Genova: si torna a casa!

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Gli emendamenti annunciati dal governo riguardanti il Decreto Genova per le coperture dei danni subiti dalle imprese sono pronti e saranno votati il prossimo lunedì, nel frattempo, oggi è la seconda giornata del rientro nella zona rossa per gli sfollati che per due ore possono mettere negli scatoloni i ricordi di una vita. 50 scatoloni per ogni nucleo familiare. Anche oggi, come ieri sono 24 le famiglie che potranno recuperare i propri beni, accompagnati dal Vigili del fuoco. Così questa mattina nelle oramai silenziose strade deserte, i palazzi disabitati da mesi, si sono rianimati e hanno rivisto gli abitanti brulicare tra le loro mura. Alcune finestre ancora aperte, qualche vaso sui balconi sono gli unici segnali della vita quotidiana che scorreva fino al fatidico giorno del crollo.

Il primo turno è iniziato alle 8.30, quando nei bar si ordina un caffè o un cappuccino, per queste persone costretti ad abbandonare velocemente la propria abitazione è stato il momento di riaprire la ferita della tragedia subita. Due ore complicate ed emotivamente difficili. Perdere la casa è smarrire i punti di riferimento di una vita. Dopo essere stati costretti a fare altre scelte e a mettere in discussione tutto, oggi, con il caschetto sulla testa, sono rientrati per recuperare gli oggetti a loro più cari, più importanti. Due ore per decidere, un lasso di tempo troppo breve per portare via tutto…Non sarà sufficiente, certo. Riaprire la propria casa e introdurre negli scatoloni anche le emozioni, non è cosa facile. Ma riavere un po’ dei propri ricordi, un po’ degli utensili personali che sono mancati nella nuova vita quotidiana, forse, restituisce un minimo di serenità.

Il commissario Bucci ha promesso che il nuovo ponte sarà pronto entro il 2019 e anche il Presidente della Regione Toti ha sottolineato che le famiglie degli sfollati avranno il tempo per recuperare i propri beni in questa prima fase di ricostruzione della loro vita. Politicamente, dunque, si guarda al futuro. In effetti, il caso Genova tiene alta la tensione delle Istituzioni anche nel resto del Paese, l’allarme sicurezza dei viadotti accompagna le polemiche della tragedia del Ponte Morandi, che non si placano. Come continuano ad arrivare le denunce sullo stato di decadimento mantenitivo degli altri collegamenti italiani. In che modo garantire allora la sicurezza autostradale? L’aumentato carico di esercizio rispetto all’epoca delle costruzioni, il naturale deterioramento strutturale destano preoccupazione, alcuni anche solo a guardarli. Non sono ancora crollati ma potrebbero farlo. Il calcestruzzo non è eterno, se poi si aggiunge la troppa poca manutenzione, troppa la frammentarietà sulle responsabilità, troppi pochi gli investimenti sulle infrastrutture, allora, non è sufficiente il dito puntato sulle verifiche strutturali da eseguire, ma nel frattempo dobbiamo tornare a carrozze e muli?  

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