e che ha “rischiato” di salvare la categoria. Se fosse stata guidata da un allenatore con un po’ più esperienza, probabilmente sarebbe riuscita in quell’impresa che a inizio campionato nessuno riteneva possibile.

LA GRANDE FUGA
L’esodo non si è limitato ai soli dirigenti e collaboratori. Protagonisti della “grande fuga” sono stati soprattutto i giocatori. Alle dichiarazioni agostane del Team Manager della società ragusana («L’abbondanza di uomini è sempre qualcosa di positivo per gli allenatori e quando la concorrenza per una maglia si fa spietata il livello della squadra di conseguenza si alza. Quest’anno chi vorrà giocare dovrà sudare e impegnarsi tanto per conquistarsi il posto tra i 22») sono seguite domeniche mattine impegnate a pregare gli infortunati e gli indisponibili perché si presentassero al campo o partecipassero alle trasferte per poter inserire Cameron Del Moro, in quanto straniero, tra i 22 da schierare, e spesso facendo giocare atleti che si erano allenati poco durante la settimana, ricorrendo a volte anche ai giocatori dell’Under18 per completare la formazione. Evidentemente la nuova società ha scelto dirigenti inadatti a gestire il “materiale umano” che aveva ricevuto in eredità da Audax e Padua.

LA NUOVA STAGIONE
Il campionato di serie C, un campionato che nasce già zoppo considerando che a giocarsi i due posti che daranno l’accesso alla fase Play Off Promozione ci saranno solo quattro squadre, prenderà il via ufficialmente domenica 14 ottobre e per i colori iblei le prospettive non sono rosee. I proclami sono gli stessi della stagione passata, ma le forze per centrarli sembrano ancora minori perché l’emorragia di tesserati è continuata anche in questi mesi e da quando sono ripresi gli allenamenti raramente il numero dei presenti ha superato le quindici unità.
Tra gli abbandoni estivi ce n’è uno che fa notizia: quello di capitan Peppe Iacono, bandiera del rugby ragusano, che ha deciso di appendere le scarpette bullonate al chiodo in aperta polemica con la società. «Alla guida del Ragusa Rugby c’è gente che di rugby sa poco o nulla e che non vuole condividerne la gestione con chi invece per anni ha rappresentato il rugby nella nostra città. Se quella passata si poteva considerare una stagione di transizione, da questa si sarebbe dovuto iniziare a lavorare per bene. Invece non è cambiato nulla, si è scelto di andare avanti alla stessa maniera, preferendo emarginare quanti avrebbero potuto e voluto dare il proprio contributo. L’attuale dirigenza non si rende conto che così facendo sta portando alla morte, una morte lenta, il nostro sport. A queste condizioni non ci sto».
Inoltre da qualche giorno una voce circola con sempre più insistenza, quella delle dimissioni del coach dei ragusani, German Pope Greco, uno degli allenatori più apprezzati a livello regionale e non solo.

LA COMUNICAZIONE
Da mesi non arrivano più notizie ufficiali riguardo a quello che accade in casa Ragusa Rugby. Il sito non si aggiorna dallo scorso giugno, sui giornali notizie non ce ne sono e le poche informazioni che si hanno, peraltro poco interessanti, si devono a qualche post sui social. Una società sportiva che non comunica le proprie attività può voler dire solo due cose: la comunicazione è affidata a personale incapace di gestirla oppure la società naviga in grosse difficoltà e allora il silenzio è funzionale al celare queste difficoltà. Qualunque sia la “vera” verità, non è certamente una bella verità.

LA VOCE DEL RAGUSA RUGBY
Prima di pubblicare l’articolo, abbiamo offerto il diritto di replica al presidente della società ragusana, Erman Dinatale. Abbiamo parlato con un dirigente che ha concordato con noi su alcuni punti, mentre, com’era prevedibile, su altri ha espresso il suo disappunto.
Uno dei temi di dissenso riguarda gli abbandoni. «Non so perché in tanti siano andati via. A me non hanno detto nulla, soprattutto il capitano, che in quanto tale non avrebbe dovuto abbandonare la nave. Posso dire che i compagni non hanno apprezzato la sua scelta».
Si è invece trincerato dietro un «è vero che ha inviato una lettera di dimissioni, ne prendiamo atto, ma stiamo ancora discutendo la cosa» a proposito della voce che circola da giorni riguardo le dimissioni del coach argentino.
Dissenso anche sulla questione “gestione societaria” e “fuga di collaboratori e giocatori”. «Se le persone vanno via vuol dire che a Ragusa non si può fare rugby. Che in questo ci sia anche una responsabilità della società è possibile ma se la dirigenza fa delle scelte non condivise da tutti, chi non le condivide non dovrebbe andare via ma restare e provare a cambiare le cose. Non mi pare che a qualcuno sia stato impedito di “lavorare”, sicuramente nessuno è mai venuto a lamentarsene.”
Più coincidente, invece, la sua analisi sulla scorsa stagione. «Per me è stata una stagione ricca di propositi. Tutti i ragazzi sono cresciuti. La Senior ha fatto un campionato lodevole, purtroppo abbiamo sbagliato le partite più importanti, che ci sono costate la promozione. Effettivamente la “non promozione” in B si può leggere come un fallimento, ma tanti mancavano di esperienza a questi livelli e al momento cruciale non si sono fatti trovare pronti. L’Under16 ha fatto un super campionato e probabilmente alcune scelte dell’allenatore, soprattutto nei cambi, sono state sbagliate. Ma io non voglio dare giudizi sui tecnici, anche se quello che è accaduto è sotto gli occhi di tutti. Poi entrano in gioco le scelte societarie: se si ha l’obiettivo di vincere il campionato si fanno sempre giocare i migliori; se invece il proposito è far crescere tutti, allora ci sta che non si riesca a salvare la categoria».
Infine la comunicazione. Qui il presidente è stato chiaro: «È vero, su questo aspetto siamo deficitari e ci dobbiamo attivare».

In conclusione, con la fusione tra Audax e Padua, le premesse per portare il rugby ragusano ad alti livelli c’erano tutte, ma la sensazione è che, per una certa miopia dirigenziale, si sia sprecata una grande occasione per farlo.

2 commenti

  1. In merito al suddetto articolo mi preme chiarire la mia posizione: le mie dimissioni dal consiglio NULLA hanno a che vedere con quanto scritto sull’articolo ma sono ESCLUSIVAMENTE dettate da necessità familiari e lavorative e concordate da tempo col Consiglio Direttivo che era a conoscenza già da alcuni mesi delle mie difficoltà personali, per il resto non posso fare altro che associarmi alle parole del Presidente e Amico Erman Di Natale che condivido in toto


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