Ritorno al passato, ritorno all’odio

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Nella società dell’immagine arriva anche una maglietta nera indossata, pochi giorni fa, durante la manifestazione di Predappio, paese natale di Benito Mussolini, per l’anniversario della marcia su Roma, dalla militante di Forza Nuova, Selene Ticchi D’Urso, e recante la scritta “Auschwitzland”. Un corteo di “nostalgici”, in cui una donna esibisce con orgoglio il più grande campo di sterminio del regime nazista paragonandolo ad un parco divertimenti.

Nostalgici di cosa? Del fascismo o di una fabbrica di morte efficientissima? Possiamo ironizzare su un “parco giochi” che ha prodotto oltre un milione di vittime, il 90% ebrei?

Ma tra quelle mura finirono anche polacchi, russi, rom, sinti, omosessuali e testimoni di Geova. I diversi, per dirla in breve, le minoranze che da sempre vengono discriminate e su cui ancora oggi, riversiamo espressioni che mirano a diffondere, fomentare, promuovere o giustificare l’odio razziale, la xenofobia, l’antisemitismo o altre forme di intolleranza e ostilità nei loro confronti. E tra una maglietta e l’altra, tra un post sui social, e una visitina alla tomba di Mussolini, le persone sfogano e rendono reali i comportamenti discriminatori. Poco importa, che la militante sia stata sospesa a tempo indeterminato da Forza Nuova, si è diffusa la notizia e quello che è peggio al corteo erano in parecchi che sfilando hanno osannato al “Camerata Mussolini, presente!”, “Duce duce”, “Boia chi molla” e cantato contro i partigiani mentre nei negozi di souvenir e bar si fanno affari. Si, perché la nostalgia del Duce produce reddito, nonostante la legge Scelba punisca chiunque faccia propaganda o esalti pubblicamente esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, o le sue finalità antidemocratiche. Nonostante ciò sono ancora numerosi coloro che fanaticamente sono incapaci di confronto tra le proprie idee e l’inconfutabile realtà storica. Sembrerebbe che la forza e la prepotenza affascinano. Si direbbe che gli italiani vorrebbero di nuovo un potere forte e non democratico a giudicare dalla propaganda e dall’aumento dei voti a favore di quei partiti di estrema destra. Si avverte il vento di un ritorno in auge delle ideologie totalitarie. Si sente il vento dell’influenza populista e fascistoide sempre più presente nelle idee e nel sociale.

Segnali che non vanno presi alla leggera. E noi che difendiamo a ragion veduta il pensiero liberale e moderato non possiamo che sostenere la lotta contro qualsiasi discorso o atteggiamento di odio promuovendo le parole di Andrea Camilleri ospite a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio su Rai1 che ha commentato la proposta al Senato per la Commissione anti-odio da parte dalla senatrice Liliana Segre: “In questo momento è una fortuna essere ciechi… non vedere certe facce che seminano odio. Le parole della Senatrice Segre sono tutte da sottoscrivere. Stiamo perdendo la misura, il peso della parola: le parole sono pietre, possono trasformarsi in pallottole. Bisogna pesare ogni parola che si dice e far cessare questo vento dell’odio, che è veramente atroce. Ma perché l’altro è diverso da me? L’altro non è altro che me stesso allo specchio“.

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