Le tragedie si ripetono

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Vittime del maltempo in Sicilia, Veneto in ginocchio. Allerta clima, indifferenza, minimizzazioni, profitto e abusivismo, come coniugare questi fattori che fanno diventare sempre più frequenti le tragedie in Italia?

Questo è quello che è accaduto nelle ultime settimane, ovvero altre stragi, da nord a sud. Dopo giorni e giorni di piogge torrenziali, venti fortissimi e di trombe d’aria, malgrado l’allerta meteo della protezione civile, il vento abbatte alberi che si schiantano su macchine e case, frane smosse dalle abbondanti piogge ostruiscono strade con terra e fango e poi l’acqua esonda e travolge foreste di abeti rossi, percorsi, viadotti, paesi, villette puntando l’attenzione sulla pericolosità di abitazioni abusive costruite su terreni ad alto rischio idrogeologici.

Il rischio  sta diventando esponenziale ma, non è possibile mettere in sicurezza il nostro territorio? L’attuale scenario ci propone eventi critici che sono destinati a causare effetti devastanti su tutto il territorio se la politica non s’impegna prioritariamente a trovare investimenti e attuare prevenzione a lungo termine che eviteranno il calcolo di morti e danni.  Ci sono realtà del nostro passato con le quali è necessario fare i conti, la cementificazione, corsi d’acqua canalizzati e tombati che attraversano le città, aggiunti ai cambiamenti climatici che mettono a repentaglio le tante bellezze naturali, paesaggistiche e le vite umane. Tragedie e sciagure che sono, spesso, le conseguenze di mancata manutenzione, poca attenzione e incapacità di programmare interventi di messa in sicurezza, tutela e conservazione del territorio che seguano un ordine e una priorità.

Siamo bravi invece a scaricare la colpa, e abbiamo politici, come Salvini che dopo il “ Ditemi i nomi dei responsabili”, non perdono occasione per sfruttare la tragedia e affermare che l’Europa non deve “rompere le scatole”, perchè servono denari avanzando con la solita prepotenza verbale una richiesta di maggior flessibilità. “Non parlo solo di solidarietà e della vicinanza, parlo di soldi, penso di dover dire, come governo, che 250milioni di euro sono già pronti per tutte le comunità colpite da nord a sud. Continueremo a cercare altri fondi, un calcolo fatto a spanne ci dice che al territorio nazionale occorrono 40miliardi di euro. Mi impegno a nome degli italiani a fare in modo di trovare questi soldi con la certezza di scrivere una letterina anche all’Europa”.

Forse non abbiamo bisogno di paroloni, ma di attività ricognitiva fatta con buonsenso e non solo con magniloquenti slogan che annunciano grandi e improbabili opere strategiche in Italia. Ci sono fenomeni climatici nuovi che il nostro Paese non era abituato a fronteggiare e cosa ancor peggiore risulta totalmente impreparato a controllarne le conseguenze.  Nonostante una situazione critica dove i comuni sono in grande difficoltà (non hanno più risorse, alcuni con dissesti finanziari), domandiamoci quali sono i costi da affrontare per abbattere una casa o una villetta abusiva.  Il costo dell’impresa di demolizione, lo sgombero dei materiali e detriti, l’intervento della polizia municipale per la chiusura delle strade, sarebbero più o meno della riparazione, ricostruzione e dei disagi provocati dalla furia distruttiva della natura?

Non è più un’emergenza il ripetersi di queste tragedie con vittime, dispersi e danni sfruttate come grimaldello propagandistico, sarebbe il caso di apportare soluzioni come l’abbattimento di case pericolose a prescindere dal cambiamento climatico.  Troppe volte l’indifferenza politica ha permesso di costruire dove non si doveva costruire e con materiale scadente per sottostare alla logica del maggiore profitto con i minori costi nella realizzazione di un edificio. Problema che investe maggiormente il sud d’Italia dove l’edilizia selvaggia testimonia evidenti realtà collusive, come  altrettanto evidente l’impopolarità di un’azione demolitiva con conseguente perdita di voti elettorali.  Ci vorrebbe il recupero di quel valore chiamato “coraggio”. Coraggio di tutelare il bene comune, la casa, le strade, i ponti e la vita dei cittadini, magari spostando l’attenzione dalla paura dei diversi per focalizzare le nostre energie al contrasto dell’illegalità dell’abusivismo e per la salvaguardia generale perché non si evitano tragedie se prima di diramare dispacci d’agenzia che annunciano fenomeni meteorologici intensi non si attuano misure concrete per imporre una programmazione organica di messa in sicurezza complessiva. Forse sarebbe il caso di riflettere e di agire, qui e ora!

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