Razzismo moderno

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Tutti concordiamo che non esiste più il razzismo implicito. Eppure, esiste un’altra forma di razzismo. Più discreta ma ugualmente profonda. Del resto, si sa che si predilige aver rapporti con chi è simile a noi e che si ha più difficoltà a interagire con chi è diverso. Queste dinamiche naturali, se poste in una certa maniera sono il movente che portano concretamente alla creazione di nuove forme neorazziste.  In questo periodo, giornali e politica sono veicoli di un discorso pubblico arreso all’odio. Un atteggiamento teso ad emarginare, a creare confini in base ad accuse costruite ad hoc. La sinistra stessa ha avuto il limite e il difetto di chinarsi a questo  sentimento di insicurezza, di mancanza di protezione che poi illusoriamente s’incanala nella “forza” da cui nasce il risentimento che fluisce dalla parte più fragile della popolazione. Ritenere i diversi, un problema, è il meccanismo che porta la società a diventare più o meno razzista. Pensiamo alle persone che si trovano globalizzate a casa loro. Si trovano un mondo diverso da affrontare ogni giorno, al mercato dove fanno la spesa, al parco dove portano i figli e i nipoti, nel banco a scuola o sull’autobus. A queste persone, va spiegato che il fenomeno immigrazione può essere governato ed è numericamente compatibile con il nostro mondo. Ma fintanto che non lo si dice, fintanto che non diventa integrazione reale, finché non diventa vissuto e non si insegna ad accettare che il cambiamento fa parte della vita, si continueranno ad avere pensieri di massa contro i diversi. Il razzismo quindi non è solo un elemento lontano, di un’altra epoca, che riguarda ebrei o schiavi di colore. È presente e può ripresentarsi. La politica tutta, destra e sinistra, è stata inventata per liberare le persone dai demoni delle paure non perché gli vengano messe dentro con frasi: “ Prima l’Italia o gli italiani” che giustificano poi la discriminazione.

Cosa c’è di più italiano della civiltà? Roma non è stata una metropoli cosmopolita dove gran parte della popolazione era composta da greci, anatolici, ebrei, armeni, egizi etc. un esempio classico di unione e responsabilità politiche che fanno parte del DNA dell’identità italiana. Se facciamo appello alla nostra identità perché non ricordare che all’epoca Roma era detta “Caput Mundi”, perciò normale che fosse una metropoli cosmopolita e perché dimenticarci di essere stati, in altri periodi, anche noi immigrati sparsi nel mondo?

Oggi, nella politica c’è una ferocia nell’uso di un linguaggio che non agevola il senso di solidarietà. E questa aggressività non nasce dalla storica identità italiana. Piuttosto è giustificata da un plusvalore politico ignorante, di forte rigidità mentale, incapace di convivenza con chi ha tradizioni o stili di vita diversi, che al ragionamento e al dialogo preferisce il dogma e lo scontro muscolare appoggiato su una matrice ideologica.  Il razzismo moderno, diventa, una politica che giustifica un atteggiamento mentale che si manifesta attraverso un’esplicita ostilità. Una politica convinta a tutti i costi della verità della propria concezione del mondo e sicura che la propria visione della realtà sia l’unica accettabile. Liberiamocene finché siamo in tempo!

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